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I monasteri trappisti che producono birra in Belgio: il paradiso delle bionde

I monasteri trappisti che producono birra in Belgio: il paradiso delle bionde

Per gli appassionati di malto e luppolo sono un mito. Sono i monasteri trappisti che producono birra in Belgio, luoghi magici dove, si dice, nascono le migliori bionde al mondo. Ma non sono solo luoghi dove spillare. Questi monasteri hanno anche una storia speciale e spesso si trovano in ambienti unici, immersi nel verde e tra splendidi panorami. In più, i monasteri trappisti che producono birra in Belgio sono parte integrante della cultura del paese perché per essere riconosciuti come trappiste le birre si devono rispettare regole ferree: la birra deve essere prodotta all’interno di una abbazia e i monaci devono avere il diretto controllo della lavorazione. Non solo: le scelte produttive e commerciali devono essere gestite dai religiosi e, soprattutto, i ricavi della vendita devono andare per il sostentamento dei monaci e per la beneficenza. Sono religiosi: il profitto non è previsto.

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I monasteri trappisti che producono birra in Belgio: il mito Westvleteren

Un viaggio tra i monasteri della birra in Belgio – che sono solo sei –  porta  per forza nelle Fiandre, dove si trova il monastero di St Sixtus a Westvleteren.  Questa è una delle mete più celebri e famose per la qualità dei prodotti. Anche se  la sua storia parte da un fatto abbastanza banale:  mentre l’abbazia, nel 1800, era in costruzione gli operai avevano diritto, da contratto, a due birre al giorno. E i monaci, per risparmiare, decisero di produrla in proprio.

Inutile dirlo: fu un trionfo. Secoli dopo, la Westvleteren 12 (una delle quattro birre del monastero) è stata dichiarata la migliore birra del mondo. Ma c’è un però: la sala per la birrificazione è piccola e la produzione limitata e i monaci si sono dati un tetto massimo. Ad ogni cliente che si presenta alla porta del convento si vendono al massimo due casse di birra. E gli altri si arrangino anche se ogni tanto qualche bottiglia si trova in qualche locale o qualche negozio specializzato.

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I monasteri trappisti che producono birra in Belgio: Westmalle

Celebre, tra i monasteri trappisti che producono birra in Belgio, è anche  l’Abbazia di Nostra Signora del Sacro Cuore a Westmalle. Anche qui, secondo la regola di San Benedetto, i monaci si occupano del proprio sostentamento oltre che della preghiera. E la birra prodotta oltre ad essere commercializzata per mantenere le strutture religiose viene anche consumata durante i pasti.

Questa è la prassi a Westmalle dal 1836 e la Tripel – la più famosa delle tre birre prodotte qui – è sempre in lizza per ottenere il titolo di miglior birra del mondo. Come nella maggior parte dei birrifici monastici, non c’è possibilità di assistere al processo produttivo – e neppure di entrare tra le mura dell’abbazia dal momento che la vita tranquilla dei monaci deve essere rispettata. Comunque di fronte al monastero c’è un locale che vende i prodotti – anche il terzo tipo,  quello destinato solo ai monaci che si vende appunto e si beve solo qui – e guardare un documentario che racconta questa storia fantastica.

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Un altro nome celebre tra quelli dei monasteri trappisti che producono birra in Belgio è quello dell’abbazia di San Benedetto ad Achel. Questa è l’unico monastero dove si possono vedere i monaci al lavoro intorno ai tini di rame e infatti questo è uno dei pochissimi centri trappisti dove sono ammessi i visitatori. In più il monastero si trova in una splendida posizione tra boschi e colline verdi, a due passi dai mitici campi di battaglia di Ypres, uno dei sacrari della Grande guerra. Proprio la guerra danneggiò pesantemente l’abbazia che era sorta nel 1844 e che fu ricostruita solo nel 1998. Da allora l’abbazia sta crescendo sempre più nel panorama della birra e dei suoi appassionati.

I monasteri trappisti che producono birra in Belgio: la celebre Chimay

A differenza della consorella di Westvleteren, l’abbazia di Nostra Signora di Scourmont ha fatto la scelta di produrre un maggior numero di birre e puntare sui grandi numeri. Questo, tuttavia, prevede che tutto avvenga sotto la stretta supervisione dei monaci e rispettando un “disciplinare” che prevede che ogni bottiglia sia prodotta esclusivamente con acqua proveniente dai due pozzi nei terreni di Scourmont e che il ricavo delle vendite sia interamente destinato ad opere di beneficenza  e di carattere sociale. Le birre Chimay, fino a poco tempo fa, erano solo di tre tipi a cui di recente si è aggiunta la Chimay Dorée: è un caso unico perché si tratta della patersbier dell’abbazia, ovvero una birra chiara  prodotta solo per essere consumata dai monaci.

Proseguendo nel viaggio dei tesori del malto e del luppolo in Belgio arriviamo all’Abbazia di Nostra Signora di Saint-Rémy a Rochefort una struttura monastica dalla lunghissima storia che ha conosciuto anche il declino e l’abbandono. L’abbazia è stata fondata nel 1230 ed è dalla fine del 1500 che si ricorda la produzione di birra. Che però oggi  è in quantità limitata. Questo un po’ per rispettare le regole trappiste ma anche perché qui vivono solo quindici monaci. La struttura è chiusa al pubblico e le degustazioni avvengono nei locali dei dintorni.

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I monasteri trappisti che producono birra in Belgio: la strana bottiglia di Orval

Concludiamo la carrellata tra i monasteri trappisti che producono birra in Belgio citando l’Abbazia di Nostra Signora a Orval. L’attuale birrificio fu fondato nel 1931 per finanziare la ricostruzione della vecchia abbazia caduta in rovina e che può essere visitata nel periodo estivo con visite guidate. Nel convento si producono solo due tipi di birra di cui una è limitata al consumo interno. Quella in vendita si riconosce per la caratteristica bottiglia a forma di birillo. Gli acquisti si possono fare nello shop dell’abbazia dove si possono acquistare anche i formaggi prodotti dai monaci. E birra e formaggi insieme sono il top.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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