Guida dell’Argentario: cosa vedere tra mare, laguna e Porto Ercole

Guida dell’Argentario: cosa vedere tra mare, laguna e Porto Ercole

 Potrebbe essere l’isola che non c’è più. Si, perché il promontorio dell’Argentario un tempo era un’isola. Poi, parliamo di qualche migliaio di anni fa, il mare, le correnti e la sorte hanno deciso diversamente e hanno spinto la sabbia formando i tomboli, quelle lingue di terra e sabbia che ora lo congiungono alla costa insieme alla diga voluta dal granduca Leopoldo per legare Orbetello a questa ex isola toscana, nella Maremma grossetana, Che tra l’altro, ogni guida dell’Argentario ve lo racconterà,  ha una storia tanto antica quanto quei tomboli che l’hanno collegata con la terraferma.

Da queste parti infatti pescavano i greci quando ancora Roma doveva scoprirsi capitale del mondo di allora ma poi partecipò a lotte e scaramucce passando dai fiorentini ai senesi agli spagnoli che decisero di renderla una fortezza. Lo si capisce ancora oggi vedendo quello che resta delle torri e dei forti usati per scrutare il mare.

Guida dell’Argentario: mare davanti e dietro

Guardare il mare ma, stravaganza, qui l’acqua è su due lati. Alle spalle infatti delle due strisce di sabbia si è formata una laguna che è anche una zona protetta che si può visitare in barca. Ma considerate che nel punto più profondo ci sono appena due metri d’acqua e che queste acque sono ricche di pesci pregiati come orate, muggini e spigole e che nidificano grandi stormi di uccelli. Non durante l’estate: ma tra autunno e primavera l’azzurro si tinge di rosa per la presenza di fenicotteri. Ma noi andiamo oltre e andiamo a scoprire i paesi del promontorio. Il punto di partenza sarà quasi certamente Porto Ercole, un borgo marinaro abitato sin dai tempi degli etruschi e oggi inserito nell’elenco dei borghi più belli d’Italia.

Sul mare spiccano le barche dei pescatori mentre passando per la Porta Pisana si entra nel cuore del paese con piccole strade e antichi palazzi tra cui il Palazzo dei Governanti, un tempo residenza dei potenti signori arrivati dalla Spagna, in piazza Santa Barbara dove si gode una bella vista sul porto. Ma se volete davvero far andare lo sguardo occorre salire ancora verso la Rocca Aldobrandesca, nata a partire dal Medioevo che domina tutto il promontorio dell’Argentario, o verso i forti Filippo, Stella e Santa Caterina, poco lontano dal paese, con le loro mura maestose e i cannoni ancora puntati verso il mare.

 

Il capoluogo: Porto Santo Stefano

Ma la nostra guida dell’Argentario prosegue e ci conduce a Porto Santo Stefano, il capoluogo di questa comune sparso sul promontorio a una dozzina di km da Porto Ercole e a una decina di Orbetello. Il suo ruolo di capoluogo deriva dal ruolo avuto nel passato e la sua storia è ricca di lasciti: qui si stabilirono i Romani e col tempo i Senesi prima degli spagnoli e dei francesi prima di entrare nel Granducato di Toscana e nel Regno d’Italia. Un simile retaggio farebbe pensare a una grande ricchezza di palazzi e monumenti ma non è così.  Visto che, purtroppo, i bombardamenti  del 1944  lo hanno praticamente raso al suolo. Ed è rinato dalle rovine.

Il lungomare di Giugiaro

Ma non pensate di rimanere delusi: al contrario già arrivando con l’auto il colpo d’occhio dall’alto riempie lo sguardo e il resto lo si scopre passeggiando lungo il porto del Valle, da dove partono i traghetti per Giannutri e il Giglio, e ancora di più sul lungomare dei Navigatori. I lungomare, quasi sempre, sono ricchi di fascino ma in questo caso c’è di più: questo spazio nasce da un progetto del  grande Giorgietto Giugiaro e ora è il posto giusto per scegliere uno dei tanti ristoranti dove  assaggiare il mare o godersi un aperitivo al tramonto.

L’alternativa è invece quella di proseguire fino in fondo al lungomare, dove si apre la piazza dei Rioni e scegliere qui il locale giusto per la vostra serata. In entrambi i casi l’atmosfera sarà speciale e il mare a due passi. Tanto che viene voglia di fare un tuffo. Un salto in mare che, ogni guida dell’Argentario ve lo ricorderà, sognerete dopo esservi arrampicati in salita fino alla Fortezza Spagnola che risale alla metà del 1500 e racconta ancora oggi quanto l’Argentario fosse una specie di  arcigno spazio militare. Ed è cosi strano pensarlo nell’atmosfera vacanziera che si vive oggi.

Una fortezza alta sul mare

La fortezza si trova su un colle dove si apre una struttura quadrata su due livelli che ospitavano magazzini, spazi per i soldati e soprattutto le postazioni dei cannoni che dovevano difendere dagli attacchi dal mare. Oggi tutto è diverso e all’interno ci sono due mostre che raccontano la storia dei costruttori di navi dell’Argentario e svelano i reperti archeologici trovati dai sub sotto questo mare.

Mare, fortezze, storia; la guida dell’Argentario non è finita. E noi riprendiamo il viaggio verso Orbetello che racchiude tutti questi ingredienti. La cittadina si trova infatti in mezzo alla laguna, che divide in due parti,  ovviamente di Ponente e di Levante, ed è caratterizzata da mura che risalgono alla notte dei tempi ma sono state rinforzate dai soliti spagnoli. In più qui il balletto dei dominatori e dei suoi signori sembra ancora più ricco del solito visto che dal papato venne donato come lascito ad una abbazia e poi a nobili come gli Aldobrandeschi e gli Orsini. Per poi passare di mano tra senesi, spagnoli, regno di Napoli, Toscana e alla fine, finalmente, regno di Italia.

Il mulino e i palazzi degli Spagnoli

Tutto questo ha infuso nel paese, che ovviamente fu abitato da pescatori, uno stile speciale che è compendiato nella cattedrale di Santa Maria Assunta: sorge  sui resti di un tempio romano e poi, tra 1200 e 1300 ampliato e ricostruito più volte per compiacere il signore di turno mentre il segno del potere politico si ritrova nel palazzo del Governatore, residenza del governatore spagnolo in piazza Garibaldi da dove si passa il piazza Plebiscito e quindi in corso Italia, la strada del passeggio e dove si va per vedere e farsi vedere. A proposito di vedere: da non perdere, e impossibile da non vedere, c’è il Mulino Spagnolo , il simbolo di Orbetello.

Si trova in mezzo all’acqua della laguna, poco lontano dalla costa, dove inizia la diga che lo collega all’Argentario, ed è il solo rimasto tra i nove che venivano usati ai tempi degli spagnoli.  Per ammirare questo grazioso mulino dovete raggiungere l’estremità occidentale di Orbetello dove inizia la diga che porta fino all’Argentario.

Una sosta in spiaggia

Ma, dopo tanto esplorare, viene il tempo di rilassarsi e il posto più ovvio è la spiaggia: la guida dell’Argentario vi dirà che le spiagge sono tante e belle e ce ne sono per tutti i gusti. Ma volendo segnalare le più celebri non si può non parlare della spiaggia de La Feniglia, forse la più celebre e fotografata. É lunga oltre sei chilometri e si trova spalmata sul tombolo, cioè la lingua di sabbia che collega la costa con l’ex isola. Alle spalle si trova la pineta, davanti la sabbia chiara e il mare basso e tranquillo. Qui la natura sembra non conoscere l’invadenza degli uomini.

Se volete poi sabbia candida avvolta nel verde potete scegliere Spiaggia Lunga che si trova nella costa sud dell’Argentario. Per arrivare percorrete la strada di Porto Ercole e poi, dopo qualche chilometro, lasciate l’auto e camminate per una ventina di minuti su un sentiero abbastanza ripido. Ma il panorama ripaga della fatica.
Infine chiudiamo questa piccola lista delle spiagge citando la Spiaggia dell’Acqua dolce che si raggiunge con una comoda passeggiata di un centinaio di metri dalla strada sul lato est dell’Argentario. La spiaggia è molto bella, con mare azzurro e sabbia e sassi bianchi ma è anche piccola per cui spesso è affollata. Ma d’altra parte come ci si può stupire se la gente sceglie un posto così bello?

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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