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	<title>Taranto Archivi - Travelfar</title>
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	<description>Il magazine di chi viaggia</description>
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	<title>Taranto Archivi - Travelfar</title>
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		<title>Guida della val D&#8217;Itria: cosa vedere in Puglia da Alberobello e Cisternino</title>
		<link>https://www.travelfar.it/guida-della-val-ditria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2020 20:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Partenza: Pronti via]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra un luogo fatato, nato dalla matita di un bambino. Si, perché solo la fantasia di un bambino potrebbe avere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p>Sembra un luogo fatato, nato dalla matita di un bambino. Si, perché solo la fantasia di un bambino potrebbe avere inventato quelle <strong>case di favola che sono i trulli</strong>. E dopo averli disegnati è stata capace di piazzarli in una <strong>terra così verde e piena di profumi</strong>. Eppure, scorrendo la <strong>guida della val D&#8217;Itria</strong> capisci che è tutto vero, che non è il disegno di un monello pieno di fantasia. Che qui sono l&#8217;uomo e la sua storia ad aver dato vita ad un simile scenario. Dove la <strong>terra è rossa, gli ulivi verdi e i trulli bianco</strong> candidi. Una bandiera di meraviglia.</p>
<p>E allora cerchiamo di scoprire questo catalogo di colori che si miscelano nella valle d&#8217;Itria, un angolo di bellezza in <strong>Puglia</strong>, tra le provincie di <strong>Bari, Brindisi e Taranto,</strong> racchiusa, grosso modo, tra i comuni di <strong>Alberobello</strong>, <strong>Cisternino, Locorotondo e Martina Franca.</strong> Dove un tempo c&#8217;era l&#8217;acqua. Questo terreno infatti era in epoca preistorica i<strong>l fondale di un mare</strong> che poi emerse e che dette vita ad una <strong>valle di tipo carsico</strong> che per secoli poi fu coltivata a vigneti mentre sottoterra si formarono <strong>grotte e gravine</strong> più o meno grandi. E la più celebre è quella di <strong>Castellana</strong>.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Trulli-ad-Alberobello.jpg" rel="lightbox[11469]"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-11475" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Trulli-ad-Alberobello-1024x612.jpg" alt="guida della val d'Itria" width="1024" height="612" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Trulli-ad-Alberobello-1024x612.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Trulli-ad-Alberobello-300x179.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Trulli-ad-Alberobello-768x459.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Trulli-ad-Alberobello.jpg 1041w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Sotto cavità, sopra terra fertile: e ogni guida della val D&#8217;Itria vi racconterà dei profumi della <strong>macchia mediterranea</strong> che qui esplode nel suo fulgore mentre, fin dall&#8217;epoca dei greci, lo spazio venne conteso per <strong>vigneti e uliveti</strong>. Altri simboli della zona che circondata com&#8217;è dai <strong>monti delle Murge</strong> gode della carezza del vicino mare.</p>
<h2>Il segreto dei trulli</h2>
<p>Ma per tutti questa è la <strong>valle dei trulli</strong>. E da queste strane costruzioni dobbiamo partire. Spiegando che <strong>sono case- non case</strong>. Non è uno scherzo: la loro storia nasce infatti dalla esigenza dei pastori di mettere in piedi dei <strong>ripari con le pietre trovate sul posto, </strong>a due passi dal pascolo o vicino ai campi. Col tempo i <strong>vicerè di Napoli</strong> stabilirono che per costruire case con malta, e quindi resistenti e fisse, occorresse <strong>pagare una grossa somma.</strong> Era un problema e la povera gente di qui decise di aggirare l&#8217;ostacolo innalzando i trulli che erano edifici che però essendo <strong>fatti a secco</strong>, senza un legante appunto come la malta, potevano essere smontati in pochi minuti. E quindi <strong>non pagavano nel caso di una ispezione.</strong><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Natura-e-tradizioni.jpg" rel="lightbox[11469]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-11476" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Natura-e-tradizioni-1024x552.jpg" alt="" width="1024" height="552" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Natura-e-tradizioni-1024x552.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Natura-e-tradizioni-300x162.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Natura-e-tradizioni-768x414.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Natura-e-tradizioni.jpg 1041w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Furbizia? Di certo. Ma anche un colpo di genio perché hanno dato vita allo spettacolo unico di queste<strong> casette tonde con un tetto a cono</strong> che finisce con un  pinnacolo e che ad <strong>Alberobello</strong> coprono una intera collina. E infatti quelli arrivati sino a noi, ormai ben diversi dalle misere casupole di un tempo e ormai attrazione turistica nota in tutto il mondo<strong>, sono oltre 1500.</strong></p>
<h3>La guida della val d&#8217;Itria: Alberobello</h3>
<p>Il <strong>paese dei trulli</strong> è una cosa unica al mondo. Ed infatti si capisce da come è stato travolto dal turismo. Tuttavia merita di essere visto. Ed  è facile da girare. Il cuore della zona dei trulli è il <strong>Rione Monti</strong> che sale verso la parte di una collina con piccole strade parallele fiancheggiate dalle case bianche. Qui i trulli sono oltre 1000 mentre nella zona chiamata <strong>Rione Aia</strong> <strong>piccola</strong> ce ne sono <strong>altri 400.</strong> Voi lasciate andare le gambe, scattate foto e sbirciate l&#8217;interno dei trulli – molti diventati <strong>negozi di souvenir e locali</strong> – fino a raggiungere la parte alta della collina dove si trova chiesa di <strong>Sant’Antonio da Padova</strong>. Che è ovviamente, a sua volta, ha la forma di un trullo.</p>
<p>Poi camminando potrete incontrare i pezzi più famosi come i <strong>Trulli Siamesi,</strong> curiosamente uniti, ma anche quello chiamato <strong>Sovrano</strong>, che si alza su due piani e soprattutto il <strong>Museo del territorio</strong> che occupa una quindicina di trulli collegati tra di loro. Per finire salite la scala e arrivate al Belvedere Santa Lucia: da qui si può ammirare il <strong>panorama di Alberobello dall&#8217;alto</strong> e scattare qualche foto. Ricordate però: spesso si fa la coda visto l&#8217;affollamento. Ma per vedere questo surreale panorama inventato da un bimbo geniale vale la pena di aspettare.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-I-classici-trulli.jpg" rel="lightbox[11469]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-11478" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-I-classici-trulli-1024x641.jpg" alt="" width="1024" height="641" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-I-classici-trulli-1024x641.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-I-classici-trulli-300x188.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-I-classici-trulli-768x481.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-I-classici-trulli.jpg 1041w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Cisternino, bianco labirinto</h4>
<p>Ma continuiamo a sfogliare le pagine della nostra <strong>guida della val D&#8217;Itria.</strong> E la prossima tappa è <strong>Cisternino</strong> che anche senza la magia dei trulli o di monumenti particolari colpisce e affascina per la sua<strong> atmosfera serena e autentica.</strong> E per le lusinghe per il palato visto che <strong>tra i vicoli di case bianche</strong> e macchie fiorite spuntano alla sera i negozi e le macellerie che si trasformano in <strong>bracerie</strong>: e mangiare carne appena arrostita in quel magico contesto è qualcosa di speciale.</p>
<p>Ma la vera scoperta è quella di passeggiare <strong>tra i vicoli bianchi</strong> dove le case sono abbarbicate le une sulle altre, unite da <strong>archi, scale e volte irregolari,</strong> fino in cima di questo colle dove gli antichi <strong>Messapi</strong> costruirono il primo insediamento poi diventato romano e dedicato ad un <strong>eroe della Guerra di Troia</strong>. Anche se poi, come sempre, l&#8217;attuale volto al paese è stato dato dai <strong>mille invasori</strong> che si sono succeduti nei secoli. Il centro della cittadina comunque è nella <strong>piazza Garibaldi</strong> dove spicca una<strong> torre normanna</strong> che serviva da punto di osservazione sulla valle anche se oggi per ammirare le <strong>distese di ulivi</strong> e la piana in basso il posto migliore è <strong>il belvedere che si trova in fondo alla villa comunale</strong>.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Cisternino.jpg" rel="lightbox[11469]"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-11479" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Cisternino.jpg" alt="" width="1014" height="355" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Cisternino.jpg 1014w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Cisternino-300x105.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Cisternino-768x269.jpg 768w" sizes="(max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /></a></p>
<p>Poi via a zonzo tra le varie zone che qui compongono il centro storico e che hanno nomi particolari: <strong>“Bère Vécchie”</strong>, <strong>“Scheledd”</strong>, <strong>“UPantène”</strong>,<strong> “L’ìsule” </strong> e <strong>“u Bùrie” </strong>che si allargano in un gomitolo di stradine, piccoli slarghi e vicoli ciechi fino ad arrivare alla chiesa  dedicata a<strong> San Nicola</strong> e ammirando i palazzi come quello del <strong>Governatore, palazzo Pepe o palazzo Cenci.</strong> Ma soprattutto alzando lo sguardo cercando scorci inattesi e sorprendenti.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Locorotondo.jpg" rel="lightbox[11469]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-11481" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Locorotondo-1024x583.jpg" alt="guida della val d'Itria" width="1024" height="583" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Locorotondo-1024x583.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Locorotondo-300x171.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Locorotondo-768x437.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Locorotondo.jpg 1041w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Locorotondo, il paese circolare</h4>
<p>Sorprendente è, comunque, ogni pagina della guida della val d&#8217;Itria e sicuramente lo sarà la prossima tappa: <strong>Locorotondo.</strong> Il nome deriva dal fatto che un tempo aveva, appunto, una <strong>forma tondeggiante</strong>. Ora quel cerchio si è  in parte perso ma è rimasta la bellezza di questo <strong>paese a 400 metri sul livello del mare</strong> e inserito tra i <strong>Borghi più belli d&#8217;Italia</strong>. Anche qui, prima di entrare tra i vicoli e le piazze, conviene far andare lo sguardo sulla <strong>pianura verde di alberi e chiazzata del bianco di trulli e masserie</strong> mentre nel centro quello che spiccano sono i balconi pieni di fiori e i tetti a punta delle <strong>cummerse</strong>, le classiche case tipiche della zona. Ennesima architettura che rimane impressa negli occhi e nel ricordo.</p>
<h4>Chiese affrescate e assaggi di vino</h4>
<p>Poi è il momento di passeggiare passando dalla <strong>chiesa Madre di San Giorgio</strong> alla  <strong>chiesa di San Nicola</strong> ammirandone gli affreschi e i bassorilievi ma soprattutto alla <strong>Chiesa Madonna della Greca</strong> con decorazioni antiche e un polittico rinascimentale dedicato alla <strong>Madonna delle Rose</strong>. Poi, la doverosa sosta per omaggiare l&#8217;altro laico simbolo del paese: il <strong>vino Locorotondo</strong> <strong>Doc</strong> che nasce proprio in questa parte della piana da sempre fortunata per bellezza e sapori.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca.jpg" rel="lightbox[11469]"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-11474" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca.jpg" alt="" width="999" height="456" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca.jpg 999w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-300x137.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-768x351.jpg 768w" sizes="(max-width: 999px) 100vw, 999px" /></a></p>
<p>Andiamo ora verso l&#8217;ultima tappa nella nostra gita tra le bellezze della val D&#8217;Itria. E arriviamo a <strong>Martina Franca</strong>, il centro <strong>più popoloso della zona</strong> e unico per lo stile delle sue case dove regna <strong>il barocco</strong>. Un po&#8217; come accade a <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/guida-di-lecce/"><strong>Lecce</strong></a></span> anche se qui siamo in <strong>provincia di Taranto</strong> e questo barocco è speciale tanto da essere definito, appunto, <strong>Martinese</strong>. Anche Martina Franca si trova su <strong>un altopiano</strong> ed è stato abitato da sempre anche se il suo <strong>periodo d&#8217;oro è stato nel &#8216;700</strong> quando sorsero i palazzi più belli tra cui non si può non citare il <strong>palazzo Ducale</strong> con le sue sale ricche di affreschi e la <strong>basilica di San Martino</strong> che, nel cuore del centro, colpisce per la facciata maestosa dove spicca la <strong>statua del santo patrono</strong>.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-1.jpg" rel="lightbox[11469]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-11480" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-1-1024x478.jpg" alt="" width="1024" height="478" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-1-1024x478.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-1-300x140.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-1-768x359.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/guida-della-val-dItria.-Martina-franca-1.jpg 1041w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Olio, cime di ripa e angoli di pace</h4>
<p>Poi, come sempre, lasciate fare alla <strong>fantasia e alla curiosità</strong> e vagate<strong> tra i palazzi e le piazze</strong> godendovi lo struscio sulla strada principale, <strong>corso Messapia</strong> e cercate un posto dove assaggiare il <strong>classico vino bianco Dop Martina Franca</strong> magari da abbinare ad <strong>piatto a base di cime di rapa</strong>, uno dei <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cucina-della-puglia/"><strong>simbolo gastronomici della Puglia</strong></a></span> insieme al pane locale e all&#8217;olio d&#8217;oliva. Quindi, finite alla villa comunale, angolo di pace tra alberi e fontane, scoprendo il fresco del verde e respirando l&#8217;atmosfera rilassante. Tra trulli e palazzi di marmo bianco, comunque, qui c&#8217;è sempre una aria speciale.</p>
</div>
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		<title>La cucina della Puglia: cosa mangiare tra Foggia e Lecce. Pane, olio, vino</title>
		<link>https://www.travelfar.it/cucina-della-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2018 11:30:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lasciate perdere Lino Banfi e le sue proverbiali «orecchiettole». Chè raccontare la cucina della Puglia, e la sua gastronomia, vuol [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.travelfar.it/cucina-della-puglia/">La cucina della Puglia: cosa mangiare tra Foggia e Lecce. Pane, olio, vino</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.travelfar.it">Travelfar</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lasciate perdere Lino Banfi e le sue proverbiali «orecchiettole». Chè raccontare <strong>la cucina della Puglia</strong>, e la sua gastronomia, vuol dire infatti andare ben oltre il tormentone e il luogo comune. Per tuffarsi invece in un ventaglio di materie prime straordinarie che, da sole, valgono il viaggio. Nonché il pasto. E per capirlo basta cedere alla tentazione del matrimonio più semplice e irresistibile: <strong>pane e olio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In Puglia infatti, granaio generoso sin dai tempi dei <strong>Romani</strong> e dei loro litigiosi dirimpettai, nasce uno dei pani più prelibati d&#8217;Italia: il <strong>pane di Altamura</strong> (e non sarà un caso se si tratta del primo, nel gruppo dei prodotti da forno, ad avere ottenuto il marchio europeo Dop).</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-pane-di-Altamura.jpg" rel="lightbox[9642]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9650" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-pane-di-Altamura-1024x652.jpg" alt="cucina della Puglia" width="1024" height="652" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-pane-di-Altamura-1024x652.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-pane-di-Altamura-300x191.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-pane-di-Altamura-768x489.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-pane-di-Altamura.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2 style="text-align: justify;">Partiamo dal pane</h2>
<p style="text-align: justify;">Questa pagnotta, dote fortunata di una manciata di comuni in<strong> provincia di Bari</strong> (Altamura certo, ma anche, tra gli altri, <strong>Gravina e Minervino</strong>) ha sfamato per secoli pastori e contadini prima di guadagnarsi disciplinari e regolamenti multilingue che, di fatto, non sono altro che fotocopia di quella ricetta che ogni buon fornaio di queste terre conosce da sempre. E se anche <strong>Orazio</strong> nelle «Satire» parla con trasporto di questo pane un motivo ci sarà.</p>
<p style="text-align: justify;">Un motivo che sta nel sapore, reso particolare dalla <strong>scelte dei grani,</strong> ma anche nella capacità di «durare» del pane stesso: che garantiva, giorno dopo giorno, alle magre bisacce dei pastori la sicurezza di un pasto comunque sostanzioso. L&#8217;Altamura infatti, che si abbina con piacere a ogni pietanza, con la sua mollica paglierina è in grado di reggere ben più di qualche giorno e si sublima con il companatico più antico e umile: l&#8217;olio. Proprio un altro dei simboli della cucina della Puglia che vanta <strong>cinque tipologie di oli premiati dall&#8217;Europa</strong> (su un totale di 38 oli italiani Dop. E anche l&#8217;oliva <strong>Bella di Daunia</strong> ha il suo marchio).</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-le-olive.jpg" rel="lightbox[9642]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9646" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-le-olive-1024x527.jpg" alt="cucina della Puglia" width="1024" height="527" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-le-olive-1024x527.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-le-olive-300x154.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-le-olive-768x395.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-le-olive.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify;">Da Foggia a Lecce: la cucina della Puglia e sua maestà l&#8217;olio</h3>
<p style="text-align: justify;">Da<strong> Foggia a<span style="color: #008000;"> <a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/guida-di-lecce/">Lecce</a></span>, da Taranto a Brindisi</strong>, passando ovviamente per <strong>Bari,</strong> ogni provincia della Puglia ha il proprio olio e questa ricchezza si ritrova nei panorami e sulle tavole. Nei piatti, con una declinazione di color oro che profumano di frutta e pizzicano di piccante, e nelle campagne che grazie a quasi <strong>cinquanta milioni di alberi di ulivo</strong> si tingono di una infinita serie di sfumature dal verde al bruno. E nel contrasto con il <strong>blu del cielo e il turchese del mare</strong> si arricchisce la tavolozza che tratteggia la cucina della Puglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Pane e olio quindi. Ma non solo perché la cucina della Puglia ha molti simboli. Volendo, è una questione di principio, non cedere alla facile lusinga della <strong>orecchietta</strong> è doveroso infatti cercare nuovi abbinamenti per il pane e, scelta quasi obbligata, è facile farsi ammaliare dalla <strong>soppressata di Martina Franca</strong>. Che con il <strong>capocollo</strong> prodotto nella stessa zona è un po&#8217; l&#8217;orgoglioso portabandiera della norcineria regionale.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-capocollo-di-martina-franca.jpg" rel="lightbox[9642]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9647" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-capocollo-di-martina-franca-1024x458.jpg" alt="cucina della Puglia" width="1024" height="458" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-capocollo-di-martina-franca-1024x458.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-capocollo-di-martina-franca-300x134.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-capocollo-di-martina-franca-768x344.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-capocollo-di-martina-franca.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carne magra di maiale,</strong> spalla e coscia, tagliata finemente con una piccola parte di grasso, sale pepe e vino: ecco la ricetta di questo salume che poi stagiona un paio di mesi prima di finire, a fette, sul solito pane. Vincendo, dettaglio non banale, condizioni climatiche che in teoria, non sarebbero certo quelle ideali per la carne conservata. Ecco perché, per il <strong>capocollo</strong>, è fondamentale la concia e l&#8217;affumicatura. E il sapore intenso, arricchito di aromi, si imprime fatalmente nel ricordo di chi ha la fortuna, nel piccolo territorio di produzione che sconfina sino alla terra dei Trulli, a <strong>Locorotondo </strong>e <strong>Alberobello</strong>, di trovare una tavola amica dove sedersi a pranzare.</p>
<h4>Apicio e i lampascioni</h4>
<p style="text-align: justify;">Un pranzo che, i pugliesi non avrebbero dubbi, non può definirsi completo senza almeno un assaggio di <strong>lampascioni</strong>. Siamo onesti: il nome sgraziato non evoca brividi lussuriosi da gourmet e la difficoltà di preparazione sembra sconsigliarli ai non pugliesi. Ma la <strong>gente delle Murge</strong> sa bene che questo bulbo, lontano parente della cipolla, è in realtà una prelibatezza e anche il solito <strong>Apicio</strong>, l&#8217;onnisciente guru della gastronomia antica, lo cita più volte. Ecco perché vale allora la pena di provarlo senza formalizzarsi se si finisca per impiattarlo dopo averlo <strong>lessato, cotto sotto la cenere </strong>o<strong> fritto</strong>. E&#8217; probabile che vi piacerà comunque.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-Canestrato.jpg" rel="lightbox[9642]"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-9648 size-full" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-Canestrato.jpg" alt="" width="1022" height="617" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-Canestrato.jpg 1022w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-Canestrato-300x181.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-il-Canestrato-768x464.jpg 768w" sizes="(max-width: 1022px) 100vw, 1022px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non amate il gusto amarognolo di questo bulbo? Poco male, la cucina della Puglia, regione in apparenza omogenea ma che già <strong>Federico II</strong> tripartiva nettamente, sa offrire materia anche a chi schifa i vegetali e si accalora per il formaggio. E, per fortuna, non si deve più sobbarcare la fatica aspra della transumanza per ottenere il piacere del <strong>canestrato pugliese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un formaggio di <strong>latte ovino,</strong> a pasta dura, che prende il nome dai <strong>canestri di giunco</strong> dove, la tradizione è una gran cosa, viene posto a stagionare prima di titillare il palato. Se giovane, magari abbinato a verdure crude o come merenda, se stagionato e occorrono non meno di dieci mesi, <strong>grattugiato sulla pasta</strong>. E alla fine, siamo buoni, con le orecchiette sarebbe davvero un&#8217;accoppiata vincente.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-i-rossi-della-regione-sono-sempre-più-apprezzati.jpg" rel="lightbox[9642]"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-9649 size-large" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-i-rossi-della-regione-sono-sempre-più-apprezzati-1024x603.jpg" alt="" width="1024" height="603" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-i-rossi-della-regione-sono-sempre-più-apprezzati-1024x603.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-i-rossi-della-regione-sono-sempre-più-apprezzati-300x177.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-i-rossi-della-regione-sono-sempre-più-apprezzati-768x452.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cucina-della-Puglia-i-rossi-della-regione-sono-sempre-più-apprezzati.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Sapori da bere. E i vini della Puglia</h4>
<p style="text-align: justify;">Per finire però l&#8217;ultimo accenno va ai <strong>vini</strong>: che mangiare va bene ma occorre anche sapere bere. Una necessità che in Puglia si declina con il piacere. <strong>Aleatico, Negroamaro, Primitivo, nero di Troia</strong>: l’enologia locale sa proporre dei piccoli classici che dopo decenni di «schiavitù» (i prodotti pugliesi venivano esportati per “tagli” fondamentali di blasonati vini del nord) ora hanno conquistato l&#8217;attenzione di chi sa cosa c‘è nel bicchiere. Ed è bello scoprire che dai tempi del <strong>poeta latino Marziale</strong> poco è cambiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora wine lovers e sommelier decantano la potenza ricca di frutto e i toni speziati del Primitivo o la struttura grande e complessa dei migliori <strong>Negroamaro</strong>. E fioccano bicchieri e voti da lode per bottiglie che, ancora, si possono acquistare senza accendere un mutuo. Mentre il Primitivo lotta con il mitico <strong>Zinfandel della California</strong> per stabilire quale sia l’originale e quale la copia. Ed è ovvio a questo punto che non sono solo “orecchiettole“.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.travelfar.it/cucina-della-puglia/">La cucina della Puglia: cosa mangiare tra Foggia e Lecce. Pane, olio, vino</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.travelfar.it">Travelfar</a>.</p>
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