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	<title>Matilde di Canossa Archivi - Travelfar</title>
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	<description>Il magazine di chi viaggia</description>
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	<title>Matilde di Canossa Archivi - Travelfar</title>
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		<title>Vini dei colli di Parma, assaggi nelle terre del prosciutto e del Parmigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 13:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Partenza: Pronti via]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cuore della Food Valley  non batte solo con la dolcezza del prosciutto di Parma e il ritmo intenso del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.travelfar.it/vini-dei-colli-di-parma/">Vini dei colli di Parma, assaggi nelle terre del prosciutto e del Parmigiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.travelfar.it">Travelfar</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il cuore della<strong> Food Valley</strong>  non batte solo con la dolcezza del <strong>prosciutto di Parma</strong> e il ritmo intenso del <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/parmigiano-reggiano/"><strong>Parmigiano Reggiano</strong></a></span>. <strong>Langhirano</strong> e le colline fra <strong>Taro ed Enza</strong> nascondono anche un altro, gustosissimo, segreto DOP: è quello della zona di produzione dei <strong>Vini dei Colli di Parma</strong>, custoditi da un <strong>Consorzio di Tutela</strong> che raccoglie oltre <strong>60 aziende produttrici.</strong> Qui i vitigni autoctoni hanno storie secolari, come la <strong>Malvasia Aromatica di Candia</strong> che arrivò sui fiumi parmensi dall’isola di <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/vedere-a-creta/"><strong>Creta</strong></a></span>, attraverso <strong>Venezia</strong>, già nel Medioevo.</p>
<p style="text-align: justify;">Bianchi aromatici, rossi fermi e frizzanti: dai <strong>Celti ai Romani,</strong> passando per i monaci benedettini, oggi la vendemmia, fra questi filari, si fa ancora secondo riti antichi dosati, però, con la curiosità e il senso dell’innovazione che caratterizza la gente di qui. Molte delle cantine della zona hanno storie giovani, votate, da una parte, alla sperimentazione e dall’altra al recupero di vecchie coltivazioni. In attesa del vino nuovo, intanto, l’estate è la stagione lenta e migliore per la contemplazione ed allora la Food Valley, che con <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/guida-di-parma/"><strong>Parma</strong></a></span>, prima <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="http://www.parmacityofgastronomy.it/"><strong>Unesco creative city of gastronomy</strong></a></span>, sarà anche <strong>Capitale italiana della Cultura 2020</strong>, diventa l’indirizzo giusto per serate in vigna ad ascoltare musica e storie, accompagnati dai prodotti di eccellenza che hanno già incoronato la città ducale capitale del gusto.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-cena-in-vigna.jpg" rel="lightbox[10066]"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-10070" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-cena-in-vigna.jpg" alt="vini dei colli di parma" width="1023" height="613" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-cena-in-vigna.jpg 1023w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-cena-in-vigna-300x180.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-cena-in-vigna-768x460.jpg 768w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></a></p>
<h2 style="text-align: justify;">Vini dei colli di Parma: a lume di candele tra i vigneti</h2>
<p style="text-align: justify;">Sulla riva sinistra del torrente Parma, a <strong>Mattaleto di Langhirano</strong>, c’è una storia giovane ed al contempo antica. E’ quella dell’azienda agricola di <strong>Antonio Aldini</strong> che, una decina di anni fa, decise di ripartire dalle <strong>vigne e da un terroir generoso</strong> per costruire il suo piccolo mondo. “Non avevamo né vigne, né terreni e abbiamo cominciato con alcuni amici quasi per gioco, facendo rinascere una vigna degli anni Sessanta dove vecchi pali in legno sorreggono filari dalla stabilità quasi precaria”. Le sue parole raccontano di passione e di una visione onirica del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi questa realtà ha tutte le sfumature dei vitigni autoctoni, dalla <strong>Malvasia Aromatica di Candia</strong>, che si vinifica in un Brut Naturale, al rosso frizzante spumante, frutto di un sapiente mélange fra <strong>Bonarda e Barbera</strong>, fino al corposo rosso fermo, dono di <strong>Barbera e Cabernet Sauvignon</strong>.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-vigne-con-le-montagne-suillo-sfondo.jpg" rel="lightbox[10066]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-10072" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-vigne-con-le-montagne-suillo-sfondo-1024x589.jpg" alt="" width="1024" height="589" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-vigne-con-le-montagne-suillo-sfondo-1024x589.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-vigne-con-le-montagne-suillo-sfondo-300x172.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-vigne-con-le-montagne-suillo-sfondo-768x441.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-vigne-con-le-montagne-suillo-sfondo.jpg 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h3>La malvasia ha il nome dei filosofi</h3>
<p style="text-align: justify;">Poco lontano <strong>Langhirano</strong>, sulla via che conduce a <strong>Tordenaso e Felino</strong>, patria del famoso salame, c’è un’altra sosta del gusto che racconta di gioventù e tenacia: piccola produzione, vendemmia a mano, le <strong>Cantine Cerdelli</strong> sono una delle sfide più recenti della zona. I 5 ettari di vigna sono stati impiantati solo nel 2016, sui terreni di Casa Manfredelli. “La <strong>Malvasia è il vino che più identifica Parma</strong> e che, negli anni, è stato considerato “povero”, quasi senza valore economico. Eppure non ha nulla da invidiare a tanti vini bianchi nazionali. Io ci ho creduto e ho ascoltato tutti, dagli esperti agli anziani del settore, puntando su una produzione di qualità” dice Michele, il fondatore che ritiene, nel lavoro come nella vita, la chiave sia degustare lentamente ogni cosa che si fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure lui ha bruciato le tappe perché con il suo <strong>Talete DOC</strong>,  la sua<strong> Malvasia frizzante “con un tocco di Moscato</strong>” si è aggiudicata la “<strong>Cosèta D’or</strong>”, che, ogni anno, premia i migliori <strong>Vini Dei Colli di Parma</strong>, nell’ambito della <strong>Festa della Malvasia</strong>. La cosèta è più che un riconoscimento: incarna la tradizione più autentica, come la sua forma che ricorda <strong>una ciotola e l’antica usanza delle osterie parmigiane</strong>, dove il vino si gustava in scodelle, che poi ogni commensale riponeva su una rastrelliera comune. I Cerdelli hanno spinto la loro storia un po’ più in la: i sette vini in produzione portano i nomi di <strong>filosofi, storici e medici della antica <span style="color: #008000;">Grecia</span></strong>. Oltre al pluripremiato Talete, c’è Democrito, Malvasia ferma, ed ancora, Ippocrate che, in nome del padre della medicina, incarna l’equilibrio perfetto fra forze differenti.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-il-castello-di-torrechiara.jpg" rel="lightbox[10066]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-10074" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-il-castello-di-torrechiara-1024x443.jpg" alt="vini dei colli di parma" width="1024" height="443" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-il-castello-di-torrechiara-1024x443.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-il-castello-di-torrechiara-300x130.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-il-castello-di-torrechiara-768x332.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-il-castello-di-torrechiara.jpg 1048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Le colline e i castelli</h4>
<p style="text-align: justify;">Lasciando Langhirano ed il profilo dolce del <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/castelli-di-parma/"><strong>castello di Torrechiara</strong></a></span>, non ci si sbaglia: un tempo quei terreni pianeggianti che costeggiano il<strong> torrente Parma</strong> erano lavorati con pazienza dai <strong>monaci di Santa Maria della Neve.</strong> Oggi, o meglio fin dal 1906, c’è la <strong>famiglia Pavesi</strong> che con La Madonnina, che è anche agriturismo, ristorante e offre una zona di sosta camper, porta avanti la plurisecolare tradizione benedettina di coltivare al meglio il terreno.</p>
<p style="text-align: justify;">Che qui significa anche recupero di antiche produzioni come <strong>l’uva Termarina</strong>, uno dei più antichi vitigni autoctoni parmensi che è diventato, negli anni, il brand ed il pensiero dominate dei 25 ettari di famiglia, proprio come voleva Giorgio Pavesi. Lui, tornò fra i sui colli con le ferite di guerra nell’animo, ma una nuova passione come viticoltore, appresa durante la lunga prigionia. Oggi il figlio Antonio porta avanti i dettami del padre, mentre la signora Paola pensa alla cucina, dove distilla un sapiente mix <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cucina-tipica-di-parma/"><strong>fra cucina parmense</strong></a></span> e sapori lombardi delle sue origini.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-sapori-e-calici.jpg" rel="lightbox[10066]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-10069" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-sapori-e-calici-1024x588.jpg" alt="vini dei colli di parma" width="1024" height="588" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-sapori-e-calici-1024x588.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-sapori-e-calici-300x172.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-sapori-e-calici-768x441.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-sapori-e-calici.jpg 1033w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Vini dei colli di Parma e le pietre del castello di Torrechiara</h4>
<p style="text-align: justify;">I colli che incorniciano il <strong>castello di Torrechiara</strong> hanno anche un altro segreto: lo custodisce, a <strong>Casatico di Langhirano</strong>, la <strong>famiglia Lamoretti,</strong> che è oggi, con Giovanni, alla terza generazione di fatica ed amore per questi vigneti dove, su 21 ettari, si avvicendando tutte le varietà tipiche della zona. Fra i 230 e i 310 metri di quota a Casatico si imbottigliano 12 vini, così come voleva già zio Giuseppe, quando ritornò da <span style="color: #008000;"><strong>New York</strong></span>, dopo essere emigrato, in cerca di fortuna negli anni Venti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando trovò l’America anche qui ed oggi <strong>la cantina è anche meta di degustazioni</strong> e sessioni di team building che permettono di prendere parte alle diverse parti della <strong>vendemmia, potatura ed imbottigliamento</strong> incluse. L’estate però è la stagione dell’attesa che si amalgama con serate en plein air a ritmo di jazz.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-viti.jpg" rel="lightbox[10066]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-10073" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-viti-1024x319.jpg" alt="" width="1024" height="319" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-viti-1024x319.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-viti-300x94.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-viti-768x240.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-le-viti.jpg 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;">La valle di Matilde in un calice</h4>
<p style="text-align: justify;">Altro fiume, altra valle, medesima emozione sulla via dei vini dei colli di Parma. La <strong>Val d’Enza</strong> con <strong>Traversetolo</strong> non è solo la terra amata da <strong>Matilde di Canossa</strong>, ma è anche un territorio perfetto per far crescer dei grandi vini. A <strong>Guardasone</strong> c’è un’altra storia di amore per la Food Valley ed è quella di <strong>Oinoe Vini</strong> – La città del vino, nome antico e storia modernissima che prende il via, nel 2013, dall’impegno congiunto delle famiglie Cavalli e Cerioli che oggi, fra tradizione ed innovazione ed una grande cura per il dettaglio stanno facendo crescere un <strong>microcosmo di 32 ettari</strong> dove, oltre a vitigni autoctoni, trovano posto anche produzioni “estere” come <strong>Moscato, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Cabernet.</strong></p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-monte-delle-vigne.jpg" rel="lightbox[10066]"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-10071" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-monte-delle-vigne.jpg" alt="vini dei colli di parma" width="1001" height="613" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-monte-delle-vigne.jpg 1001w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-monte-delle-vigne-300x184.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/vini-dei-colli-di-parma-monte-delle-vigne-768x470.jpg 768w" sizes="(max-width: 1001px) 100vw, 1001px" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;">Il Taro e un monte coperto di vigne</h4>
<p style="text-align: justify;">Il terzo polo di produzione dei vini di <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/guida-di-parma/"><strong>Parma</strong></a></span> si allunga sul <strong>Taro</strong>, il <strong>terzo torrente</strong> che incornicia il parmense e la zona che è la culla della <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cucina-tipica-di-parma/"><strong>cucina tipica di Parma</strong></a></span>. Dal 1983 <strong>Monte delle Vigne</strong> coltiva un obiettivo ambizioso e preciso: produrre <strong>vini buoni e fermi</strong> in un territorio ad alta vocazione per le <strong>produzioni frizzanti.</strong> La sfida raccolta da Andrea Ferrari è condivisa, dal 2006, con l’imprenditore Paolo Pizzarotti. I vini hanno nomi simbolici &#8211; i <strong><span style="color: #008000;">luoghi di Giuseppe Verdi</span> </strong>sono vicini &#8211;  dal <strong>Nabucco</strong> IGT, rosso di grande struttura, con cui la cantina si è presentata al mondo, fino al bianco secco <strong>Callas</strong>, Malvasia in purezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sono <strong>60 gli ettari di vigneto</strong> sui 150 della proprietà che, grazie ad esposizioni diverse, permettono di far maturare al meglio vitigni di <strong>Merlot</strong>, uve bianche e Cabernet Franc cullati, a 300 metri di quota, dalla <strong>brezza del Taro.</strong> La stessa, che allieta le molte serate estive in cui godere dell’ospitalità di questo “monte”, sia nelle camere dell’antico Casale delle Vigne, sia con le serate organizzate con la regia della cantina.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il museo del vino</h4>
<p style="text-align: justify;">Per concludere al meglio la full immersion fra l’oro rosso e bianco delle <strong>valli di Parma, d’Enza e Taro</strong>, tappa obbligata è il <strong>Museo del Vino</strong> che appartiene al circuito dei <strong>Musei del Cibo della Food Valley</strong> ed è ospitato nella suggestiva rocca medievale di <strong>Sala Baganza</strong>, a 20 minuti dalla petite capitale. Fra le sue <strong>sei sale ipogee</strong> &#8211; compresa un’iconica ghiacciaia &#8211; si approfondisce tutta la storia dei <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cucina-tipica-di-parma/"><strong>sapori made in Parma</strong></a></span>, con un percorso espositivo e sensoriale che permette di scoprire le varie fasi sia storiche sia di produzione, con un focus sui mestieri correlati alla viticoltura.</p>
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		<title>Cosa vedere a Barga in Garfagnana: il paese del jazz amato da Pascoli</title>
		<link>https://www.travelfar.it/vedere-a-barga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2019 13:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Città: Italia - Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ nella lista dei borghi più belli d’Italia, è stata premiata come «Città Slow» e da tempo qui sventola la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.travelfar.it/vedere-a-barga/">Cosa vedere a Barga in Garfagnana: il paese del jazz amato da Pascoli</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.travelfar.it">Travelfar</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ nella lista dei <strong>borghi più belli d’Italia</strong>, è stata premiata come «<strong>Città Slow</strong>» e da tempo qui sventola la <strong>Bandiera Arancione</strong> che il Touring Club attribuisce alle località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità. Il suo nome? Barga. E a parte quanto detto fino ad ora molti la ricorderanno perché il suo nome è legato a quello di <strong>Giovanni Pascoli</strong>. Bene, ma dove si trova? E’ molto facile da raggiungere ed è perfetta per una gita perché è giusto ad una sessantina di km da <strong>Viareggio</strong>, nella <strong>valle del Serchio,</strong> in <strong>Garfagnana</strong>. E per i molti che frequentano la<strong> Versilia</strong> si tratta quindi della meta giusta per una scampagnata perché le cose da vedere a Barga sono molte. Non lontane dalle spiagge.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-Borgo-a-Mozzano-il-ponte-del-diavolo.jpg" rel="lightbox[9879]"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9911" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-Borgo-a-Mozzano-il-ponte-del-diavolo.jpg" alt="cosa vedere a barga " width="1023" height="529" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-Borgo-a-Mozzano-il-ponte-del-diavolo.jpg 1023w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-Borgo-a-Mozzano-il-ponte-del-diavolo-300x155.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-Borgo-a-Mozzano-il-ponte-del-diavolo-768x397.jpg 768w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></a></p>
<h2 style="text-align: justify;"> Le cose da vedere a Barga. Partendo da un ponte</h2>
<p style="text-align: justify;">Per arrivare basta seguire la strada che da <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/vedere-a-lucca/"><strong>Lucca</strong></a></span> sale nella <strong>Garfagnana</strong> e già durante il viaggio sono parecchi i punti che meritano una sosta. E tra questi non perdetevi per nessuna ragione il suggestivo <strong>Ponte del Diavolo</strong>: è lungo 90 metri, ha una forma unica al mondo, è stato voluto da <strong>Matilde di Canossa</strong> alla fine dell’anno 1000 e, ovviamente, ha una leggenda. Di cui il diavolo è protagonista.<br />
Ma poi si deve proseguire e finalmente arrivare a Barga che da subito fa capire che alla sua fondazione, e parliamo di epoca longobarda, qualcuno ha voluto renderla sicura. E infatti l’ha costruita sfruttando uno <strong>sperone roccioso su cui domina dall’alto il castello</strong> mentre tutto intorno la proteggono le mura.</p>
<figure id="attachment_9910" aria-describedby="caption-attachment-9910" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-una-piazza-del-centro.jpg" rel="lightbox[9879]"><img decoding="async" class="size-large wp-image-9910" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-una-piazza-del-centro-1024x603.jpg" alt="cosa vedere a barga " width="1024" height="603" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-una-piazza-del-centro-1024x603.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-una-piazza-del-centro-300x177.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-una-piazza-del-centro-768x452.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-una-piazza-del-centro.jpg 1048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9910" class="wp-caption-text">author Daniel Enchev</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Per entrare ci sono tre porte: <strong>Reale, Macchiaia e di Borgo</strong>. Le Apuane, come cornice, la avvolgono da più lontano. E la natura intorno è certamente una delle cose da vedere a Barga. Una volta dentro le mura poi la storia è ancora più evidente: passeggiando tra i vicoli e le piccole piazze conservate nel corso dei secoli, si potrà scoprire il<strong> reticolo di piccole strade</strong> che salgono verso il cuore della cittadina che sta proprio in cima: si tratta dell’<strong>arringo</strong>, una zona di prato che si allarga tra il <strong>duomo e il palazzo pretorio</strong>. Un prato in cima? Certo, perché era il punto di ritrovo per gli abitanti che dovevano prendere decisioni importanti. Adesso, più banalmente, è il punto giusto per godersi <strong>la vista sulle case e sulla valle intorno.</strong></p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-barga-e-i-boschi-intorno.jpg" rel="lightbox[9879]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9912" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-barga-e-i-boschi-intorno-1024x421.jpg" alt="cosa vedere a barga " width="1024" height="421" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-barga-e-i-boschi-intorno-1024x421.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-barga-e-i-boschi-intorno-300x123.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-barga-e-i-boschi-intorno-768x316.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-barga-e-i-boschi-intorno.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h3>Le strade in salita verso il Duomo</h3>
<p style="text-align: justify;">Per arrivare qui, lo abbiamo detto, occorre salire nel<strong> cuore medievale della cittadina</strong> che ha caparbiamente resistito ai i secoli, alle  guerre e alle follie degli uomini. Per arrampicarsi (si fa per dire, non è certo una scalata) ci sono diverse strade possibili: <strong>via di Mezzo</strong> (che si può dire la tagli per il lungo), <strong>via di Borgo</strong> e la <strong>via del Pretorio,</strong> che insieme a <strong>via della Speranza</strong> segue l’andamento delle vecchie mura del castello. Le strade più curiose stanno in mezzo: sono <strong>i vicoli e le gradinate</strong>, che da queste parti, chissà perché, si chiamano «<strong>carrai</strong>», che si incrociano bizzarramente tra le vecchie case. Spesso sono all’ombra dei palazzi e quasi sempre, di colpo, si spalancano poi dando vita  <strong>belle piazzette lastricate</strong> circondate da chiese ed edifici storici. La cosa migliore è non avere fretta: e girare con il naso per aria.</p>
<h4 style="text-align: justify;">I palazzi, le strade e le cose da vedere a Barga. Con le piazzette</h4>
<p style="text-align: justify;">La lista degli edifici importanti  e delle cose da vedere a Barga sarebbe lunga: <strong>palazzo dei Pancrazi</strong> con la colonna dei Medici, la <strong>loggia dei Mercanti</strong> o la loggia del Podesta. Ma limitiamoci a ricordare <strong>il Duomo,</strong> che domina dall’alto e ha una lunga storia visto che avrebbe avuto origine prima dell’anno Mille. Ma in Toscana queste cose sono la norma. Meno normale, invece, scoprire passeggiando per la cittadina che qui si parla quasi tanto l’inglese quanto il dialetto.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-il-barga-jazz.jpg" rel="lightbox[9879]"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-9913 size-large" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-il-barga-jazz-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-il-barga-jazz-1024x575.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-il-barga-jazz-300x169.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-il-barga-jazz-768x431.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/cosa-vedere-a-barga-il-barga-jazz.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Strano? Non troppo. Questa è stata a lungo terra di emigrazione verso i <strong>paesi anglosassoni</strong> e di conseguenza ci sono molti barghigiani che vivono ora tra <strong>Londra</strong> ed <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cosa-fare-e-vedere-a-edimburgo/"><strong>Edimburgo</strong></a></span> ma che restano legati al loro luogo d’origine. E la riprova che da settant’anni qui si pubblica il «<strong>Giornale di Barga</strong>» che, ovviamente,  oltre che in zona, viene letto in mezzo mondo. Un segno tangibile di un legame stretto tra la sua gente che si è trasferita altrove.</p>
<h4>Il paese si riempie di vita e di musica</h4>
<p style="text-align: justify;">Ma la nostra gita ci vuole fare divertire: e quindi se potete salite a Barga nel periodo della <strong>Festa delle Piazzette</strong>. Va in scena,  tutte le sere, no-stop, intorno alla metà di luglio e prevede che tutte le piazzette del centro, appunto, si riempiano di <strong>stand gastronomici, musica, divertimento, eventi artistici</strong>. Resi più particolari dalla cornice della vecchia Barga. L’altro evento da non perdere è il <strong>Barga Jazz Festival,</strong> una manifestazione musicale jazzistica che si tiene dal 1986 e che riempie di musica le strade e gli spazi della cittadina. E pensare che <strong>Giovanni Pascoli</strong> quando arrivò qui scrisse «Cercavo un anno fa un luogo appartato e solitario. Vidi che c&#8217;era bello e sostai».</p>
<p style="text-align: justify;">Forse anche il poeta, adesso, tirerebbe tardi a ritmo di jazz godendosi in una piazzetta un bicchiere di <strong>vino rosso dei colli di <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/vedere-a-lucca/">Lucca</a></span></strong><span style="color: #008000;">.</span></p>
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		<title>Parmigiano Reggiano: produzione,  storia, il consorzio e i segreti del re dei formaggi</title>
		<link>https://www.travelfar.it/parmigiano-reggiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Pelagatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 14:27:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sapori: a tavola]]></category>
		<category><![CDATA[Sapori: Assaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Matilde di Canossa]]></category>
		<category><![CDATA[Modena]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[Parmigiano Reggiano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta una contessa. Si chiamava Matilde, aveva fiammeggianti capelli fulvi, una spruzzata di sangue longobardo e in pieno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C&#8217;era una volta una contessa. Si chiamava <strong>Matilde</strong>, aveva fiammeggianti capelli fulvi, una spruzzata di <strong>sangue longobardo</strong> e in pieno <strong>Medioevo</strong>, tempi bui di servitù e donne senza voce, avvolta in pepli di seta si concedeva il lusso di dare ordini ai papi e dominare mezza Italia. Obbligando pure un imperatore – scusate se è poco – ad improvvisarsi pellegrino appiedato tra i ruvidi calanchi dell&#8217;<strong>Appennino</strong> fino a <strong>Canossa</strong>. E c’era una volta – e per fortuna c’è ancora &#8211; mille anni dopo, un altro nobile: <strong>il Parmigiano Reggiano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Che è fatto di latte, ha sangue purissimo di <strong>vacche selezionate</strong> &#8211; non è mancanza di rispetto: anche questo è blasone &#8211; e senza bisogno di mantelli o crinoline il mondo intero ce lo invidia. Tanto che se qualcuno prova ad imitarlo è destinato a una figuraccia così meschina che, volente o nolente, dovrà prima o poi salire a <strong>Canossa</strong>. Pronto a chinare il capo e chiedere scusa al <strong>re dei formaggi.</strong></p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-sapore-in-tavola.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9661" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-sapore-in-tavola-1024x564.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="564" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-sapore-in-tavola-1024x564.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-sapore-in-tavola-300x165.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-sapore-in-tavola-768x423.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-sapore-in-tavola.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2>La terra del Parmigiano Reggiano: dall&#8217;Appennino al Po</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Storia, territorio e tradizione</strong>: per capire la storia e i segreti del Parmigiano Reggiano occorre partire da qui. E se dai tempi lontani della grancontessa regina <strong>Matilde di Canossa</strong> – correva l’anno 1077 – il mondo intero ha chissà quante volte ribaltato costumi, pensieri e stili di vita per quanto riguarda <strong>il formaggio</strong> che nasce in queste terre fortunate ogni cosa è rimasta identica. A partire, testardamente, dalla ricetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì perché, in quel rettangolo di grassa pianura, tra le prime balze del monte<strong> Appennino </strong>e l’umida <strong>Bassa, </strong>terra di ricca di <strong><span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/castelli-di-parma/">castelli</a></span>, </strong> che si specchia nella corrente del <strong>Grande Fiume</strong> pigro, alcune migliaia di pazienti artigiani riproducono ogni giorno lo stesso immutabile rituale. Fatto di due mungiture quotidiane &#8211; una la sera e una all’alba &#8211; e di un sapere antico.</p>
<p style="text-align: justify;">Come antica è la forma di campana delle <strong>panciute caldaie di rame</strong> che abbracciano il latte. Prima che il fuoco, mai invadente o sgarbato, leghi e dia concretezza a quella che, in principio, è solo una liquida massa di <strong>seicento litri di candore.</strong> Poi, grazie alle mani senza fretta dei casari, diventa geometrico embrione di quello che sarà il re dei formaggi. Sarà, abbiamo detto. Perché oltre al latte e alla tradizione manca ancora solo un ingrediente: <strong>il tempo</strong>.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-forma-tagliata.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9664" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-forma-tagliata-1024x718.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="718" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-forma-tagliata-1024x718.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-forma-tagliata-300x210.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-forma-tagliata-768x539.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-forma-tagliata.jpg 3392w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify;">Una tecnica antica. E sempre uguale</h3>
<p style="text-align: justify;">Avvolta in una <strong>rustica tela</strong> la forma di quello che diventerà Parmigiano Reggiano verrà allora deposta in una fascera che le darà la sua definitiva apparenza prima del “battesimo”: <strong>un numero progressivo</strong> la seguirà come un documento e <strong>una marchiatura</strong> ne fisserà la data di produzione, identificando il luogo – qui si chiama <strong>casello</strong> &#8211; dove il latte si è sublimato. A riprova che nell’epoca nostra della tecnologia che ogni cosa banalmente riproduce, della standardizzazione estrema, chi con amore produce questo formaggio non prende neppure in considerazione che le forme siano tutte uguali.</p>
<p style="text-align: justify;">E il bello è che si fa così ora come si faceva ai tempi delle armature: la conferma sta in <strong>una pergamena del 1571</strong> con il sigillo di sua eccellenza <strong>Don Filippo di Borbone</strong>, duca di Parma, che rese obbligatoria nella sua giurisdizione <strong>la marchiatura del formaggio</strong> allo scopo di tutelarne la qualità. Passa il tempo ma è evidente che, da queste parti, è una prassi a cui proprio non si vuole rinunciare. Ecco allora perché vale la pena di iniziare un viaggio a ritroso fino, più o meno, ai tempi della contessa dai capelli di fiamma. Il premio sarà scoprire una bella storia. E capire come dal latte possa nascere un tesoro.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-assaggi.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9665" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-assaggi-1024x586.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="586" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-assaggi-1024x586.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-assaggi-300x172.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-assaggi-768x440.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-assaggi.jpg 1041w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Il Parmigiano Reggiano e l&#8217;anno Mille</h4>
<p style="text-align: justify;">Tutto ebbe inizio poco dopo <strong>l’anno Mille</strong> quando la pianura Padana cambiò volto. Gli intraprendenti <strong>monaci cistercensi e benedettini</strong> iniziarono, pregando e lavorando, vorticose opere di bonifiche intorno alle abazie e cominciarono ad allevare, nelle terre dissodate, <strong>mandrie di bovini</strong>. Che oltre a fornire &#8211; bontà loro &#8211; forza lavoro e tagli di carne, regalavano latte. Ma il latte, purtroppo, si deteriora in fretta. Buttarlo sarebbe stato un peccato mortale: serviva un colpo di genio per conservarlo. Nacque così il <strong>formaggio grana</strong>, quello che ancora noi conosciamo come Parmigiano Reggiano e che ben presto cominciò a circolare tra i curiosi buongustai d’allora, conquistando fama di prelibatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto che &#8211; <strong>la storia del gusto</strong> si fa anche così &#8211; un lascito di una vedova genovese, stilato da un notaio nel <strong>1254</strong>, registra testualmente anche la presenza nella dote di oltre venticinque chili di “<strong>casei parmensis</strong>”. Che poi è la stessa prelibatezza che compare nella succulenta lista della spesa della mensa dei <strong>Priori di Firenze nel 1344</strong>. Ricchi nobili e devoti religiosi; di fronte alla livella del palato fino non c’è differenza. E il risultato è che anche un proverbialmente laico e gaudente scrittore come <strong>Giovanni Boccaccio</strong>, pochi anni dopo, si sdilinquì in una psichedelica visione in cui <strong>la terra di Bengodi</strong> veniva raccontata come il luogo dove troneggia “<strong>una montagna tutta di formaggio Parmigiano grattugiato</strong>”. Oggi sarebbe marketing. Allora era semplicemente grande letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il formaggio, partendo dalle <strong>grange dei monaci</strong> si conquistò in poco tempo un posto di primo piano, diremmo oggi, nell’immaginario del bel mondo. E questo ben prima che la sottile arte della pubblicità potesse aiutarne la conoscenza.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-zona-di-produzione.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9662" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-zona-di-produzione-1024x706.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="706" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-zona-di-produzione-1024x706.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-zona-di-produzione-300x207.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-zona-di-produzione-768x529.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-zona-di-produzione.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;">Le regole di produzione del Parmigiano Reggiano</h4>
<p style="text-align: justify;">Ciò che più vale è che tutto iniziò da queste terre che, ancora oggi, sono la culla del Parmigiano Reggiano E la regola che ne sancisce ogni fase di produzione è rigida: <strong>si fa qui e soltanto qui</strong>. Ovvero nel rettangolo impreciso formato dalle province di <strong>Parma, Reggio Emilia, Modena</strong> e parte di quelle di <strong>Mantova</strong>, alla destra del Po, e di <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cose-da-vedere-a-bologna/"><strong>Bologna</strong></a></span>, alla sinistra del fiume Reno. Terre di <strong>pianure e torrenti,</strong> saliscendi di <strong>colline e distese di campi</strong> dove si susseguono gli oltre <strong>quattromila allevamenti</strong> che coccolano le vacche – nulla cambia se rosse, brune o pezzate &#8211; il cui latte alimenta le caldaie dei circa <strong>trecentosessanta caseifici</strong> del circuito del Parmigiano Reggiano.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un mondo in apparenza piccolo, un fazzoletto <strong>color verde prato marezzato di bianco latte</strong>, ma che si basta e si compiace del proprio tesoro, partendo dalla raccolta dei foraggi per arrivare alla lavorazione secondo <strong>un disciplinare</strong> che fissa <strong>paletti più rigidi di una bolla imperiale</strong>. Ma che poi, per le sfumature rimanda poeticamente a “quella prassi consacrata dagli usi locali, leali e costanti”. Dopo tanti secoli non ci sono maestri migliori cui potersi affidare.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-casaro-prepara-il-formaggio.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9667" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-casaro-prepara-il-formaggio-1024x582.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="582" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-casaro-prepara-il-formaggio-1024x582.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-casaro-prepara-il-formaggio-300x171.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-casaro-prepara-il-formaggio-768x437.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-casaro-prepara-il-formaggio.jpg 1045w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma il mondo non è più quello dei chierici, dei mercanti e delle volitive contesse e le regole devono essere chiare e traducibili nelle lingue asettiche del commercio globale. Anche se, ulteriore stranezza, a mirare oggi ciò che accade nelle <strong>stalle e nei caselli tra l’Appennino e il Po</strong> sembra ancora una volta di tornare indietro ai tempi di cavalieri e principesse. Il codice che fissa ogni passaggio nella produzione del re dei formaggi stabilisce infatti nel dettaglio anche la dieta precisa delle preziose bovine. Ed è curioso notare che l’idea ora modaiola della <strong>filiera corta</strong> o dell’invadente “<strong>chilometro zero</strong>” qui non ha bisogno di essere spiegata. Perché si è sempre rispettata.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-fasi-di-produzione.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9669" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-fasi-di-produzione-1024x625.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="625" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-fasi-di-produzione-1024x625.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-fasi-di-produzione-300x183.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-fasi-di-produzione-768x469.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-fasi-di-produzione.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Anche Ludovico il Moro lo chiedeva in dono</h4>
<p style="text-align: justify;">Recita infatti il disciplinare: “<strong>ben il cinquanta per cento dei foraggi che nutrono le mucche deve essere prodotta sui terreni della stessa azienda</strong> e comunque almeno il <strong>settantacinque per cento</strong> deve venire dall’interno del territorio di produzione del Parmigiano-Reggiano”. Detto così, nel mondo delle frontiere spalancate, sembrerebbe già una specie di sfida. Ma il formaggio che <strong>Ludovico il Moro</strong> elemosinava, con poco ducale eleganza, nel 1490 ai duchi amici chiedendo in dono una forma di “<strong>parmesano bono</strong>”, da sé stesso ha sempre preteso molto. Ecco che quindi le tavole delle legge del Consorzio fissano anche la <strong>qualità delle erbe</strong> che finiranno nelle mangiatoie. Le mucche sazie e compiaciute, se potessero, direbbero grazie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il menù degli animali prevede solo foraggi freschi ottenuti dai <strong>prati, i fieni e le paglie</strong> senza insilati e senza, assolutamente, <strong>additivi, grassi o altri prodotti che non siano naturali.</strong> Certo, era una cosa comune ai tempi della contessa. Oggi è una prova di tetragono attaccamento alla tradizione e alla qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma farlo, e farlo bene, non basta. Almeno se non si vuole dimenticare che, oltre all’ambiente, al dono degli animali e al sapere dell’uomo, serve un impalpabile ingrediente in più: <strong>il tempo</strong>. Ecco perché una volta che la forma ha lasciato il caldo abbraccio della caldaia inizia un nuovo viaggio. E la fretta non è contemplata.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-stagionatura.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9663" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-stagionatura-1024x601.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="601" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-stagionatura-1024x601.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-stagionatura-300x176.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-stagionatura-768x451.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-la-stagionatura.jpg 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>Il tempo della stagionatura</h4>
<p style="text-align: justify;">Il basso cilindro appena uscito dalle mani del casaro viene immerso in una <strong>soluzione di acqua e sale</strong> dove resta per meno di un mese. Poi, abbandonata definitivamente la sua saporita placenta, il formaggio sfida l’aria, il mondo. Qui inizia a evolvere. <strong>Servirà molto tempo, almeno un anno</strong>. E quei primi <strong>dodici mesi</strong> saranno fondamentali per capire se ogni singola forma manterrà le iniziali promesse. Meritandosi il proprio quarto di nobiltà.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-colline-dove-viene-prodotto.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9670" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-colline-dove-viene-prodotto-1024x552.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="552" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-colline-dove-viene-prodotto-1024x552.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-colline-dove-viene-prodotto-300x162.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-colline-dove-viene-prodotto-768x414.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-le-colline-dove-viene-prodotto.jpg 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti quei giorni il formaggio resterà in penombra, allineato su <strong>lunghi teorie di assi di legno nelle stanze di stagionatura.</strong> Raccontata a parole è solo una immagine suggestiva: dal vivo è uno spettacolo per gli occhi e l’olfatto. Ma ancora più affascinante è quanto avviene dopo. Quando la forma <strong>viene controllata dagli esperti del Consorzio</strong> che, con una sorta di balletto ben cadenzato della mano e dell’esperienza, testano il formaggio. Una ad una le forme vengono scrutate, <strong>fatte risuonare con un martelletto,</strong> assaggiate con lo sguardo e l’udito. Non è tecnologia, è arte. E se tecnicamente si chiama <strong>espertizzazione</strong> è proprio vero che una prassi cosi seducente e quasi magica forse meriterebbe un nome meno brutale.</p>
<h4>Parmigiano Reggiano: il re dei formaggi</h4>
<p style="text-align: justify;">Ma poco conta: quello che vale è ciò che ne deriva. Quando finalmente sulla <strong>solida crosta color paglierino a fuoco viene impresso il marchio</strong>. E’ come una investitura: significa che questo è il vero Parmigiano Reggiano, che rispetta tutte le sue regole secolari, che si può fregiare della <strong>Denominazione di origine protetta</strong> che l’Europa gli ha concesso. Che questo è il re dei formaggi e nella <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cucina-tipica-di-parma/"><strong>cucina di Parma</strong> </a></span>lo è ancora di più.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-marchio.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9671" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-marchio-1024x795.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="795" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-marchio-1024x795.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-marchio-300x233.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-marchio-768x596.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-il-marchio.jpg 1047w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma un sovrano, si sa, al massimo si fa consigliare. Poi sceglie in autonomia. A quel punto la forma <strong>potrebbe essere messa in commercio</strong> ma molto spesso serviranno ancora molti mesi perché si possa esprimere al meglio. Dopo <strong>un anno e mezzo</strong> il formaggio ha la dolce esuberanza di un giovane che si sente in grado di sfidare il mondo, dopo<strong> ventidue mesi</strong> rivela inattese ricchezze e sorprendenti caratteristiche espressione di maturità. Dopo <strong>trenta</strong> si fa vanto di dirsi <strong>stravecchio</strong>. E ha la potenza che ti aspetti da un nobile vegliardo sul trono. Ma la sua vita – che fortuna &#8211; può essere ancora molto lunga: e ci sono <strong>forme che superano con baldanza i sessanta, i settantadue mesi</strong> e ancora emozionano il palato e chi ha la fortuna di assaggiarle. Arrivare a queste dopo una progressione di assaggi è come arrivare alla vetta di una montagna di sapori.</p>
<h4>I contrassegni e il Consorzio</h4>
<p style="text-align: justify;">Per aiutare nella scelta, nel corso degli anni, il <strong>Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano</strong> ha creato dei contrassegni, bollini colorati che guidano il consumatore: <strong>aragosta, argento, oro</strong>. Dal punto di vista del tempo indicano <strong>diciotto, ventidue e oltre trenta mesi</strong> di attesa delle forme nel silenzio di una sala di stagionatura. Dal punto di vista della gola un crescendo di armonie sempre più complesse e ricche, come un tenore che dispiega la voce in una romanza. Il fatto che da quelle parti, nelle <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/parma-e-le-terre-di-giuseppe-verdi/"><strong>terre Verdiane</strong></a></span>, si celebri con sincera passione anche il <strong>rito del melodramma</strong> e del bel canto evidentemente non può e non deve essere un caso.</p>
<p><a href="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-usi-in-cucina.jpg" rel="lightbox[7808]"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9666" src="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-usi-in-cucina-1024x586.jpg" alt="Parmigiano Reggiano" width="1024" height="586" srcset="https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-usi-in-cucina-1024x586.jpg 1024w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-usi-in-cucina-300x172.jpg 300w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-usi-in-cucina-768x440.jpg 768w, https://www.travelfar.it/wp-content/uploads/Parmigiano-Reggiano-gli-usi-in-cucina.jpg 1043w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h4>In Italia e nel mondo</h4>
<p style="text-align: justify;">Il resto poi è gusto personale, esperienza, scelta di cucina. Già in tempi lontani i <strong>grandi cuochi di corte</strong> hanno dibattuto sull’uso del Parmigiano Reggiano, stabilito abbinamenti e condiviso segreti. E se <strong>Cristoforo di Messisburgo</strong>, conte palatino e <strong>“chef” di Estensi e Gonzaga</strong>, nel 1500 proponeva sei piatti di Parmigiano in diverse sequenze sono innumerevoli le citazioni e gli omaggi nelle pagine ingiallite delle biblioteche. Tanto che piace pensare che sia vero che <strong>Molière</strong>, sommo portabandiera del teatro transalpino, abbia concluso a <span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;" href="https://www.travelfar.it/cose-da-vedere-a-parigi/"><strong>Parigi</strong></a></span> la sua vita nutrendosi solo di Parmigiano. Per i cugini d’Oltralpe, fieri dei loro latticini assortiti, uno sgarbo difficile da sopportare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche la <strong>contessa Matilde</strong> aveva sangue nordico eppure, ai piedi dei masti diroccati dell’Appennino, la si celebra ancora con affetto. Queste, tutte intorno a perdita d’occhio, sono le terre della lunga attesa dell’imperatore ma anche dei magazzini dove nasce <strong>l’oro giallo che profuma di latte.</strong> Per parte nostra non imitiamo <strong>Enrico IV</strong>, aspettando troppo; in fondo noi non abbiamo nulla da farci perdonare. Piuttosto ripercorriamo con la mente questi mille anni di storia, diciamo grazie a chi ha saputo immaginare che il latte potesse farsi perla. Poi, anche noi senza fretta, iniziamo ad assaggiare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.travelfar.it/parmigiano-reggiano/">Parmigiano Reggiano: produzione,  storia, il consorzio e i segreti del re dei formaggi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.travelfar.it">Travelfar</a>.</p>
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