Le grotte di Catullo a Sirmione, la guida al parco sul lago di Garda

Le grotte di Catullo a Sirmione, la guida al parco sul lago di Garda

Il lago di Garda è una meta molto amata: ed è logico che sia così perché unisce natura e storia, sport e il piacere del relax. E tra le mete sul lago, Sirmione è una delle più amate per la bellezza del suo centro, il fascino del castello e la presenza delle splendide terme affacciate sul lago. Ma non solo: già, perché proprio sulla punta della penisola di Sirmione si può fare un viaggio speciale: nel tempo e nella storia.
Stiamo parlando delle grotte di Catullo e il nome non inganni: non si tratta di grotte ma dei resti di una delle maggiori ville romane dell’Italia settentrionale arrivate sino a noi. E Catullo non l’abitò ma piuttosto canto le lodi del luogo che definì, con ardore da innamorato «gioiello delle penisole e delle isole».

Intorno alle grotte di Catullo: gli ulivi dell’epoca dei Gonzaga

Detto questo andiamo a scoprire il sito che si trova nella parte terminale della penisola. E già arrivare è una passeggiata che merita il viaggio. Intorno alle antiche mura poi si trova un uliveto storico con circa 1500 piante vecchie di secoli. Ed è bello pensare che questi ulivi erano già qui quando, nel 1514,  Isabella d’Este, moglie del marchese di Mantova, Francesco Gonzaga radunò intorno a sé alcuni dei principali artisti e letterati rinascimentali.
Ma siamo venuti per le grotte di Catullo e quindi andiamo a scoprirle. Si tratta dei resti di una villa costruita agli inizi del I secolo d.C e poi abbandonata tanto che parte dei suoi decori sono finiti in una altra villa di Sirmione (i Romani non buttavano via nulla) mentre anche le parti esterne vennero  riutilizzate finendo per essere inserite nelle mura  che dovevano proteggere  Sirmione dagli attacchi.

Intanto però il suo mito cresceva e viaggiatori del passato la raccontarono nelle proprie opere fino a quando, con militare rigore, un generale di Napoleone iniziò uno studio sistematico. Fu il primo ma non certo l’unico: quello che vediamo oggi è il frutto di scavi proseguiti fino agli anni ’90 che hanno riportato alla luce un’area di quasi due ettari. Insomma, una casa decisamente spaziosa se si pensa che la pianta dell’edificio si proietta per oltre 160 metri per più di cento di larghezza. E questa comoda planimetria doveva essere moltiplicata per tre, tanti quanti erano i piani.

Terme, portici e terrazze: la dolce vita nelle grotte di Catullo

L’ingresso, almeno quello principale, era rivolto sud, ovviamente verso la penisola,  e da qui si poteva salire ai piani superiori  dove stavano le zone residenziali. Ma ovviamente, per non farsi mancare nulla come era un must per i Romani, c’era anche una zona di bagni e terme. Tutto intorno, poi, sul fianco della abitazione c’era lo spazio per stare all’aria aperta con terrazze e zone coperte con colonnati che si affacciavano sull’acqua del lago di Garda.  E il panorama doveva essere splendido allora così come è bello oggi.

Il giardino e il portico delle grotte di Catullo

La parte centrale della grande villa che oggi chiamiamo grotte di Catullo era invece all’aria aperta, con un giardino che a sua volta era contornato dalle solite colonne  mentre al centro si trovavano aiuole verdi e vialetti come si comprende dalle pitture sopravvissute. C’era poi un complesso  sistema di rampe e di scale per scendere ai piani inferiori, dove ovviamente c’erano le zone meno nobili, come gli  ambienti di servizio e gli spazi per la servitù. Più sotto, si scendeva alla spiaggia sulla punta della penisola mentre sopra c’è un grande criptoportico: un tempo qui passeggiavano i padroni della villa nelle giornate di brutto tempo mentre oggi vengono i turisti a farsi i selfie.

Noi facciamo come loro: passeggiamo tra le antiche mura e cerchiamo scorci dove guardare il lago e cerchiamo un angolo tranquillo dove sedersi a farsi accarezzare dal silenzio e dal vento. Pensando come potesse essere vivere qui ai tempi dei consoli e degli imperatori. Quindi torniamo verso l’uliveto e andiamo a vedere il museo che ospita molti reperti recuperati durante gli scavi di questa e di altre ville romane della zona. In particolare dedichiamo un po’ di tempo ai frammenti dei mosaici che impreziosivano la villa. Lo stile è quello detto «pompeiano» e anche se Pompei è molto lontana la suggestione è la stessa vedendo quei pezzetti colorati che compongono figure e decori, motivi floreali e immagini fantastiche.

Uno sguardo sul lago

Quindi, senza fretta, arriva il momento di ripercorrere la strada che segue la punta della penisola e torna verso il centro formato da strette viuzze con i muri in pietra e improvvisi slarghi. In fondo attende maestosa la Rocca Scaligera e prima, tentatrice con le sue liquide lusinghe, aspetta il centro termale affacciato sul lago. Ognuno potrà scegliere cosa fare a questo punto. Anche solo semplicemente passeggiare senza meta. Godendosi il lago e ripensando alle parole del poeta americano Ezra Pound che scrisse che questo è un «luogo sereno dove il sole / attraverso le foglie dell’ulivo ci lascerà penetrare / da una liquida gloria».

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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