Un tempo era ricca e importante e qui ebbe una villa anche Giacomo Casanova. Ma ora in pochi la conoscono e solo 300 persone la abitano. Ecco perché vale la pena di venirla a scoprire: e non perché le cose da vedere a Mazzorbo, l’isola- sorella di Burano siano tante. Ma perché qui si respira l’aria dell’altra Venezia. Quella più sincera e meno travolta dal turismo di massa.
Si, perché Mazzorbo è una delle isole abitate più tranquille della laguna veneta ed è unita alla sua più famosa vicina, Burano, da una lunga passerella di legno che qui chiamano Ponte Longo. E non è una cattiva idea inserirla in una gita che preveda la scoperta della altrettanto quieta Torcello.
Cosa vedere a Mazzorbo: una Venezia differente
Scendendo dal traghetto all’unica fermata dei mezzi pubblici di Mazzorbo, ci si ritrova subito in un mondo diverso e pacifico da quello di San Marco. Il traghetto si ferma sulle rive di un ampio canale sulle cui rive spiccano diversi edifici dall’aria abbastanza diroccata, retaggio di quando quest’isola così come Torcello, erano una potenza, mentre intorno ci sono molti campi coltivati. Intorno poi, reti da pesca e barche tirate a riva sulla riva dove ci sono le abitazioni più moderne. Questa è un’isola dal ritmo e dall’atmosfera molto rallentata, con distese di terra coltivata che dividono le abitazioni sparse – un mondo molto diverso dal trambusto cittadino di Venezia o dai vicoli trafficati della vicinissima Burano.
Come Torcello, Mazzorbo era un tempo più importante e popolato di quanto non lo sia ora. E lo prova il nome: Mazzorbo è infatti la deformazione di Maggior Borgo, ovvero il luogo più importante per abitanti ma anche per importanza religiosa della laguna. Almeno fino all’anno Mille quando Venezia esplose e divenne la Serenissima. Qui allora c’erano molti mulini e ben dieci chiese e cinque conventi. Con il tempo, l’arrivo di Napoleone e il declino sono tutti scomparsi. Resta oggi tra le cose da vedere a Mazzorbo solo la Chiesa di Santa Caterina. Ma merita la visita.


La chiesa e il vigneto
La chiesa di Santa Caterina fu originariamente costruita nell’VIII secolo e fu inglobata in seguito in un convento benedettino. Venne poi ristrutturata nel XIV secolo con influssi con accenti romanici e gotici e modificata due secoli dopo. Prima che il silenzio calasse sull’isola di Mazzorbo. Le pareti in mattoni sono deformate, il pavimento in marmo colorato è consumato ma un bell’affresco, per quanto sbiadito, si nota vicino al bel coro di legno. All’esterno frammenti di sculture decorano il porticato d’ingresso da dove si vede bene il campanile.
Guardate in alto: si dice che la sua campana sia la più antica della laguna e che risalga al 1318. Per tornare indietro è piacevole passeggiare lungo la fondamenta che segue l’isola e che porta al ponte che congiunge con Burano ma prima occorre rendere omaggio all’altro protagonista della storia di quest’isola: il vino.
A Mazzorbo, infatti, è ancora attiva una tenuta dove si coltiva la Dorona, un‘uva autoctona che è quasi scomparsa in laguna dopo la tragica acqua alta del 1966.
Quest’uva viene ancora prodotta nella tenuta Venissa che si trova su quest’isola ed è particolare anche perchè l’intero appezzamento è circondato da mura di origine medievale. In quello spazio si continua a produrre questo vino che piaceva ai Dogi ma non solo. Ci sono appezzamenti di orti che sono curati dagli anziani dell’isola e che servono per alimentare il ristorante stellato che si trova nella tenuta. C’è però anche una osteria, meno impegnativa, e un resort con cinque stanze. Al tramonto, immersi nel silenzio, pensare che la calca di Venezia sia poco lontana è davvero una sorpresa.
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