• vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia

Ecco le cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia

Ecco le cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia

Che cosa hanno in comune il “De Republica” di Cicerone e la pancetta? Oppure un celtico monaco cenobita con i tortelli di erbette? Nulla, in qualunque altra parte del mondo. Tutto, invece, qui in Val Trebbia. Dove, per secoli, ascetici amanuensi devoti a San Colombano – il loro nome della rosa era in gaelico- hanno tramandato il meglio delle menti antiche fianco a fianco con ruspanti norcini, prosaicamente illetterati, che si occupavano invece delle gole dei contemporanei. Gli uni riempivano di cori le navate tra vespri e compieta; gli altri, piuttosto, tenevano d’occhio il maturare di salami e coppe appesi in cantina. Pergamene da istoriare e budelli da insaccare: in fondo – con rispetto parlando – la materia prima è quasi la stessa. Ed è solo questione di nutrire mente o corpo come accade quando occorre scegliere le cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia. Prendendo il meglio  tra saperi e sapori.

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Cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia: l’abbazia

“E’ vero, la storia di Bobbio si può forse raccontare proprio così, partendo dalla vicenda di San Colombano e della sua abbazia. Senza mai tralasciare le tradizioni gastronomiche di queste terre che della ricchezza del monastero hanno goduto”, sorride compiaciuto il titolare del ristorante “Il piacentino”, da quattro generazioni tavola accogliente nel cuore della cittadina. “Grazie all’abbazia, fondata dal monaco arrivato dall’Irlanda, dal 614 Bobbio crebbe e divenne una potenza, una diocesi, una vera città. Insomma, una capitale della cultura ma non solo”. Già, perché mentre nell’austero scriptorium centinaia di mani ispirate e benedette ricopiavano in foglia d’oro i versi di Virgilio e le Lettere di Seneca – e qui si tramandarono 25 dei più preziosi manoscritti del mondo latino – nella campagna intorno – l’ora et labora non trascura nulla – si allevava benessere. Citano minuziose le cronache che, sui pascoli intorno al chiostro, grufolassero lieti cinquemila maiali e centinaia di vacche e pecore. Nei magazzini, intanto, si accatastavano carni affumicate e pesce da contrattare in mezza Italia, sfruttando pure una flotta di quaranta navi. Strano a dirsi, ma gli armatori, nel Medioevo, stavano anche tra i monti. Proprio gli stessi monti in cui passavano i monaci, i mercanti, le merci mentre si intrecciavano le lingue tra le balze di questa valle che per secoli è stato una specie di intricato e mutevole crocevia tra Emilia e Lombardia, Piemonte e Liguria creando quell’insieme che spiega perché siano così tante le cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia  E dove pure le zolle sembravano vagare seguendo gli ondivaghi ripensamenti dei signori di turno. Se nel 1014 il borgo diventa diocesi – venendo ufficialmente elevata al rango di “città”- qualche secolo dopo si conquista addirittura il ruolo di capoluogo di provincia. Intanto però, tra scaramucce e sotterfugi levantini dei Visconti, dei Del Verme e dei Savoia il territorio continua a cambiare padrone e bandiera. Per fortuna i monaci nello scriptorium proseguirono la loro minuziosa opera di trascrizione, le donne in cucina continuarono a cucinare e nelle cantine i norcini imperterriti andarono avanti a stagionare tesori da affettare.

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 Cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia: a chilometri zero

Ricordi veri o strategie di marketing? Ingiusto chiederlo: ché da queste parti, il maiale è riverito e rispettato. Come è giusto che sia per chi regala ricchezza. E questo spiega anche come mai questa terra verde e prodiga, distesa tra i campi di grano della piana, sino alle irrequietezze del monte Appennino, fiera delle sue vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia, abbia conquistato anche i distratti burocrati europei che, ammaliati, hanno largheggiato in Denominazioni di Origine Protetta: ben tre. Salame, coppa e pancetta. Ed è un record che molti invidiano mentre quel “chilometri zero” che in molte parti è solo un bello slogan di cui farsi belli qui resta ancora una condizione quasi naturale. “Ma certo che è così”, vi risponderà chiunque da questi parti sappia ancora di cose di tavola: “Le preparazioni classiche, quelle della tradizione, si basavano su ciò che stava intorno alla casa: nei campi, nell’orto, nell’aia. E questo vale ancora”. I tortelli di erbetta, piatto simbolo della mano fina della massaia, santificavano così le erbette dei prati e quel po’ di ricotta che restava dalla mungitura. I classicissimi pisarei e fasò poi sono l’archetipo definitivo dell’arte del riciclo: i pisarei non sono altro che gnocchetti preparati salvando il più mesto pane raffermo. E i fagioli che li maritano, nobilitandoli, ognuno li aveva a costo quasi zero nell’orto così come le cotiche che rafforzavano il sugo. Se si aggiunge che anche i pregiati salumi, ideali protagonisti di ogni tavola del dì di festa, sono l’eredità del maiale che ciascuno nutriva coi resti della tavola, si comprende come, in fondo, per mangiare bene non servano quarti di nobiltà.

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Le cose vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia: il ponte del diavolo

Ma prima di sederci a tavola sgranchiamoci ancora un po’ le gambe tra le pietre del borgo che nel Medioevo dettava legge dalla Liguria alle Langhe, dal Garda a Ravenna, da Lucca a Pavia. In un mondo che viaggiava a piedi nemmeno una multinazionale dei globalizzati giorni nostri saprebbe fare di meglio. Con in più, e non è poco, pure la benevolenza che arriva dal cielo. Persino il ponte Vecchio infatti, undici archi sghembi buttati oltre il Trebbia, si regge sulle pietre e su un miracolo: narrano le fole che a costruirlo sia stato, in una sola notte, il diavolo in persona, grazie ad un patto malandrino col solito San Colombano. Inutile dire che il demonio si ritrovò gabbato. E, da allora, sotto le arcate che paion sempre sul punto di collassare, i piacentini in cerca di frescura ci prendono pure il sole con i piedi ammollo godendosi un panorama davvero speciale. E a sancirlo è un premio Nobel innamorato dell’Africa, del fango delle trincee e della lotta contro i tori. “Oggi ho attraversato la valle più bella del mondo”, pare abbia scritto infatti sul suo diario il sempre roboante Ernest Hemingway che passò di qui nel 1945, al seguito dei carri armati a stelle e strisce lanciati a risalire l’Italia squassata dalle bombe. Come giudizio è già una sentenza definitiva. Se ci si aggiunge che lo scrittore, questa volta “in borghese”, sarebbe tornato da queste parti, un decennio dopo, per una delle sue proverbiali partite di pesca a mosca tra i gorghi del torrente Aveto, il racconto impiega poco a colorarsi di mito. Dal marlin del vecchio di Cuba alla trota dell’Appennino: non c’è ente del turismo che abbia mai sognato tanto. Ma forse non c’è bisogno di scomodare nessuno scrittore.

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Le cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia: a spasso tra i castagni

Basta guardarsi intorno e sentire il respiro della terra, fare scorrere lo sguardo tra le cime dei faggi e dei castagni infiammati dalle malinconie d’autunno, seguire sui crinali la silenziosa marcia zigzagante dei cercatori di funghi, osservare le rive del Trebbia finalmente spopolate dai patiti dell’abbronzatura e dai cultori della griglia. E, infine, spegnere per un istante il ronzio del motore che si inerpica sulle piroette dell’asfalto che, chissà perché, scegliendo sempre la via più lunga e tortuosa, collega le sperdute frazioni. Più tardi, ma non troppo ci si potrà divertire a scegliere una tavola e un piatto per concludere la giornata. Allora, mentre la luce inciampa oltre il monte Penice, è bello provare a immaginare cosa debba avere pensato il celta Colombano la prima volta che arrivò qui. L’Irlanda, la casa, era lontana ma qualcosa, è ovvio, deve averlo colpito. Qualcosa di abbastanza verde e bello da fargli decidere di fermarsi. Forse persino lo sdegnoso Cicerone, a modo suo, se potesse oggi gli direbbe grazie.

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Le cose da vedere e da mangiare a Bobbio e in Val Trebbia: gli indirizzi utili

Ristorante Filietto
Località Costa di Mezzano Scotti – Bobbio- Pc
Tel 0523 937104
Chiuso martedi

Ristorante annesso all’omonimo albergo aperto da 60 anni sui colli della valle a qualche chilometro da Bobbio. La cucina rispetta i classici della zona, con in primo piano le paste fatte a mano. Da provare i maccheroni alla bobbiese, la coppa al forno e i salumi serviti con gnocco fritto. Servizio familiare,  cortesia e prezzi contenuti.

Ristorante Piacentino
Piazza San Francesco, 19
Bobbio (Pc)
Tel 0523 936266
Chiuso il lunedi
www.hotelpiacentino.it

Locale storico in pieno centro serve da quattro generazioni piatti del territorio con grande rispetto della tradizione locale. Da non perdere i salumi e i primi piatti. Bello spazio all’esterno nella bella stagione e carta dei vini attenta. Le foto alle pareti, soprattutto d’attori raccontano la storia del locale .

Per dormire
Bed and breakfast Altarelli
Località Altarelli 9 _ Bobbio (Pc)
Tel 0523 937212
www.alloggio-altarelli-b-e-b.it
A 500 metri d’altezza a dieci minuti da Bobbio  un piccolo borgo in pietra recuperato nella pace della collina.  Tre appartamenti nel verde della valle gestiti da una coppia gentile e appassionata.  La vista sul verde, la tranquillità, il tempo che sembra fermarsi. Un luogo dove ritagliarsi un momento di pace.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora i salumi italiani, il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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