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Memoriale per gli ebrei di Berlino: la storia e le cose da vedere

Memoriale per gli ebrei di Berlino: la storia e le cose da vedere

Il Denkmal für die ermordeten Juden Europas (il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa ovvero il memoriale dell’Olocausto) è uno dei monumenti più forti ma anche controversi di Berlino, monito al grande dramma dell’Olocausto e segno tangibili di una tragedia senza precedenti. Posto nel cuore della città, tra Potsdamer Platz e la Porta di Brandeburgo, il Memoriale per gli ebrei di Berlino si trova, non a caso su un terreno che ospitava un palazzo e alcune proprietà del gerarca nazista Goebbels e si sviluppa su una superficie di 19mila metri quadri.

La sua storia è segnata da polemiche, confronti e ripensamenti – un dato non inusuale a Berlino – ma oggi rappresenta una delle tappe fondamentali nella visita alla città. E della sua complessa storia.

Memoriale per gli ebrei di Berlino

Memoriale per gli ebrei di Berlino: la storia

Le prime proposte per la costruzione del Memoriale per gli ebrei di Berlino iniziarono a circolare tra il 1988 e il 1989 anche grazie ad una raccolta di firme ma la prima vera gara per dare il via al progetto arrivò solo nel 1994. Ma senza esito. Fu solo nel 1997 che venne svolta una nuova gara vinta da Peter Eisemman, un architetto ebreo di New York  anche se il via da parte del  Parlamento tedesco è arrivato solo nel 1999. I lavori poi iniziarono nel 2013 e finirono solo il 15 dicembre del 2004 mentre l’inaugurazione arrivò nel maggio 2005.

L’architetto Eisenman disse che “la tragedia che doveva rappresentare era troppo grande per essere descritta in maniera tradizionale e infatti questa opera non è rivolta alla nostalgia o al ricordo ma offre solo una esperienza individuale”.

In dettaglio, il memoriale è formato da 2711 pilastri di cemento di altezze variabili posti su un terreno che degrada e in cui la vista varia continuamente. Si può entrare nella zona delle stele da qualunque punto e camminare attraverso il terreno in pendenza, con andamento irregolare. Il risultato è che si perde di vista quello che sta intorno e camminando in gruppo ci si può perdere. Il risultato è una sensazione di disorientamento che nasce subito in questa foresta di cemento.

Le stele sono state protette da una vernice speciale per evitare graffiti e profanazioni ma anche questo ha dato vita a polemiche: la ditta infatti chiamata a produrre la vernice è la Degussa che, ai tempi della guerra, possedeva la azienda Degesch responsabile della creazione del gas Zyklon B (proprio lo stesso usato per ila morte degli ebrei nelle camere a gas).

Un memoriale  nato tra le polemiche

Altre critiche sono sorte circa il comportamento dei visitatori. Questo è un luogo di ricordo e omaggio silenzioso e le persone sono incoraggiate a esplorare ogni angolo del sito riflettendo. Purtroppo troppo spesso c’è chi sale sulle stele o chi si mette a correre e sbraitare in questo spazio con atteggiamenti che paiono, in molti casi, quasi di profanazione. E spesso scattano irriguardosi picnic. Per questo nel 2017 un artista israelo-tedesco, Shahak Shapira, ha realizzato dei provocatori fotomontaggi che usano le vere immagini dell’Olocausto per evidenziale l’atteggiamento irrispettoso di tante persone.

Non solo le stele però: per raccontare in maniera più dettagliata la storia dei sei milioni di ebrei morti per mano della follia nazista sotto il monumento è stato realizzato un centro di documentazione. L’ingresso si trova sul lato orientale del campo di steli. Qui in uno spazio non enorme, che obbliga ad un controllo e ad una attesa all’ingresso, si trovano la documentazione sulle famiglie e le donne uomini uccisi ma anche un quadro d’insieme che riguarda il processo di genocidio, non solo in Germania ma in tutta Europa. Ci sono raccolti tutti i nomi delle vittime ebraiche dell’Olocausto e si possono leggere dati  estratti della loro biografia.

Il memoriale dedicato ai gay

Non molto lontano dal Memoriale degli ebrei a Berlino, oltre Eberstrasse, si trova un secondo memoriale dedicato  agli omosessuali perseguitati sotto il nazismo inaugurato nel 2008. E’ un cubo di cemento con una finestrella attraverso cui si vede un filmato con l’immagine di due uomini che si baciano. Si tratta del terzo monumento simile in Germania: gli altri due si trovano a Francoforte e Colonia.
Sul memoriale c’è una scritta in tedesca ed in inglese che ricorda le persecuzioni contro i gay durante il nazismo: negli anni della dittatura ci furono oltre 50mila sentenze contro i gay e oltre settemila finirono in campo di concentramento.

Per arrivare al Memoriale per gli ebrei di Berlino si possono prendere diverse linee urbane con fermata a Potsdamer Platz.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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