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La corsa dei tori a Pamplona: guida all’encierro di San Firmin

La corsa dei tori a Pamplona: guida all’encierro di San Firmin

E’ davvero strana: la festa di San Fermin a Pamplona, nel nord della Spagna, unisce il culto di un santo dalla vita assai breve, uno spavaldo scrittore americano in cerca di adrenalina e sei tori che corrono lungo una strada acciottolata. Come ricetta non se può pensare di più strampalata: eppure è una delle feste popolari più famose al mondo. E anche questo è curioso visto che la corsa dei tori di Pamplona è universalmente nota mentre il centinaio di altre città spagnole che organizzano eventi simili per celebrare i propri santi non le conosce nessuno. Il motivo? Lo abbiamo detto sopra: tutto si deve al fatto che Ernest Hemingway è arrivato qui nel 1925. Il romanzo che racconta quel viaggio, il notissimo Fiesta, ha reso celebre la corsa dei tori a Pamplona. E proiettato il nome di Hemingway nell’empireo degli scrittori.

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La corsa dei tori a Pamplona: un libro e un rito antichissimo

Naturalmente, il libro non è certo una guida turistica sulla celebrazione di San Firmino ma racconta la vaga ricerca della felicità da parte di un gruppo di persone un po’ confuse ma, sullo sfondo, appare ciò che rende la fiesta qualcosa di speciale: bere vino all’alba, stare svegli tutta la notte, ballare con sconosciuti dopo una corrida. Per i giovani stranieri con un po’di soldi degli anni ’20 era irresistibile. Il buffo è che lo è ancora oggi per molti altri.

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Eppure, tranne che per la corsa dei tori, Hemingway non riconoscerebbe la festa oggi (ma questo vale anche per la sua Parigi, Key West o l’Havana). Si, perché la sonnacchiosa cittadina di Pamplona, quella che era un paesotto contadino di 30.000 persone è diventata una città industriale di 200.000 abitanti, sede di una fabbrica Volkswagen e di due università. In più, grazie alla sua posizione a poca distanza dalla Francia, attira molta gente.

L’insediamento fu fondato dagli antichi baschi già molti secoli prima di Cristo: la chiamavano “Iruna“, che significa “la città”. E ancora oggi i loro discendenti la chiamano così. Nel 75 a.c. i romani stabilirono un loro accampamento sfruttando la sua posizione strategica che poi la fece diventare la capitale del Regno di Navarra e il risultato fu che Pamplona, nel medioevo, fiorì grazie al traffico commerciale e soprattutto grazie al transito dei pellegrini cristiani impegnati nel cammino diretto a Santiago de Compostela; le poderose chiese gotiche di San Saturnino e San Nicola sono ancora piene di tesori mentre gran parte delle delle fortificazioni della vecchia città rimangono in piedi, rendendo le mura imponenti di Pamplona tra le meglio conservate in Spagna.

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La corsa dei tori a Pamplona: una città invasa di gente

Ma è la corsa dei tori a Pamplona che attira  la vera folla che ogni anno arriva tra il 6 e il 14 luglio. In nove giorni la città è invasa da un milione e mezzo di persone che finiscono per confluire nel centro storico della città, un’area tutto sommato minuscola. La maggior parte si ferma per uno o due giorni solamente ma il flusso è incessante. E’ qualcosa di travolgente che cambia le regole del vivere: la città mette a disposizione squadre di emergenza medica in allerta 24 ore su 24, migliaia di volontari per pulire le strade da tonnellate di spazzatura, pattuglie di polizia ovunque e bagni temporanei. Molti dei residenti, se possono, fanno i bagagli e se ne vanno.
Tuttavia, ce ne sono molti di più che rimangono, e non perché sono costretti. Adorano la loro festa e la vivono con tutto il loro cuore nonostante il caos. Chi arriva da fuori pensa che la festa sia bere smodatamente e stare svegli all’infinito. Per la gente di Pamplona, invece, è una occasione profonda di vivere e celebrare una tradizione e un modo di essere. E la festa è nel cuore delle persone.

La corsa dei tori a Pamplona

La corsa dei tori a Pamplona: il santo patrono

L’origine della festa è un mix di due eventi medievali. Da un lato, c’era una grande festa del bestiame che, come evento collaterale, veniva celebrata con una serie di corride già nel nel 14° secolo anche se la tauromachia come la conosciamo, più o meno oggi, è documentata per la prima volta solo nel 17° secolo. Insieme a questo, c’è il culto di San Fermin, il primo vescovo cattolico della città, che fu decapitato durante un viaggio in Francia, e quindi considerato un martire per la Chiesa cattolica. Le cerimonie religiose in onore del santo si svolgevano in origine il 10 ottobre. Ma nel 1591 si decise di spostarle al 7 luglio, per farle coincidere con la fiera del bestiame. E anche perché la gente nel frattempo si era stanca di pregare infreddolita per il tipico maltempo autunnale.

La corsa dei tori a Pamplona

La festa di San Firmino, quella che molti conoscono solo per la corsa dei tori,  inizia con il Chupinazo, l’evento che si svolge il 6 luglio esattamente a mezzogiorno. Consiste in un breve discorso pronunciato dal sindaco o da un suo rappresentante – o da una celebrità locale – che termina con la frase: “Pamplonesas. Viva San Fermín. Gora San Fermin” dopo la quale viene sparato un razzo. La piazza del municipio è piena di gente con le bandane rosse legate al collo già un paio d’ore prima dell’evento, e per la maggior parte delle persone, questo è l’ultimo momento di sobrietà per i prossimi sette giorni. Quindi partono canti e musiche mentre esplodono i razzi. Finirà tutto in lacrime – 204 ore dopo, per essere precisi, a mezzanotte del 14 luglio – quando molte delle stesse persone si incontreranno di nuovo nello stesso luogo per la cerimonia di chiusura, il “Pobre de mi.” Scioglieranno le loro bandane rosse e canteranno lugubremente, “Povero me, povero me, la festa è giunta al termine …”

La corsa dei tori a Pamplona

La corsa dei tori a Pamplona: pronti all’encierro

Ma arriviamo alla vera corsa dei tori a Pamplona. Per segnare in percorso ed evitare che i tori si disperdano alle 7 di ogni mattina della corsa squadre di addetti alzano le barriere di legno lungo il sentiero dell’encierro: si tratta di una barriera di più di 3.000 pezzi, tra assi e pali,  che in parte viene poi smontate e rimontata il giorno dopo. Poco dopo i corridori si preparano: il loro numero oscilla tra dai tremila in su ogni giorno. E si tratta di persone di ogni età. Prima di correre ognuno recita la tradizionale preghiera a San Fermin invocando la sua protezione e poi ci si va a posizionare in vari punti lungo il tratto di strada, dal recinto fino alla Plaza de Toros, dove gli animali verranno poi fatti uscire. Migliaia di curiosi si aggrappano alle barriere mentre ogni finestra e balcone che si affaccia sulla strada è piena di spettatori, molti dei quali hanno pagato profumatamente per avere quella vista privilegiata.

La corsa dei tori a Pamplona

La corsa dei tori a Pamplona: 825 metri di adrenalina

Alle 8 lo scoppio di un razzo segnala che i sei tori sono usciti dal recinto e stanno arrivando. I tori coprono la distanza di 825 metri in circa tre o quattro minuti e ci sono punti in cui gli animali corrono davvero veloci ma ci sono casi in cui i tori si fermano o restano indietro. E allora aumenta il tempo e anche il pericolo. I corridori devono scegliere attentamente quale sezione di strada vogliono correre perché in genere li potranno affiancare e vedere da vicino per pochi metri. Chi guarda da fuori invece sappia che è tutto velocissimo: i tori si vedono per poco più di tre o quattro secondi.

La corsa dei tori a Pamplona
Ovviamente la corsa dei tori a Pamplona è molto pericolosa: negli ultimi decenni ci sono stati una quindicina di morti e un numero enorme di feriti: pare che il record negativo sia del 2007 quando in un solo giorno si ebbero oltre 100 feriti più o meno gravi. Infine alle 18.30 gli stessi tori vengono avviati alla plaza de toros per la corrida. E’ uno spettacolo che molti criticano e vorrebbero proibire ma per la gente del posto è invece una tradizione molto amata: normalmente, tutti i biglietti per questi eventi, che si svolgono dal 7 al 14, sono esauriti con mesi di anticipo.

La corsa dei tori a Pamplona

La corsa dei tori a Pamplona: i consigli utili

E infine ecco le regole per chi volesse correre l’encierro stilate dagli esperti. Ne manca una sola: pensateci bene. E riflettere se ve la sentite e siete in grado di affrontarlo.
Per prima cosa non cercate di toccare i tori: correreste il rischio di attirare la loro attenzione. E reagiscono a cornate. Se cadete, non cercate di alzarvi ma proteggete la testa restando in posizione fetale fino al passaggio dei tori. Ricordate che un toro corre più veloce di voi: in più lui ha quattro zampe e pesa mezza tonnellata. Altra cosa importante: un toro da solo, isolato, è più pericoloso di quando è in gruppo. Infine attenzione alla curva di Mercaderes: meglio affrontarla dal lato interno, poiché i tori spesso colpiscono o cadono verso l’esterno e potrebbero schiacciarvi contro le barriere. E ultimissima: non correte mai se avete bevuto. E’ pericoloso farlo da soli su una strada vuota: figuratevi con un toro che vi insegue.

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Giornalista professionista scrive di cronaca, sport invernali e società per Il Giornale, Sci, Stile e Quattroruote. Dopo Tuttoturismo, Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Repubblica Viaggi e Corriere.it, oggi viaggia fra la Brianza, Parma e le alpi e scrive anche per il web col portale Il Turista. Ha seguito dieci anni la Coppa del Mondo di sci alpino per Infront Italy e Sky Sport, poi lo scialpinismo per Ismf, la Federsci internazionale. Fra i suoi punti d’orgoglio dieci nipoti, due ascese al Monte Bianco e la prima maratona di Milano, chiusa fieramente all’ultimo posto.

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