Castelli di Parma, viaggio tra rocche e sapori e suoni Verdiani

Castelli di Parma, viaggio tra rocche e sapori e suoni Verdiani

Arte e gola, melodramma e ricette. Parma è una delle poche città d’Italia dove stomaco e cuore vanno sempre d’accordo. Sulle cupole delle chiese esplode la forza degli affreschi di Correggio mentre nelle trattorie si degustano prosciutto stagionato 24 mesi e Parmigiano. Nei palchi del teatro Regio si soppesano gli acuti dei cantanti lirici  che omaggiano Giuseppe Verdi e nel retropalco si affettano culatelli e si stappano bottiglie di lambrusco. Non basta? Allora pensiamo ai castelli di Parma,  alle storie del Mondo Piccolo di Giovannino Guareschi dove un pretone come don Camillo e un sindaco coi baffi come Peppone si azzuffano da mattina a sera. Ma fanno pace davanti ad un salame.

E ancora le terre del Grande Fiume, i calanchi del monte Appennino, chiese romaniche e ricette diventate un mito. E ai palazzi dove il fantasma non fa mai paura. Il tutto in una terra fortunata dove si stratificano i lasciti dei signori che si sono succeduti, dai Farnese ai Landi, dai Rossi ai Pallavicino. Tutte stirpi di signori che hanno scritto la storia e lasciato una lunga teoria di castelli  che meritano la visita. Dopo la visita, per rilassarsi, c’è sempre la possibilità di una sosta golosa con un panino al prosciutto e una scodella di malvasia.

castelli di Parma - Torrechiara

Castelli di Parma: il castello di Torrechiara

Come pied-à-terre per l’amante, è forse uno dei più clamorosi della storia. Sicuramente lo è tra i castelli di Parma. Si chiama castello di Torrechiara e fu costruito a metà del 1400 dal nobile Pier Maria Rossi per la bella Bianca Pellegrini. A vederlo per la prima volta è impossibile non identificarlo con il più classico castello delle favole: arcigni torrioni adagiati su colline piene di vigneti, le montagne sullo sfondo, sale affrescate e una romantica loggia. E non a caso qui hanno girato il film Ladyhawke. Una storia di amore, cappa e spada.

A volere la rocca fu il nobile Rossi, conte di Berceto e marchese di San Secondo, che seppe unire le doti di guerriero a quelle di umanista. E sotto l’armatura batteva un cuore. Lo dimostra il fatto che questo capitano d’armi per i Visconti e gli Sforza finì per capitolare alle armi muliebri di Bianca Pellegrini. Così Rossi lasciò la moglie nel castello di San Secondo e per l’amante inventò questo gioiello di architettura militare diventato, buffo contrasto, alcova e tempio d’affetti. E la Camera d’Oro, affrescata splendidamente, rappresenta il trionfo dell’amore gotico in pittura.

Oggi, il castello di Torrechiara, monumento nazionale, è visitabile tutti i giorni tranne il lunedì, e altrettanto degna la visita al borgo che lo circonda. E ai ristoranti che si trovano a pochi passi. Qui, infatti, si produce la Malvasia, il tipico vino bianco dei colli Parmensi, e a pochi chilometri si trova Langhirano, il cuore della zone del Prosciutto di Parma Dop. Dopo una visita tanto amore può fare venire appetito.

Castelli di Parma - Fontanellato

Castelli di Parma: la rocca di Fontanellato

Quasi novecento anni. E non sentirli. O almeno non farli troppo notare. Sembra infatti ancora pronta per la guerra e per sbeffeggiare gli assedianti la rocca Sanvitale di Fontanellato. Che dal 1124, anno della edificazione della prima torre, troneggia nel centro del paese. C’è tutto quello che deve esserci: il fossato, il ponte – che fu levatoio – il mastio arcigno di merli con le torri. Persino una balconata per passeggiare protetti. E una serie di affreschi degni un grande museo. Si perché questo castello fu la dimora dei conti Sanvitale che l’abitarono, praticamente, fino a ieri. Ovvero al 1948 quando fu ceduto al Comune.

Nei secoli i conti arricchirono la rocca di tesori: intorno al 1520, ad esempio, il conte Giangaleazzo e sua moglie Paola Gonzaga decisero di concedersi un regalo. E chiamarono il Parmigianino ad affrescare quella che da allora si chiama la sala di Diana e Atteone in onore delle figure dipinte dal maestro. Non solo: mescolati ai mobili antichi e ad altre opere si trova anche una scultura del Canova anche se forse la più grande meraviglia la provoca la camera ottica: si tratta di un impianto plurisecolare ricavato in una delle massicce torri dove, attraverso prismi e specchi si vede l’esterno in una immagine rovesciata.

La cosa curiosa è che il fenomeno avviene in un stanza senza finestre. Per noi moderni abituati al cinema è una ovvietà: in passato quasi una stregoneria. Intorno alla rocca, il paese, piacevole da esplorare. Gli indirizzi che meritano una sosta sono diversi anche perché Fontanellato si trova in una zona baciata dagli dèi protettori dei golosi: qui si possono assaggiare la classica spalla cotta – da mangiare rigorosamente tiepida e tagliata al coltello- e la rara spalla cruda di Palasone. Si dice che questo salume sia stato codificato addirittura intorno all’anno Mille. Se sia vero non si sa: ma sicuramente anche la spalla, così come i castelli di Parma, i suoi anni li porta bene.

castelli di Parma - Colorno

Castelli di Parma: la Reggia di Colorno

A pensarci oggi fa abbastanza sorridere: ma questa reggia nacque per la caccia alla volpe. Almeno; questo è quello che recitano i libri di storia che a questo palazzo, stretto tra le case di Colorno e i gorghi pigri del torrente Parma, hanno dedicato molte pagine. D’altra parte è logico: iniziata nel 1660 dal duca Ranuccio Farnese, la reggia di Colorno divenne nei secoli uno dei più importanti palazzi nobiliari d’Europa. E tra i più importanti tra i castelli di Parma. Prima di venire sconfitto dai mutamenti dei tempi e dai rovesci delle corti. Qui i Farnese chiamarono i più celebri architetti fino a quando, alla metà del 1700, arrivò Carlo di Borbone che iniziò a spogliarla dei suoi tesori.

Il Borbone infatti, diventato re di Napoli, pensò bene di portarsi al sud buona parte delle ricchezze della reggia che tuttavia, ancora alla fine del ‘700, risplendette, grazie alle feste e agli sfarzi di Don Filippo di Borbone e della moglie Babette, figlia del Re Luigi XV. Furono gli anni degli ampliamenti, della ricchezza vestita da pietà cristiana. E intorno al palazzo nacque anche un convento. Questo periodo d’oro proseguì fino all’epoca napoleonica quando sul ducato di Parma regnò Maria Luigia D’Austria, seconda moglie austriaca dell’imperatore francese. Ma il ducato finì, arrivò il regno sabaudo e la reggia smise di brillare. Dopo decenni di abbandono solo nel 1978 si inizio il ripristino e ora la Reggia è un gioiello di storia e di sapori, una delle più splendide tra i castelli di Parma.

Ospita infatti Alma, la Scuola Internazionale Di Cucina Italiana diretta da Gualtiero Marchesi. Qui dove si governava, ora si cucina. E da tutto il mondo si viene per imparare i segreti delle ricette italiane. D’altra parte i tesori del territorio non mancano. Così come le occasioni di compiacere il palato: non lontano da qui si trova il cuore del territorio del mitico culatello, il re dei salumi. Per sviluppare il suo sapore ha bisogno di estati afose e inverni umidi di brume. Forse, per un re, anche se dei salumi, sapere di avere anche una reggia vicina aiuta.

Castelli di Parma - Soragna

Castelli di Parma: la Rocca di Soragna

Qui ci abita ancora un principe del Sacro Romano Impero con diritto di battere moneta. Ma la cosa curiosa è che lo si può incontrare tranquillamente ogni giorno uscire dal palazzo in bicicletta. La Rocca di Soragna è nata nel 1385 e da allora troneggia su questo paese della Bassa parmense con il suo grande parco e la caratteristica che ogni castello che si rispetti garantisce: il fantasma. Lo spirito residente, unico tra i castelli di Parma, è quello di Donna Cinerina, al secolo Cassandra Marinoni da Milano, uccisa dal cognato nel 1573. La poverina ovviamente non la prese bene: e da allora vaga per le sale del castello di Soragna lamentandosi. Tra l’altro si dice che sia particolarmente attiva quando qualcosa di brutto sta per accadere.

Ma si sa: i fantasmi sono fatti cosi. Spettri a parte il palazzo merita la visita: le sale affrescate sono splendide e il parco concilia riflessioni rasserenanti. Quindi uscite e cercate una trattoria. Qui una volta la prassi erano lunghe merende a base di salame e strolghino. Voi riprendete l’uso e mettetevi a tavola. La differenza tra l’uno e l’altro è, banalizzando all’estremo, che uno apprezza dopo la stagionatura mentre l’altro si consuma giovane. È una bella sfida. Per capire chi la vince ci vorranno senz’altro parecchie fette. Ma i castelli di Parma non hanno fretta.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora i salumi italiani, il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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