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Leonardo da Vinci a Milano: il Cenacolo, il Codice Atlantico e gli altri capolavori

Leonardo da Vinci a Milano: il Cenacolo, il Codice Atlantico e gli altri capolavori

Cinquecento anni senza Leonardo. E tutta la sua immensa eredità ancora da approfondire, scoprire ed ammirare. Sono moltissime le iniziative dedicate al grande genio del Rinascimento che il Belpaese e il mondo gli dedicano. L’Italia è uno dei Paesi che può vantare alcuni dei suoi capolavori più significativi (anche se molti sono al Louvre). E  Leonardo da Vinci a Milano ha lasciato molti capolavori.

Leonardo da Vinci a Milano

Tutti infatti pensano alla Gioconda che sorride misteriosa dal museo del Louvre. Oppure alle tele di madonne sparse per il mondo, dagli Usa alla Russia, passando anche per l’enigmatico “ultimo arrivato”, quel Salvator Mundi che parte della critica attribuirebbe alla bottega del maestro, parte ad un clamoroso falso, e parte ancora a Da Vinci stesso.

Il quadro è stato acquistato, all’asta e per una cifra record, da una delle nobili famiglie degli Emirati Arabi Uniti, con l’intenzione di andare a valorizzare la collezione del LouvreAbu Dhabi. Ma la sua discussa attribuzione sta scatenando fra i critici aspre tenzoni. Così, per ora, il quadro è “sparito”, come ritirato dal mercato e la sua esposizione al pubblico è rimandata sine die. Mentre le opere sicuramente di Leonardo da Vinci a Milano ci sono. E sono ben visibili.

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Leonardo da Vinci a Milano: la sua casa per 20 anni

E allora, per trovare di sicuro  il più vero Leonardo, non serve andare lontano. E’ infatti Milano la città che ospita la più varia e completa testimonianza dell’arte del maestro, fra quadri, affreschi, codici manoscritti e luoghi a lui collegati visto che è qui che Leonardo abitò per vent’anni. Ma,   curiosamente,  c’è un solo quadro nel capoluogo lombardo: ed è  Il Musico.

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E’ custodito alla pinacoteca Ambrosiana, uno dei luoghi più importanti per la cultura milanese e per il rapporto con Leonardo: è conservata qui, infatti,   anche una delle prime riproduzioni a grandezza naturale del celebre Cenacolo. Ad eseguire questa copia dell’Ultima cena, fu Andrea Bianchi, detto Il Vespino, intorno al 1616, proprio quando l’originale, nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie, manifestò problemi di conservazione.

La Pinacoteca ambrosiana è dunque il primo e più importante luogo di partenza per approfondire il lascito di Leonardo da Vinci a Milano. Il museo, infatti, è anche la casa del codice Atlantico, la più importante raccolta di appunti e disegni del genio. Per capirlo basta pensare ai numeri: i fogli che la compongono sono 1119. Il secondo più importante, è quello chiamato Windsor: appartiene alla Regina di Inghilterra e sono meno di 600. Il Codice Atlantico è stato ora  sfascicolato e i suoi fogli vengono  esposti a rotazione nel percorso museale milanese anche se spesso alcuni viaggiano e vengono prestati ad altri musei.

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Leonardo da Vinci a Milano: la magia del Cenacolo

L’idea di  Leonardo a Milano però si lega per quasi tutti per il capolavoro fragile:  il Cenacolo in Santa Maria delle Grazie. Come è ben noto l’artista ha dipinto questa immagine dell’Ultima cena sulla parete della stanza del refettorio del convento tra il 1494 e il 1497. Ma lo ha fatto in un modo particolare: invece di usare la tecnica dell’affresco ha dipinto sull’intonaco asciutto. Doveva garantire dettagli più nitidi: invece i colori hanno presto iniziato a rovinarsi.

Per questo nei secoli si sono succeduti molti restauri con l’ultimo concluso dopo oltre 20 anni nel 1999. Adesso c’è anche una mostra fotografica che spiega tutti questi sforzi e le diverse disavventure vissute dall’opera che anticipa la visita alla sala che è un Patrimonio Unesco. Ricordate che per visitarlo occorre prenotarsi via internet  e che i posti sono limitati. Quindi occorre muoversi per tempo.

Dal 2015 poi, grazie ad Expo, proprio di fronte al Cenacolo, in corso Magenta 65, la suggestione leonardesca continua alla casa degli Atellani che, nelle intenzioni di Ludovico il Moro, doveva essere un lascito dove Leonardo da Vinci avrebbe dovuto impiantare un vigneto. Il progetto rimase sulla carta e rinasce ora in una dimora – giardino di grande fascino.Leonardo da Vinci a Milano

È dipinto l’altro giardino che Leonardo lasciò ai milanesi e al suo mecenate Ludovico, quel “moro”, che del gelso aveva il nome. Nella sala delle Asse del castello Sforzesco, sotto quella “perlinatura” di legno è da tempo ricomparsa la mano di “Leo”. Ed ecco la news più attesa primavera: dal maggio 2019 la sala riapre dopo lunghi restauri, effettuati anche con delicate carezze al laser, che hanno riportato all’antico splendore gelsi ed intrecci vegetali di questo cinquecentesco bersò virtuale. Tutto da vedere insieme ad altri angoli della città meno noti.

L’inventore: Leonardo da Vinci a Milano al Museo della Scienza

Ma oltre che artista fu anche scienziato e ingegnere:e  per scoprire l’altro lato di Leonardo da Vinci a Milano si deve andare al museo della Scienza e della Tecnologia che porta proprio il suo nome. Qui in questo periodo vengono organizzati eventi e laboratori per scoprire la grandezza del genio toscano senza dimenticare che questo museo raccoglie la più grande collezione al mondo di modelli tratti dai disegni originali. Volete sapere come sarebbe stata la vite aerea? Qui lo potrete vedere a grandezza naturale  così come sono esposti studi e modelli che riguardano campi del sapere che vanno dalla fisica alla botanica.

Leonardo da Vinci a Milano

Leonardo ha sempre sognato di cambiare anche l’architettura” della “sua” Milano. I Navigli e i corsi d’acqua hanno sempre suscitato il suo interesse, alimentando vasti studi di ingegneria idraulica che accompagnarono la sua vita fino alla fine. Oggi è sul naviglio della Martesana, l’unico all’interno della cerchia delle mura spagnole ad essere il testimone più evidente delle intenzioni di da Vinci che fin dal 1482 aveva fatto degli studi a proposito.

La Conca dell’Incoronata, dal nome di una chiesa limitrofa, è detta anche delle Gabelle, se si guarda, piuttosto laicamente, alla sua funzione di riscossione delle tasse per chi accedeva al centro città da queste latitudini. Venne costruita nel 1496 durante il ducato di Ludovico il Moro: la direzione dei lavori venne affidata agli ingegneri Giuliano Guasconi e Bartolomeo della Valle con la  consulenza di Leonardo.

Questo tratto di canale è stato interrato tra il 1929 e il 1930, per la chiusura della cerchia dei Navigli. Oggi un progetto di valorizzazione è allo studio, per riportare alla luce anche l’originale di Leonardo, fra un drink e una brezza del dopocena nella vicina zona della movida.

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Leonardo da Vinci a Milano:  il “suo” cavallo

Più che di corse, Leonardo si interessò semmai ai cavalli, per la loro fisionomia e l’eleganza del movimento. Oggi però, ad unire il genio di da Vinci all’equitazione è un grande cavallo che da il benvenuto all’ippodromo di San Siro, all’ingresso del piazzale dello Sport. Si tratta di una delle statue equestri più grande al mondo: si chiama  “Cavallo di Leonardo” ma non è suo.

L’opera, realizzata dalla scultrice statunitense Nina Akamu, è arrivata in Italia, non senza qualche contestazione, nel 1999 e trae semmai spunto, per il suo lavoro, dai disegni originali di Leonardo da Vinci. In particolare, gli studi sui cavalli sono conservati nei fogli Windsor dei suoi manoscritti, quelli che il tempo ha in parte tinto di blu chiaro e che sono oggi di proprietà della regina Elisabetta.

Leonardo fin dal 1482, lavorò, in effetti, ad una grande statua equestre su commissione di Ludovico il Moro che voleva dedicare l’opera alla memoria del padre Francesco. La scultura doveva essere fusa in bronzo, ma nel periodo milanese, Leonardo ne realizzò solo un modello in creta, oggi andato perduto.

Nell’anniversario della sua morte Milano ha dedicato al cavallo di Leonardo una serie di appuntamenti con tanto di app, la Leonardo Horse project. Una serie di artisti internazionali si sono, infatti, cimentati nella realizzazione di riproduzioni o opere ispirate al grande progetto equestre leonardesco. Sotto la guida di Cristina Morozzi, la città è stata “invasa” da 13 magnificenti quadrupedi di varie dimensioni, in una esposizione itinerante nei luoghi simbolo della città. Per trovarli ed ammirarli tutti, l’applicazione permette una curiosa caccia al tesoro via cellulare.

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Leonardo da Vinci a Milano e la Madonna dell’Ermitage

E’ uno dei sorrisi più dolci e per qualcuno, però, potrebbe non essere di Leonardo. O perlomeno, non pienamente. La Madonna Litta da sempre alimenta il mistero e pur non sfiorando i picchi dell’affaire legato al Salvator Mundi, la sua certa attribuzione al genio toscano è periodicamente rimessa in discussione. Per farsi un’idea o per rivederla in Italia una volta ancora, Milano è ancora l’indirizzo giusto. L’Ermitage di San Pietroburgo, che acquistò la Madonna Litta nel 1865 dal duca Antonio Litta Visconti Arese, ha infatti prestato la tela al museo Poldi Pezzoli dove sarà in mostra nell’esposizione “Intorno a Leonardo. La Madonna Litta e la bottega del maestro”.

L’attribuzione a Leonardo del dipinto non è da tutti accettata, c’è chi lo ritiene opera di un suo allievo come Giovanni Antonio Boltraffio. E proprio con un capolavoro di Boltraffio posseduto dal Museo Poldi Pezzoli, la Madonna della rosa, e con altre opere dei suoi allievi, il dipinto dell’Ermitage sarà messo a confronto.

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Foto di -matteo-garza-da flickr

Leonardo da Vinci a Milano. Ma anche a Vigevano

In Lombardia sono moti i luoghi che restano leonardeschi nei secoli. Ci sono gli scorci della Valsassina che potrebbero aver ispirato molti degli sfondi leonardeschi e poi ci sono delle certezze. Come Vigevano, in provincia di Pavia, che alla fine del Quattrocento era una piccola seconda Milano. La volle così Ludovico il Moro, come sua seconda casa, dimora di campagna e la cittadina splendeva in bellezza ed armonia ben più di altre grandi metropoli dell’epoca.

Leonardo fu spesso inviato dal Moro – come anche un altro big dell’epoca Donato Bramante – fra queste lande e forse proprio i suoi studi sulla città ideale si rifanno a quanto vide e pensò per Vigevano. Ne studiò i canali e le stalle, ne scrutò le vigne e le campagne e da allora il legame con il bello e il senso di essere stata una delle “favorite“ del duca, non si è mai affievolito in questa cittadina di provincia che conserva una delle piazze più belle d’Italia.

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La città ospita una serie di eventi, fra cui l’esposizione Anatomia in figure, alle scuderie del Castello, che mette in relazione studi anatomici di Leonardo e di Guido Da Vigevano, l’altra gloria della città. Un’altra mostra riguarderà la pittura con una serie di dipinti di ambito leonardesco e bramantesco che tracceranno l’eredità del genio toscano.

Il lascito di Leonardo a Vaprio D’Adda

Cercando, invece, ancora fra rivi e fiumi, è l’Adda ad aver ispirato Leonardo nei suoi studi di idraulica. Da Vinci soggiornò spesso, ospite della famiglia Melzi, a Vaprio D’Adda e lavorò alla nuova commessa del suo duca che gli chiese di elaborare anche un progetto per navigare fiumi e navigli. Sull’Adda si è fatto tesoro di questa eredità che è sempre rimasta disegnata e mai realizzata a tre dimensioni.

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E questa volta è il codice Windsor, oggi di proprietà della corona inglese, a raccogliere la maggior parte degli studi in merito. Si tratta di alcuni fogli databili al 1513 che parlano di un “porto” – così Leonardo definì l’imbarcazione – trainata da una fune a mano lungo la corrente. Fra Imbersago e Villa D’Adda, però, ad unire le sponde lecchese e bergamasche hanno pensato fin dal Cinquecento grandi famiglie nobiliari, a scopo commerciale. Landriani, Barbiano di Belgioioso e poi i Castelbarco.

Per loro quel traghetto costruito sulle idee del genio toscano fornì prosperità e qualche grana. Nel secolo scorso, il porto della Conca di Vaprio è divenuto un percorso naturalistico e turistico. Tutt’oggi è ancora oggi in funzione un piccolo traghetto che sembra aver attraversato i secoli per raccontare a noi il suo geniale intuito.

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Giornalista professionista scrive di cronaca, sport invernali e società per Il Giornale, Sci, Stile e Quattroruote. Dopo Tuttoturismo, Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Repubblica Viaggi e Corriere.it, oggi viaggia fra la Brianza, Parma e le alpi e scrive anche per il web col portale Il Turista. Ha seguito dieci anni la Coppa del Mondo di sci alpino per Infront Italy e Sky Sport, poi lo scialpinismo per Ismf, la Federsci internazionale. Fra i suoi punti d’orgoglio dieci nipoti, due ascese al Monte Bianco e la prima maratona di Milano, chiusa fieramente all’ultimo posto.

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