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Settimana Santa di Siviglia: processioni e candele all’alba

Settimana Santa di Siviglia: processioni e candele all’alba

E’ un misto di devozione, folklore e superstizioni, passioni di testa ed emozioni del cuore. Luci di candele e ipnotico salmodiare. Flamenco e arte. Molto sacro e parecchio profano. E’ la Settimana Santa di Siviglia, una delle feste religiose più importanti di Spagna o forse del mondo. Non foss’altro per il numero di persone che coinvolge e per le emozioni che scatena quando le ciclopiche immagini di Gesù e della Vergine piangente, sormontate da corone d’oro e avvolte da mantelli ricamati, vengono portate a spalla per le strade della città. Le processioni sono cinquantotto, i nazareni, incappucciati ed a piedi scalzi che le trasportano, migliaia. Mentre Siviglia, in ogni sua fibra, marcia al ritmo dei tamburi e delle voci dei fedeli. Ecco perché se c’è un momento in cui andare alla scoperta di questa città nobile e bellissima è proprio quella della settimana di Pasqua.

Manca meno di un mese ma già ora, nei i vicoli tra la Cattedrale e l’Alcazar, tutto è quasi pronto per la Settimana Santa di Siviglia anche perché è un rito che si ripete da oltre cinque secoli. Ma con una forza sempre nuova. In quei giorni, quest’anno tra il 24 e il 31 marzo, almeno sessantamila persone, parteciperanno alle sfilate delle confraternite che partendo dalla propria chiesa raggiungeranno la cattedrale secondo un percorso codificato dal cardinale Niño de Guevara. Qui le tradizioni si rispettano: il suo sigillo è legge dal XVII secolo.
In quei giorni i nazareni, con i classici cappucci, trasportano a spalla i «pasos», pesanti immagini religiose dall’imbrunire fino a notte fonda. E per chi ha assistito è una suggestione che non si dimentica: il momento più emozionante è quando le confraternite marciano nella «carrera oficial», che inizia in via Campana e termina con l’arrivo alla Cattedrale. Al rimbombo dei tamburi e al canto del fedeli si aggiungono le saetas, armonie flamenche che la gente canta a cappella dai balconi, per rendere omaggio alla sacre immagini della Settimana Santa di Siviglia.

Settimana Santa di Siviglia

La Settimana Santa di Siviglia: in processione all’alba

Il culmine della Settimana Santa di Siviglia poi arriva con la «madrugada», l’alba del Venerdì Santo quando gli incappucciati marciano con sulle spalle le statue più venerate: inizia El Silencio, la più antica confraternita, che verso l’una e trenta del mattino, nell’assoluto silenzio percorre la «carrera oficial». Seguono la cofradia de Jesus del Gran Poder, che trasporta un Cristo del XVII secolo che è un vero capolavoro d’arte sacra, e la cofradia de la Macarena, che trasporta il «paso» della Vergine più adorata. E’ un rituale lento e immutabile che prosegue fino a dopo il sorgere del sole. Mentre le strade cittadine brulicano di vita e fervore. L’odore delle candele riempie l’aria e intorno si accalca un milione di persone. Ma questo questa è Siviglia, la cattolicissima d’Andalusia, e non c’è da stupirsi. Anche se la sua cattedrale, la terza maggiore al mondo, dopo San Pietro in Vaticano e Saint Paul a Londra, è fondata su una moschea e qui il monumento più importante, l’Alcazar, è stato anche palazzo di re. Ma soprattutto di califfi. Un’altra, ennesima curiosità nata dalla storia e dal mescolarsi dei popoli che spiega l’eterno fascino della città che è stata porto fluviale e colonia romana, e due imperatori come Traiano e Adriano sono nati qui, fortezza dei Mori e rifugio per i mudéjares, i musulmani che continuarono a vivere secondo i propri costumi dopo la riconquista cristiana ma anche faro della cristianità. Prima di trasformarsi in porta delle Indie. Un intreccio che affascina chi arriva ora e si lascia perdere nelle strade tortuose del centro abbracciato dal fiume Guadalquivir in questa stagione già sfumate dal sentore dolce di arance e di fiori. Per cogliere gli aromi basta passeggiare un po’ per Santa Cruz, l’antico quartiere ebraico antico, un reticolo piacevolmente imperfetto di case bianche andaluse, con cortili dietro ogni angolo e fiori dai colori vivaci ovunque. Lasciate perdere le guide e girate a caso: sicuramente troverete un angolo dove vorrete fermarvi a bere qualcosa in un piccolo caffè.

Settimana Santa di Siviglia

La Settimana Santa di Siviglia e i documenti di Cristoforo Colombo

Ma le cose da vedere in questa città sono tante: e il bello è che sono facili da raggiungere con una passeggiata senza fretta. Una di quelle più curiose e forse meno frequentate è la casa Lonja. E’ al centro della Plaza del Triunfo e potrebbe sembrare uno dei tanti palazzi tardo-rinascimentali della città. Non è solo quello: nelle sue sale si conservano documenti che ricordando come la geografia sia stata assai diversa un tempo. Perché qui si conserva l’Archivio generale delle Indie, ovvero la storia dettagliata della colonizzazione europea del Centro e Sudamerica. Qui si conservano i testi scritti da Ferdinando Magellano, il primo circumnavigatore della Terra e da Cristoforo Colombo, ma pure i documenti dei conquistatori del Messico e del Perù: Cortès e Pizarro. Dopo di loro il mondo non sarebbe più stato lo stesso. E sarebbe diventato il nostro mondo. Un posto dove la modernità e la tecnologia sono diventati dittatori. Anche se per una settimana in Andalusia il ritmo lo danno ancora il passo dei nazareni incappucciati e il suono del tamburo. Suoni di fede e di tradizione, di voce di uomo. Semplicemente voce di Siviglia.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora i salumi italiani, il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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