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	<title>Saurano Archivi - Travelfar</title>
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	<title>Saurano Archivi - Travelfar</title>
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		<title>La cucina della Carnia: i sapori e la gastronomia del Friuli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2018 11:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari: Italia - Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le metafore, di solito, non si mangiano. Ma talvolta accade che un&#8217;immagine, un simbolo, finiscano per avere più sapore di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le metafore, di solito, non si mangiano. Ma talvolta accade che <strong>un&#8217;immagine</strong>, un simbolo, finiscano per avere <strong>più sapore di cento assaggi</strong>. E si sente anche il profumo. «Pensiamo al germoglio del <strong>rafano</strong>: è legnoso perché la nostra terra è dura, gelata, vagamente ostile e quindi fatica per farsi strada, per sbocciare. Ecco, esattamente come il germoglio è <strong>la gente del Friuli</strong>: dura per resistere, per affrontare questa terra. Ma quando si apre, quando la scopri, è speciale». <strong>Emanuele Scarello</strong>, chef “stellato” del ristorante “<strong>Agli amici</strong>” di Godia, alle porte di <strong>Udine</strong>, sembra che parli di una pianta ma finisce per raccontare un popolo &#8211; il proprio – insieme alla <strong>cucina della Carnia</strong>. E alla fine viene proprio voglia di lasciare perdere le ricette, mettersi in ginocchio a cercare quel testardo filo di <strong>cren</strong> che sbuca dalla terra. Per assaggiare in un morso l&#8217;<strong>anima del Friuli</strong>.<br />
«Oltre all’immagine della pianticella occorre poi tenere conto della storia e della geografia: <strong>Tarvisio è a solo 700 metri d‘altezza</strong>, è il passo più comodo di tutte le <strong>Alpi</strong>, una sorta di transito obbligato attraverso cui entrare in Italia. E questo spiega perché siano passati tutti da qui».</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-vigneti-e-campagna.jpg" rel="lightbox[8536]"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8585" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-vigneti-e-campagna-1024x498.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="498" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-vigneti-e-campagna-1024x498.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-vigneti-e-campagna-300x146.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-vigneti-e-campagna-768x373.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-vigneti-e-campagna.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2 style="text-align: justify;">La cucina della Carnia: invasioni nel piatto</h2>
<p style="text-align: justify;">Il risultato sono stati <strong>secoli di invasioni e scorrerie di barbari</strong>, vite già magre di fatica nelle valli rese ancora più misere dalle razzie di quei popoli in fuga. Tanto che alla fine ci si ritrova a pensare che il destino del germoglio testardo non sia poi il peggiore possibile.<br />
«Siamo da sempre una terra di confine, è impossibile dimenticarlo. E questo si dimostra nella cucina della Carnia», aggiungono nelle <strong>osterie di Udine</strong>. «Questo resistere in una zona di passaggio ha condizionato le nostre vite ma ci ha dato anche la possibilità di arricchire i sapori: perché ciascuno, passando, ha lasciato qualcosa».</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-Basilicadi-Aquileia.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8576" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-Basilicadi-Aquileia-1024x627.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="627" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-Basilicadi-Aquileia-1024x627.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-Basilicadi-Aquileia-300x184.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-Basilicadi-Aquileia-768x471.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-Basilicadi-Aquileia.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un lascito certamente scomodo all’inizio ma che, col tempo, si è golosamente stratificato nelle <strong>ricette della cucina</strong> della Carnia. <strong>Unni, Longobardi, Bizantini</strong>: la lista dei popoli che hanno calpestato queste zolle è quasi infinita. E qualcuno la terra l&#8217;avrebbe anche importata: dice la leggenda infatti che il <strong>colle al centro di Udine</strong>, dove ora sorge il castello, sarebbe stato «costruito» dai <strong>soldati di Attila</strong> trasportando la terra con i loro elmi per permettere al “<strong>flagello di Dio</strong>” di mettersi comodo ad ammirare, in lontananza, la <strong>città di Aquileia</strong> che bruciava. E mai palco fu più crudele.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La cucina della Carnia: i sapori delle valli</h3>
<p style="text-align: justify;">Una leggenda, certo. Ma è invece storia il fatto che poi <strong>Udine</strong>, e il suo colle d’importazione, hanno sopportato <strong>tre secoli di Repubblica veneta</strong>, un assaggio di <strong>Napoleone</strong> e quindi <strong>l&#8217;impero asburgico</strong> prima della carneficina della <strong>Grande Guerra</strong>. E non c&#8217;è da stupirsi se in mezzo a tutto qual confuso viavai ci fu chi pensò bene di infilarsi delle scarpe robuste, mettersi in spalla una bisaccia  e partire. Mettendo così in marcia il mai tramontato mito dei <strong>crâmars</strong> e regalando nuovi sapori  alla gente e alla cucina della Carnia.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-panorami-intorno-a-Sauris.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8577" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-panorami-intorno-a-Sauris-1024x540.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="540" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-panorami-intorno-a-Sauris-1024x540.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-panorami-intorno-a-Sauris-300x158.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-panorami-intorno-a-Sauris-768x405.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-panorami-intorno-a-Sauris.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“Per secoli gli uomini delle valli hanno raccolto le <strong>erbe spontanee, le spezi</strong>e e le hanno esportate all&#8217;estero salendo sino in <strong>Germania</strong>, in <strong>Austria</strong>, in <strong>Polonia</strong>. Venivano appunto chiamati dal tedesco <strong>crâmars</strong> e commerciavano anche stoffe, piccoli oggetti. Dopo mesi di vagare riportavano i soldi guadagnati e le memorie dei piatti incontrati nel loro pellegrinare attraverso i paesi lontani”.<br />
Quei <strong>mercanti ambulanti</strong> ora, è ovvio, non esistono più: ma anche la loro eredità, come quella dei barbari, resta nella cucina della Carnia. E assaggiando i cjarsòns, che sono ben più complessi del nostro germoglio iniziale, si capisce ancora meglio di cosa si stia parlando.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La cucina della Carnia: quegli speciali agnolotti</h4>
<p style="text-align: justify;">“I <strong>cjarsòns</strong> sono dei particolari<strong> agnolotti tipici della zona</strong> e questa è l&#8217;unica cosa certa. Chè il resto, la ricetta del ripieno, della stessa pasta, sono diverse da valle a valle, da paese a paese. Persino da casa a casa”, spiegano gli chef citando l’opera di <strong>Gianni Cosetti</strong>, uno chef che la sua terra l’ha amata e cucinata. E ne ha raccolto in tanti volumi i sapori. Scrivendo e cucinando questo “cuoco di Carnia”, esaltato tra gli altri dal grande <strong>Veronelli</strong>, ha anche scoperto che le varianti di questi agnolotti sono appunto infinite anche perché spesso la scelta del ripieno non nasceva dal filosofie di cucina. Ma dal caso.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-cjarsons.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8578" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-cjarsons-1024x582.jpg" alt="La cucina della Carnia" width="1024" height="582" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-cjarsons-1024x582.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-cjarsons-300x171.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-cjarsons-768x437.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-i-cjarsons.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“Le donne preparando il ripieno usavano <strong>quelle spezie</strong> e quelle erbe che erano rimaste sul fondo della gerla usata dal <strong>marito crâmars</strong>”, si sente ancora oggi raccontare. “E quando Cosetti lanciò un concorso tra le massaie per raccogliere la ricetta ne ricevette quaranta. Una diversa dall&#8217;altra.  Una leggenda pure questa? Assolutamente no. Ma d&#8217;altra parte in una terra che &#8211; lo sancì il Touring all’inizio del ‘900 &#8211; si trovano oltre <strong>90 tipi di erbe officinali</strong> e che nello stesso tempo ospita forse altrettante varietà di sbilf &#8211; i dispettosi <strong>folletti dei boschi</strong> &#8211; molte cose possono accadere. Anche che qualcuno si stupisca di fronte alla vostra incredulità di forestiero nei confronti dei bizzarri abitanti degli alberi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La cucina della Carnia: il tedesco antico e il prosciutto</h4>
<p style="text-align: justify;">“Si tratta di leggende che resistono in un territorio dove ancora si conservano molte tradizioni – ammettono gli <strong>abitanti di Sauris</strong>, un paese incantato a <strong>milleduecento metri d’altezza</strong> dove si produce un delizioso <strong>prosciutto affumicato</strong>, dove la gente parla ancora il <strong>saurano</strong> &#8211; un <strong> tedesco arcaico simile ai dialetti carinziani</strong> e tirolesi del tredicesimo secolo &#8211; e dove, ogni anno, per il carnevale le maschere di legno del bene e del male, <strong>Rolar e Kheirar,</strong> si danno battaglia. A colpi di scopa e di musica.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il nostro paese è stato, di fatto, <strong>isolato sino al 1930</strong> quando è stata costruita la strada. Ecco perché ha conservato questi usi così particolari”. Come quello strano prosciutto, appunto, che mantiene l’<strong>affumicatura a fuoco di di faggio</strong>,  della tradizione tedesca, mescolandola alla cultura del prosciutto trattato con il sale. Come accade nella non troppo lontana <strong>San Daniele</strong>.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-le-maschere-di-Sauris.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8579" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-le-maschere-di-Sauris-1024x477.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="477" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-le-maschere-di-Sauris-1024x477.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-le-maschere-di-Sauris-300x140.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-le-maschere-di-Sauris-768x358.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-le-maschere-di-Sauris.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il sole precipita rosseggiando dietro il <strong>Col Gentile</strong> e il <strong>monte Bivera</strong>, bevendo un bicchiere della locale <strong>birra Zahne</strong> &#8211; in saurano non è poi altro che il nome di Sauris – ci si ritrova facilmente a pensare che l’isolamento non è poi un gran problema. E che in questo posto i folletti devono sentirsi davvero a proprio agio.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La cucina della Carnia: figlia di tempi duri</h4>
<p style="text-align: justify;">“Oggi possiamo dire così: ma un tempo invece la vita qui era molto dura. Da <strong>Sauris</strong> si emigrava in cerca di lavoro mentre chi restava, per mangiare, si arrangiava con quello che si aveva intorno: il <strong>maiale del cortile, le uova del pollaio, il latte, le patate</strong>”. Una spesa povera – veramente “a chilometri zero” &#8211; che è alla base della cucina della Carnia che ha sempre proposto piatti robusti per gente che doveva lavorare e sostenersi. E che non sapeva neppure cosa fosse lo spreco.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-tradizione-del-formaggio.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8580" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-tradizione-del-formaggio-1024x521.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="521" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-tradizione-del-formaggio-1024x521.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-tradizione-del-formaggio-300x153.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-tradizione-del-formaggio-768x391.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-tradizione-del-formaggio.jpg 1054w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“L’esempio più classico è il <strong>formadi frant</strong>”, spiegano alla <strong>latteria di Enemonzo</strong>. &#8211; Si produceva tradizionalmente con scarti di altri formaggi imperfetti: c’erano i resti e i pezzi di forme “difettose” che non si potevano stagionare. Il tutto sminuzzato &#8211; appunto “franto” &#8211; si univa con panna e pepe e si dava vita ad una nuova forma”. Un riciclo estremo che oggi prosegue anche se, è ovvio, non sono più gli scarti la materia prima visto che ora si miscelano prelibate forme del <strong>classico formaggio “latteria” locale</strong>. Uno dei vanti della cucina della Carnia che da sempre ha sempre amato il matrimonio tra il <strong>formaggio e la polenta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“E questo è un dettaglio da sottolineare: in questa zona <strong>non c’era la tradizione del pane</strong> che appunto veniva sostituito dalla polenta. Nello stesso modo alla pasta si preferiva l’orzo, i cereali”, prosegue <strong>Emanuele Scarello</strong>. Che poi ricorda come il vero simbolo della cultura globale fosse poi quello, spesso, ingiustamente vituperato: il maiale.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-cucina-sostanziosa.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8581" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-cucina-sostanziosa-1024x597.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="597" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-cucina-sostanziosa-1024x597.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-cucina-sostanziosa-300x175.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-cucina-sostanziosa-768x448.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-la-cucina-sostanziosa.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;">La cucina della Carnia: il mito del maiale</h4>
<p style="text-align: justify;">“Dall’animale, come consuetudine, non si buttava nulla. Ma in più in questa parte del<strong> Friuli</strong> si preparava un prodotto particolare che è un salume ma anche una sorta di conserva.<strong> Il pestât</strong> è così un salume composto da <strong>lardo fresco macinato</strong> con verdure in piccolissimi pezzi insieme a salvia, rosmarino, aglio e che viene brevemente stagionato. In fondo, una volta, questo era l’unico modo per conservare le verdure fuori stagione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile aggiungere altro: che qui in questa zona di colline dove oggi <strong>le cicogne,</strong> per nulla impaurite, si sono ricavate dei luminosi bilocali sui pali della luce come in un libro di favole il maiale &#8211; anzi <strong>il “purcit</strong>” &#8211; era una sorta di piccolo nume molto laico e saporito. Vera ricchezza in una terra dove &#8211; rape e patate insegnano &#8211; altrimenti si doveva fare i conti con la <strong>quotidiana difficoltà del vivere</strong>. Quella che i crâmars conoscevano così bene.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-e-le-osterie-di-Udine.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8584" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-e-le-osterie-di-Udine-1024x798.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="798" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-e-le-osterie-di-Udine-1024x798.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-e-le-osterie-di-Udine-300x234.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-e-le-osterie-di-Udine-768x598.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-e-le-osterie-di-Udine.jpg 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E siamo ancora qui, ai <strong>grandi commercianti girovaghi</strong>. Ma in fondo è anche questa la forza di una terra dove le tradizioni, e i miti, resistono e non si piegano, dove la gente ama ancora andare nelle <strong>trattorie col fogolar</strong> – il grande camino intorno a cui un tempo viveva l&#8217;intera casa – a assaporare orzo e fagioli, musetto con la brovada e a raccontarsi, rigorosamente in dialetto – anzi in lingua: che <strong>il furlan</strong> è riconosciuto anche dallo Stato come <strong>lingua minoritaria</strong> – il piacere dello stare insieme. Che al momento dell&#8217;aperitivo,- scusate: del <strong>tajut</strong> – diventa rituale. E ben prima che sbarcassero happy hour e tapas arrivassero a colonizzare i banconi,  qui la gente si è sempre trovata per un bicchiere e una fetta di <strong>pane col Montasio</strong> o col prosciutto. Il bello è che si faceva un tempo. E si fa ancora.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-Piazza-della-Libertà-a-Udine.jpg" rel="lightbox[8536]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8582" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-Piazza-della-Libertà-a-Udine-1024x629.jpg" alt="La cucina della Carnia:" width="1024" height="629" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-Piazza-della-Libertà-a-Udine-1024x629.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-Piazza-della-Libertà-a-Udine-300x184.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-Piazza-della-Libertà-a-Udine-768x472.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/La-cucina-della-Carnia-Piazza-della-Libertà-a-Udine.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;">La cucina della Carnia: un bicchiere al tramonto</h4>
<p style="text-align: justify;">Così, dopo avere percorso le <strong>valli arcigne della Carnia</strong> o seguito i canali intrecciati del <strong>Tagliamento</strong> che incide la pianura è ovvio trovarsi per un <strong>tajut nel centro di Udine</strong>. I palazzi con i loro stili miscelati vi faranno ricordare che da qui sono passati tutti ma che in fondo<strong> Venezia</strong> non è lontana. E proprio quando i due mori che battono sulla campana scandiranno l‘ora del tajut iniziate un <strong>lento ciondolare tra le osterie</strong>. Tutto quello che vi serve sapere è che chiedendo un “tai” l’oste non avrà dubbi e vi servirà un bicchiere di vino.</p>
<p style="text-align: justify;">In onore del luogo chiedete <strong>un friulano</strong> e nel bicchiere scoprirete il profumo del classico <strong>tocai</strong>. E’ il vino di casa, lo stesso che una burocratica disfida europea ha depredato del nome senza però riuscire a toglierlo dal cuore della gente. Ma in fondo, almeno in questo caso, il nome conta poco: anche il <strong>germoglio di rafano</strong> può cambiare nome e diventare <strong>cren</strong> senza mutare per nulla il suo sapore. Continuando a essere una minuscola metafora che buca il terreno. E racconta la <strong>cucina della Carnia</strong> e i <strong>sapori del Friuli</strong>.</p>
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