I quartieri di Parigi: la guida alle zone e agli arrondissement da vedere

I quartieri di Parigi: la guida alle zone e agli arrondissement da vedere

Parigi è una festa mobile”: lo scrisse Hemingway in un suo libro di memorie che ha contribuito, come quello di molti altri scrittori, a creare il mito della Ville Lumiere. Si, perché la capitale della Francia è una città con mille anime, mille volti: e ognuno dei quartieri di Parigi merita un viaggio come se fosse una meta a sé stante. C’è la zona dei grandi magazzini e delle boutique sui Grands Boulevards e quella degli antiquari, in quel gioiello che è il quartiere del Marais, uno dei più eleganti ma allo stesso tempo vivaci. Ma anche quello che fu un villaggio autonomo rifugio degli artisti, come Montmartre, o il quartiere che sta cambiando, come Sud Pigalle, che chiusi i sexy shop sta diventando la meta per chi cerca le nuove mode e le tendenze. Insomma, ecco una guida ai quartieri di Parigi: dove ognuno troverà l’arrondissement del proprio cuore.

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I quartieri di Parigi: una città a spirale

Prima di partire con la guida un piccolo paragrafo di servizio: gli arrondissements seguono una logica e una numerazione precisa e logica. A partire primo, quello del Louvre, i quartieri si allargano con una forma a spirale verso l’esterno e possono essere indicati con il loro nome (per esempio, Louvre, Popincourt, Gobelins) ma sono più comunemente indicati con un numero.

Una altra curiosità riguarda il fatto che la Senna divide in due la città: da una parte la rive gauche e dall’altra la rive droite, ovvero l’area a sud e a nord del fiume. Tradizionalmente la rive gauche è vista come più artistica, bohemienne e studentesca, mentre la rive droite è più borghese e sofisticata. Ma una città come Parigi evolve senza sosta e quindi spesso anche nelle zone più eleganti si possono avere delle sorprese. E viceversa.

©-Paris-Tourist-Office

Il fascino del Marais

Il nostro piccolo viaggio tra i quartieri di Parigi parte dal Marais, una zona imperdibile per i turisti perché è una di quelle che meno ha risentito dei rifacimenti dell’800 e quindi mantiene scorci antichi. E straordinariamente fascinosi. Qui si passeggia tra piazzetta, piccoli giardini nascosti, bistrot tradizionali e boutique di moda.

Ma non solo: il Marais è tradizionalmente la zona della comunità ebraica ma anche il cuore della comunità LGBT con molti bar di tendenza e club. Chi invece cerca il lusso non resterà deluso: i suoi grand hôtels particuliers e le boulangeries vecchio stile sono l’incarnazione stessa dell’immagine di una certa Parigi. La posizione è molto centrale. Distribuito nel 3° e 4° arrondissement, il Marais si trova sulla riva destra della Senna. A ovest, troverete il Louvre, le Tuileries e l‘Hôtel de Ville; a est i bar animati di Bastille.

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E non lontano c’è il Centre Pompidou. Il Marais vanta la magnifica Place des Vosges e il recentemente rinnovato, e splendido, Musée Picasso. Per una sosta golosa c’è l’imbarazzo della scelta. Tra classiche brasserie e locali più innovativi.

Gli artisti di Montmartre

Se c’è uno tra i quartieri di Parigi che vanta una storia particolare questo è proprio Montmarte. E non a caso venne inglobato in Parigi solo nel 1860. Di li a poco venne scelto da artisti e una massa di squattrinati pieni di fantasia come loro rifugio. E con questa immagine ha conquistato il mondo anche se oggi, ad onor del vero, buona parte di quella patina bohemienne è persa. Affogata nella paccottiglia turistica.

© Paris Tourist Office – Photographe © Sarah Sergent

Montmartre resta comunque un luogo da vedere con le sue stradine che sembrano quelle di un villaggio abbracciato alla collina, dove si susseguono le case colorate. Voi, cercate di evitare le ondate di turisti e lasciate andare le gambe lungo le strade principali come Rue des Martyrs, rue Lamarck e rue Caulaincourt ma poi infilatevi nelle piccole strade dietro il Sacro Cuore con l’aria d’altri tempi dove spicca, strana visione, un vigneto – l’unico rimasto in città- e la vicina rue Ravignan.

Poi arrivate fino a “Le Bateau Lavoir“, all’angolo di place Emile-Goudeau, un palazzo che ora si riduce praticamente solo ad una vetrina. Ma qui abitarono decine di artisti tra cui Picasso, Modigliani, Matisse, Brancusi. Per mangiare fate attenzione alla legione di trappole sparse in giro ma fate una eccezione per il Café des Deux Moulins: questo vecchio caffè in disuso divenne celebre facendo da set al film “Il favolso mondo di Amelie”.

Sedetevi ad un tavolino, bevete un bicchiere di vino e sentitevi un po’ in una favola.

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La città che cambia: Pigalle

Tra i quartieri di Parigi ce ne sono alcuni che nel corso degli ultimi anni hanno cambiato volto: uno degli esempi classici è quello di Pigalle Sud, nota ai più modaioli come “So-Pi” una delle zone più trendy nonostante il passato di area malfamata a luci rosse.

Qui ora si viene per provare i bistrot fusion, dormire in concept hotel come il Le Pigalle mentre in particolare chi cerca ristoranti da scoprire, boulangeries e caffè chic si dirige in Rue des Martyrs. Voi fate come i parigini più attenti alle mode che qui vengono a passeggiare nel fine settimana anche per sbirciare nelle vetrine degli stilisti emergenti che si sono trasferiti tutti da queste parti.

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 Parigi e l’isola più piccola

Quando si pensa al centro di Parigi e ai suo arrondissement centrali subito si viaggia verso la Senna e la zona intorno a Notre Dame che, per quanto ferita dal fuoco, resta il cuore della città. Ma se l’Ile de la Cité, l’isolotto appunto dove si trova la cattedrale, non ha bisogno di presentazioni molto meno nota è la sua sorellina minore, vicina e spesso ingiustamente trascurata.

L’Ile Saint-Louis, che si trova a pochi passi nel quarto arrondissement, collegata al resto di Parigi da quattro ponti ad entrambe le rive della Senna e all’Ile de la Cité, è una specie di oasi di pace nel boato perenne del turismo. La prima impressione è quella che un gigante abbia calato un piccolo villaggio francese nel centro di Parigi. E qui si trova tutto ciò che vorresti dal tuo quartiere: mercati, panetterie, pasticcerie e caffè.

© Paris Tourist Office – Photographe : Marc Bertrand

Mentre gran parte di Parigi si è modernizzata nel corso degli anni, quest’isola rimane romanticamente congelata nel XVII secolo, piacevolmente uguale a com’era decenni fa. Dopo una sosta alla chiesa barocca di Saint-Louis en-L’Île, immensa e silenziosa, provate a concedervi un pranzo tra queste stradine.

Ci sono locali prestigiosi e altri più semplici e economici: voi sedete ad un tavolino del classico bistrò La Brasserie de l’Isle Saint-Louis. E’ li dal 1950. E il tempo sembra essersi fermato.

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A spasso sul canale

Era una zona dimenticata. Per non dire degradata. Ora è una delle aree più piacevoli tra i quartieri di Parigi, ambita dai giovani professionisti benestati – quelli che qui chiamano “bobos”, “bourgeois-bohémien – che smaniano per prendere casa in movimentati appartamenti con vista sull’acqua. Stiamo parlando della zona del canale Saint-Martin, un angolo della città che si trova tra la Gare du Nord e Republique, nel nord-est di Parigi, nel 10° arrondissement.

Il canale sfocia nella Senna a sud e nel Bassin de la Villette e nel Canal de l’Ourq a nord e in tutte le stagioni, ma in primavera e in estate i particolare, tanta gente arriva qui, sulle rive de canale, per fare picnic, suonare le chitarre affacciati sull’acqua e godersi lunghe serate pigre affollando i numerosi negozi di vini e formaggi biologici, i caffè alternativi e i e ristoranti lungo il canale che servono cucine che mescolano influenze diverse.

A piedi e in bicicletta

La domenica poi, due strade parallele al canale, Quai de Valmy e Quai de Jemmapes, sono riservate ai pedoni e ai ciclisti, e rappresentano il posto giisto per noleggiare una bicicletta e vedere la città da una nuova prospettiva. Un’altra possibilità è quella di fare un giro del canale in barca oppure andare a scoprire il vicino Parc des Buttes-Chaumont con le sue strane cascate e le grotte.

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Il viale più bello

Parigi ha molti luoghi che sono icone: basti pensare alla Tour Eiffel o all’Arco di Trionfo. Ma se uno deve pensare ad una via probabilmente la prima che salta alla mente è il viale degli Champs-Élysées. Ed è strano pensare che quel viale, immenso e sempre pieno di vita nasce sotto la chioma di alberi piantati per la prima volta nel 1724 da André Le Nôtre, giardiniere del Re Sole.

Fino a quella data, non c’era il viale ma solo una distesa di campi e orti. Ora il viale che corre tra Place de la Concorde e l’Arco di Trionfo, è spesso definito come il “viale più bello del mondo” e intorno si trovano hotel di lusso, cabaret e alle boutique dello shopping dei marchi più celebri. Ma anche musei e persino un mercato di fiori e prodotti bio.

Ma le oltre 300mila persone che ogni giorno passano di qui vengono in gran parte attirati dalle vetrine di lusso: qui, infatti, il leggendario marchio Guerlain ha la sua casa madre in un edificio protetto dal 1913, mentre il flagship Louis Vuitton è anche un museo d’arte contemporanea, per la gioia dei visitatori. Anche il marchio americano Tiffany & Co ha piazzato qui la sua boutique sorella di quella della Fifth Avenue di New York. E ancora negozi di brand globali e il negozio ufficiale del Paris Saint Germain che vende il merchandising della famosa squadra di calcio di Parigi.

Teatri e musei. E tanto lusso

Ma non solo moda: qui si susseguono anche spazi di cultura come il Théâtre du Rond-Point, che mette in scena opere contemporanee, il Théâtre Marigny o il Théâtre des Champs-Elysées. Senza dimenticare l’imponente Grand Palais, costruito per l’Esposizione Universale del 1900, ospita le grandi mostre che si tengono nella capitale francese. E, proprio di fronte, si può ammirare la superba collezione di opere d’arte del Petit Palais.

E per finire concedetevi una sosta in uno locale talmente celebre da essere stato inserito tra i Monumenti storici di Francia: Fouquet’s. Molte delle brasserie di Parigi sono splendide: ma questa è il top anche se le porzioni sono piccole e i prezzi alti. Qui viene il presidente. E certe cose si pagano.

Il cuore della Rive gauche

Per proseguire il nostro viaggio tra i quartieri di Parigi non possiamo trascurare il 6° arrondissement, il cuore della Rive Gauche. Ovvero il Quartiere Latino, la zona di Saint-Germain-des-Prés, l’area dove si respirava jazz e esistenzialismo, la culla dei principali movimenti culturali parigini del XX secolo. I viali dove Godard e Giacometti hanno condiviso caffè e librerie con Sartre e de Beauvoir. Ma anche quella fetta di città che ospita la Sorbona e dove i marciapiedi non sono mai vuoti.

Qui oggi si può fare shopping nelle tante boutique indipendenti o coccolarsi in alcuni dei più storici ristoranti e brasserie della città. Ed è curioso pensare che questo un tempo era un piccolo villaggio nato intorno all‘abbazia di Saint-Germain-des-Prés, nel Medioevo potente complesso ecclesiastico e ancora la più antica chiesa di Parigi.

Il suo campanile romanico è uno dei punti di riferimento del quartiere che nonostante la sua popolarità è ancora piacevole per passeggiare passando dal Musée de Cluny, ospitato in un palazzo gotico e dedicato alle arti del Medioevo, alle strade laterali tranquille e lastricate.

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Prima di dedicarsi al piacevole studio dei suoi storici caffè. Il loro nome è mito: Les Deux Magots, Café de Flore, Le Procope, Brasserie Lipp, Café Bonaparte. Sapere che al Procope si davano appuntamento Voltaire, Verlaine, Victor Hugo, e Honoré de Balzac rende anche una birra qualcosa di speciale.

Parigi e  il suo volto multietnico

Concludiamo il viaggio tra i quartieri di Parigi citando zone dove non sembra di essere in Francia. Perchè qui il concetto di multietnico è realtà da anni. Il primo quartiere è Belleville, in parte occupato da una delle Chinatown di Parigi, un vivace quartiere che ospita mille colori di pelle e mille culture famoso perché lo scrittore Pennac ha collocato qui la casa di Monsieur Malaussene e della sua stravagante famiglia.

Belleville, d’altra parte, è sempre stato un quartiere operaio e l’immigrazione degli anni ’20 con l’arrivo di greci, ebrei e armeni ne ha cambiato il volto. Poi è stata la volta di nordafricani, africani subsahariani e cinesi che si sono stabiliti qui aprendo la strada a giovani artisti in cerca di affitti bassi.

Ora il quartiere, toccato da più arrondissements (il 10°, 11°, 19° e 20°), non lontano dal cimitero di Père Lachaise non è più il vecchio villaggio di contadini che producevano vino ma il quartiere più multietnico di Parigi dove vagare tra graffiti e gallerie d’arte contemporanea.

La Chinatown d’Europa

Per finire l’altra Chinatown della città: la più grande d’Europa. Si trova nel 13° e colpisce per i grattacieli occidentali e le scritte orientali: la zona si chiama Les Olympiades ed è sorta alla fine degli anni ’60 quando è stata invasa da immigrati orientali. Ora è divertente girare tra le botteghe e i ristoranti economici dove si mangia come in Laos o in Vietnam.

Imperdibile una sosta al Tang Frères, un supermercato fondato da due fratelli e ora sede centrale di una delle più grandi catene di supermercati asiatici in Occidente. L’atmosfera è tranquilla, i prezzi bassi, i sapori buoni e speziati. Poi, stasera, torneremo al fois gras e alla baguette. Ma per qualche ora è bello viaggiare dall’altra parte del mondo. Perchè Parigi è così grande che riesce a contenere ogni cosa.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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