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	<title>Ballarò Archivi - Travelfar</title>
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	<description>Il magazine di chi viaggia</description>
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	<title>Ballarò Archivi - Travelfar</title>
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		<title>Cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2016 11:05:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Città: Italia - Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Sapori: a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può mangiare anche ascoltando. Certo, di solito, piatti e sapori si pregustano con gli occhi, si assaggiano con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si può mangiare anche ascoltando. Certo, di solito, piatti e sapori si pregustano con gli occhi, si assaggiano con il naso. E si assaporano, infine, spalancando le labbra. Ma a <strong>Palermo</strong> no: prima si ascoltano. E anche se le parole sono incomprensibili poco male. Sono già una promessa. Quasi certamente mantenuta. “Forse vi riferite alle abbanniate, le grida di chi vende nei mercati. Sono come il nostro marchio di fabbrica”, racconta stupendosi di dovere spiegare una tale ovvietà Carmelo, fiero pescivendolo di<strong> Ballarò</strong>. Tutto intorno a lui, oggi e da sempre, rimbomba una nenia strascinata che profuma di antico e di scirocco, una cantilena che mescola salmastro e fichi d’India, <strong>palazzi di baroni</strong> e mattoni scrostati, sogni e la fatica del campare. “Ed è un modo per attirare i clienti”. Non pubblicità, quella no. Quella è roba moderna, asettica, che cerca di convincere. Qui in ogni grido, piuttosto, c’è una storia nata e già finita, un’allusione. Appunto, un assaggio di un sapore, quel nonnulla che serve per capire <strong>cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia </strong>“Forse anche per questo non c’è luogo dove avvicinare di più i gusti di questa terra che nei mercati. Ed ecco perché la gente li frequenta e li ama tanto. Perché sono lo specchio della città”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-teatro-Massimo.jpg" rel="lightbox[2925]"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2944" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-teatro-Massimo-1024x546.jpg" alt="cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia" width="1024" height="546" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-teatro-Massimo-1024x546.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-teatro-Massimo-300x160.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-teatro-Massimo.jpg 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2 style="text-align: justify;">Cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia: mercati e quartieri</h2>
<p style="text-align: justify;">Uno specchio sicuramente un po’ ossidato ai bordi: la <strong>Vucciria</strong>, storico luogo di commerci diventato mito con un quadro di Guttuso e ora mesto reticolo di palazzi sfondati; <strong>Ballarò</strong>, oggi il più ricco e popoloso; il <strong>Capo</strong>, o quel che resta delle bancarelle di <strong>Borgo Vecchio</strong>. Ogni <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/mercati-di-palermo/" target="_blank"><strong>mercato</strong></a></span> è un quartiere, ogni quartiere un volto della città. Fusi insieme diventano la <strong>Palermo</strong> che ti sorprende, che non ti aspetti. Ma d&#8217;altra parte è giusto così, perché <strong>Palermo</strong> è una città strana, spesso vittima di luoghi comuni e figlia di molti padri e di ancora più madri. Un posto che miscela in sé l’anima greca e quella araba, ricercatezza e sorprese, l’agrodolce importato dalla Persia e le melanzane eredità dai <strong>saraceni</strong>, le olive delle piane tinte di verde e i capperi testardamente sbucati tra i muri a secco, i pomodori sfrontati che sanno di sole. Fateci caso: non ci sono però pesci. E non è un caso: che a <strong>Palermo</strong> c’è il mare. Ma questa città diffida delle onde. “E’ vero, arrivando la prima cosa che si nota è una montagna”, ammettono i palermitani che senza pensarci all’acqua quasi sempre volgono le spalle. “Il vero centro della città è un incrocio di palazzi barocchi e il lungomare quasi non si vede”.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia: il mare che non si vede</h3>
<p style="text-align: justify;">Per il mare, la tintarella e l’ozio dell’estate si andrà a <strong>Mondello</strong>, tra sdraio, ristoranti leziosi e villette liberty. Per gustare il pesce a<strong> Sferacavallo</strong>, a riempirsi di trionfi di squame a prezzo fisso vicino ai gazebo. Il centro invece le onde le tiene lontane, le intravvede al massimo in fondo al telescopio di case di <strong>via Vittorio Emanuele</strong>. O allo sbocco di<strong> via Cassari</strong>: un passo indietro sei nella <strong>Vucciria,</strong> tra vicoli e ambulanti che vendono bocconcini fritti e panini rustici, un passo dopo sei di fronte al blu della Cala dove un tempo contrattavano mercanti pisani, arabi e normanni. Ora, senza fascino alcuno, svettano ciclopici traghetti e motoscafi che la salsedine minaccia e che non sono certo quello ti aspetti quando scorri una guida di <strong>cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia</strong>.<br />
“E’ un peccato, perché la <strong>Vucciria</strong> di un tempo era bellissima. Ora è una desolazione – lamentano in tanti– C’erano bancarelle e vita, negozi e cibo di strada. Ognuno aveva la sua specialità. Ora tutto quello resta solo sulla tela di Guttuso”. Una immagine idealizzata di umanità fremente che non ritrovi passando davanti ai sempre più sparuti pescivendoli di <strong>piazza Caracciolo</strong>. Poco più in là invece c&#8217;è chi fa la coda per un <strong>panino farcito con polmone</strong> e milza: bolliti e poi soffritti nello strutto vanno a farcire una pagnotta che, i gusti sono dogmi, c’è chi preferisce “schietta”, ovvero al naturale, oppure “maritata”, con l’aggiunta di ricotta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-un-mercato.jpg" rel="lightbox[2925]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2945" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-un-mercato-1024x683.jpg" alt="cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia" width="1024" height="683" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-un-mercato-1024x683.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-un-mercato-300x200.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-un-mercato.jpg 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;">Cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia: tra Street food e griffe di moda</h4>
<p style="text-align: justify;">Adesso si chiama <strong>street food</strong>, lo si nobilita con l’inglese. Per secoli, dai tempi dei macellai ebrei del ghetto, è stato piuttosto il cibo di chi non poteva sognare altro. E che spiegava la scelta anche con la necessità di riscaldarsi nei giorni di freddo invernale. Un freddo palermitano, sia chiaro. Anche quando lungo <strong>via della Libertà</strong>, davanti alle vetrine dei sarti del lusso globalizzato, le signore ostentano, sotto le palme, colli di pelo e gli uomini sciarpe e piumini, il sole resta sempre una carezza. E il brivido è al massimo quello della sorpresa di un nuovo scorcio oltre il portone di un palazzo, al di là del muraglione che toglie la prospettiva ad una piazza. Lungo <strong>via Maqueda</strong> o <strong>via Vittorio Emanuele</strong>, gli assi della croce barocca che disegna a volo d’uccello la città, o in una delle tante stradine dei quattro mandamenti che la formano dove, ad ogni passo anche il più distratto, percepisce di camminare su sedimenti di vite e frammenti di storia, ricordi di speranze e di giorni complicati. Ma d’altra parte qui hanno dominato, e mangiato,<span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/sicilia-orientale-da-trapani-a-marsala/" target="_blank"><strong> fenici</strong> </a></span>e greci, arabi e svevi, francesi e spagnoli. E come ha scritto <strong>Roberto Alajmo</strong>, uno scrittore che qui è nato e insiste a vivere: “<strong>Palermo</strong> è una cipolla, è fatta a strati. Ogni volta che ne sbucci da sotto ne spunta uno diverso”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-Mondello.jpg" rel="lightbox[2925]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2946" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-Mondello-1024x568.jpg" alt="cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia" width="1024" height="568" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-Mondello-1024x568.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-Mondello-300x166.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-Mondello.jpg 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;">Cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia: rumore di traffico e cannoli</h4>
<p style="text-align: justify;">Un’immagine questa che vale per molte delle tante facce di questa città nobilissima e popolana, difficile ma nello stesso tempo ossequiosa. Una città di viali e di vicoli. Proprio di fronte allo sfarzo da melodramma dorato del<strong> teatro Massimo</strong>, in una viuzza inondata dall’odore di kebab, convive il piccolo teatro dei pupi della famiglia Cuticchio cosi come gli stucchi e i velluti del <strong>caffè Spinnato</strong>, tempio nobile e borghese del <strong>cannolo</strong> e della <strong>cassata</strong>, stanno a una manciata di passi dalle graticole delle botteghe di <strong>Borgo Vecchio</strong>. Qui, sui marciapiedi sempre invasi di carrozzerie, gente e rumore, il vapore delle cucine improvvisate gareggia con il fumo dei motorini smarmittati. E il mare è a due passi: ma pare impossibile da raggiungere sempre un po&#8217; nascosto com&#8217;è da spigoli e angoli intrecciati e dalle facciate che paiono indecise. Perplesse se proseguire o cedere al vuoto che male si tollera come raccontano le  decorazioni delle chiese, simbolo del passare dei secoli e dei conquistatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-piazza-san-Domenico.jpg" rel="lightbox[2925]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2947" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-piazza-san-Domenico-1024x666.jpg" alt="cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia" width="1024" height="666" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-piazza-san-Domenico-1024x666.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-piazza-san-Domenico-300x195.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-piazza-san-Domenico.jpg 1180w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia: romanico e barocco</h4>
<p style="text-align: justify;">La cattedrale della <strong>Santissima Assunta</strong> lo accenna con parole di pietra: nasce moschea costruita sulle fondamenta di una basilica, e poi devia dal <strong>romanico normanno</strong> per imbizzarrissi nel gotico. Il risultato è un miscuglio che sembra inseguirsi come una spirale. E se <strong>Palermo</strong> piace e fa innamorare è forse proprio perché non si vergogna di essersi tanto concessa, di avere tanto vissuto.<br />
Le rughe, i segni ci sono tutti: ma poi si stemperano, con innata lentezza nella quotidianità di chi ha dalla propria la tolleranza dell’esperienza. Così i ragazzi, puntigliosi nel seguire le più effimere delle mode, scandiscono le notti bevendo birre e mangiando arancine senza curarsi troppo della immobile grandiosità barocca della chiesa di <strong>Sant’Ignazio all’Olivella</strong> mentre poco più in là persino i turisti spesso dimenticano di alzare la testa per ammirare le facciate dei palazzi seicenteschi che incombono sui <strong>Quattro Canti</strong>, la piazza che rappresenta il cardine della città e che finisce invece per ridursi solo ad un miscuglio chiassoso di auto, semafori, clacson e meste carrozzelle in attesa. Forse solo alla sera, quando viene il buio, un accenno di quiete invade i vicoli: i <strong>mercati</strong> ritirano le merci, le bancarelle, sempre più spesso gestite da uomini venuti da molto lontano, si spopolano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-cibo-di-strada.jpg" rel="lightbox[2925]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2948" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-cibo-di-strada-1024x500.jpg" alt="cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia - banchi di cibo di strada" width="1024" height="500" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-cibo-di-strada-1024x500.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-cibo-di-strada-300x146.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-Palermo-tra-storia-e-gastronomia-banchi-di-cibo-di-strada.jpg 2865w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Cosa vedere a Palermo tra storia e gastronomia: tra terra e mare</h4>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ombra di silenzio sembra distendersi su questa città sfatta e fiera, che non abbassa mai lo sguardo anche se soffre. Con calma, con ritualità mediterranea, i <strong>palermitani</strong> e i turisti tra un po’ si spargeranno per la cena, per un rituale che poco conta se sceglierà la terra o il mare, il<strong> cibo di strada</strong> o l’accoglienza di una <strong>trattoria</strong>. Magari, come spesso accade una coppia di ragazzi coi capelli lunghi, la chitarra e uno zufolo passeranno a chiedere spiccioli e riempire la sala di note meticce. Ascoltate e mangiate insieme: sentirete voci e sapori che vengono da lontano. E ad ogni boccone, se fate attenzione, sembra di masticare la storia.</p>
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		<title>Mercati di Palermo, il cuore saporito della città</title>
		<link>https://www.travelfar.it/mercati-di-palermo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 15:31:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Città: Italia - Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sapori, odori, colori e tanta vita. Per comprendersi e tuffarsi fino in fondo nell’anima del capoluogo siciliano occorre andare tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sapori, odori, colori e tanta vita. Per comprendersi e tuffarsi fino in fondo nell’anima del capoluogo siciliano occorre andare tra i banchi. Si perché i <strong>mercati di Palermo</strong> sono una esperienza unica, forse il solo modo per portare a casa i suoi colori e le sue voci, le sue tante sfaccettature. Come se tra quella esposizione di frutta e pesce, formaggi e verdure si celasse uno spioncino che porta diritto dentro nel cuore della città. Quattro luoghi, quattro nomi, i mercati di Palermo della<strong> Vucciria, Capo, Ballarò e Borgo Vecchio</strong>, che sono diventati sinonimi di Palermo. Per chi arriva in treno, <span style="color: #000000;"><strong>Ballarò</strong> </span>si trova non lontano dalla stazione centrale. A due passi dal capolavoro del barocco palermitano, la chiesa di Casa Professa prediletta dagli sposi per il loro sì, Ballarò rimane immutato con le sue bancarelle variopinte nei vicoli stretti dell&#8217;Albergheria e le abbanniate, ossia le grida dei venditori sempre uguali a se stesse da secoli. Immutabile e immune dal trascorrere dal tempo, come il leggendario Conte di Cagliostro, al secolo Giuseppe Balsamo, la cui casa natale si trova proprio a pochi passi da qui. Qui, si vendono anche <span style="color: #008000;"><strong><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cosa-vedere-a-palermo-tra-storia-e-gastronomia/" target="_blank">cibi cotti</a></strong></span>, ovvero il meglio dello street food locale: le panelle (ovvero le frittelle di farina di ceci), i crocchè, (cioè le crocchette di patate) ma anche i panini con la meusa, la milza.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Mercati-di-Palermo-Ballaro.jpg" rel="lightbox[1149]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1151" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Mercati-di-Palermo-Ballaro-1024x768.jpg" alt="Mercati-di-Palermo--Ballaro" width="1024" height="768" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Mercati-di-Palermo-Ballaro-1024x768.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Mercati-di-Palermo-Ballaro-300x225.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Mercati-di-Palermo-Ballaro.jpg 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>I mercati di Palermo come nel quadro di Guttuso</h2>
<p style="text-align: justify;">Gioia per gli occhi e per le orecchie anche alla <span style="color: #000000;"><strong>Vucciria</strong></span>, che ispirò il celebre dipinto di Renato Guttuso. ll mercato, che prende il nome dall&#8217;antica «Bocceria» (il mercato dedicato al macello e alla vendita del la carne), si trova tra via Roma e corso Vittorio Emanuele, cuore pulsante della vecchia a Palermo popolare, poco lontano dalla cattedrale. Qui, l‘acqua dei pescivendoli bagna costantemente il basolato della strada, tanto da aver fatto apprendere ai palermitani la frase «quando si asciugheranno le pietre della Vuccirìa», per sottintendere di un evento che non accadrà mai. Per godere delle atmosfere <strong>del Capo</strong> (da Caput Seralcadi, latinizzazione del nome arabo del quartiere), invece, basta fare un salto al Teatro Massimo e girarci attorno, per entrare dalla trecentesca Porta Carini in uno scorcio senza tempo. Infine, <strong>Borgo Vecchio</strong>, alle spalle del salotto cittadino di piazza Politeama, Vicino al porto. Un microcosmo che contrasta con gli sfarzi del centro commerciale della città a pochi passi, con le sue officine, le sue bancarelle, il suo dialetto impermeabile alle influenze esterne. In ogni caso quattro esperienza da vivere e che non si dimenticano. Perché i <strong>mercati di Palermo</strong> sono così: colorati, confusi, caotici e rumorosi. Ma pieni di vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/mercati-di-Palermo-gente-e-profumi.jpg" rel="lightbox[1149]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3682" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/mercati-di-Palermo-gente-e-profumi-1024x680.jpg" alt="mercati di Palermo" width="1024" height="680" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/mercati-di-Palermo-gente-e-profumi-1024x680.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/mercati-di-Palermo-gente-e-profumi-300x199.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/mercati-di-Palermo-gente-e-profumi.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><span style="color: #2b2f33;"> </span></span></h4>
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