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Guida di Saint Barth, i Caraibi francesi amati dai miliardari

Guida di Saint Barth, i Caraibi francesi amati dai miliardari

“Ostra Strandgatan”, “Kungsgatan”, “Nygatann”. Ai Caraibi non sono certamente questi i nomi delle strade che ti aspetti. Ma questi sono Caraibi in salsa svedese, sono quelli che trovi e respiri se ti trovi a Gustavia, la capitale della collettività d’oltremare di Saint Barth, piccola enclave francese nel nord delle Antille, 400 chilometri a nord-ovest della Martinica. E migliaia di chilometri dall’Europa e dalle acque gelide del porto di Stoccolma. Nonostante questa distanza, però, per scrivere una guida di Saint Barth occcorre partire  proprio da qui, da quelle scritte con gutturale cacofonia scandinava, dalle stravaganze che riguardano questo scoglio di appena ventun chilometri quadrati spersi nel blu che per un secolo appartenne alla Svezia fino a quando nel 1878 la Francia la ricomprò (all’epoca le isole si scambiavano come figurine): nel 1946 arrivò lo status giuridico di dipartimento francese con gli stessi privilegi della madre patria, comprese tasse e passaporto anche se poi il vero momento si svolta giunse nel 1957 quando il miliardario americano David Rockefeller acquistò per sè una proprietà. La notorietà dell’isola rapidamente crebbe, lo scoglio franco-svedese iniziò la nuova vita. E si scoprì blasonata come l’isola dei miliardari. E sapendo che qui hanno avuto casa i Ford e i Rothschild forse non serve dire altro.

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Guida di Saint Barth: discrezione e mare blu

Qui a Saint Barth (che per essere precisi occorrerebbe chiamare Collectivité de Saint-Barthélemy) ci sono poche strade. Ma guidando in giro si scorgono panorami da cartolina. Anche gli alberi sono pochi: al massimo quelle che spuntano sono le palme sulla riva del mare. Anche le baie non sono sfacciate: ma il primo capitolo di un’affidabile guida di Saint Barth vi racconterà che qui la folla non esiste e la discrezione è stata scelta come filosofia di vita. Per il resto tutto è a portata di mano, così, in apparenza, facile e naturale, protetto dal sussiegoso basso profilo persino dallo scorrere del tempo. Come molte altre isole dei Caraibi, Saint Barth è stata scoperta da Cristoforo Colombo, che nel 1493, le affibbiò il nome di suo fratello Bartolomeo. Rimase a lungo però quasi dimenticata fino a quando i francesi la riscoprirono e la fecero propria nel 1648. “Luigi XVI però decise di cederla alla Svezia nel 1785, in cambio della possibilità di usare il porto di Göteborg”, spiega il  responsabile del Consiglio per il turismo locale. Si chiama Niels: come nome di un nativo caraibico c’è qualcosa di strano. “Gli svedesi così si stabilirono a Saint Barth e fondarono il paese di Carenage che poi venne ribattezzato come Gustavia in onore del re Gustavo III” prosegue Niels.

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Guida di Saint Barth: case colorati e negozi di lusso

Il villaggio, costruito intorno ad un porto naturale, ha conservato uno stile particolare con case di legno colorato che potrebbero ricordare vagamente i panorami di Gamla Stan, la città vecchia di Stoccolma anche se poi sbarcano persone provenienti da ogni paese del mondo attirate dallo status di porto franco. Ma non immaginate una metropoli: la guida di Saint Barth ricorda che gli abitanti sono solo 3100 e la vocazione portuale è evoluta con il mutare del carattere e delle possibilità delle persone che sbarcavano. Prima marinai, adesso vip di tutto il mondo e anche se Gustavia rimane principalmente un porto, e ha conservato il suo senso di luogo vocato agli affari, è molto cambiato anche il tipo di merci: oggetti elettronici e beni di lusso hanno sostituito il bestiame e gli attrezzi da lavoro che un tempo venivano sbarcati dalle golette a vela così come le navi da trasporto sono state sfrattate da giganti da crociera e mega-yacht. Oggi è possibile passeggiare tra scintillanti negozi di gioielli e boutique con il meglio delle griffe del lusso ammirando le facciate restaurate di parecchi edifici in legno e pietra che sono un lascito dell’epoca svedese oppure sostare languidamente sulle terrazze dei locali sul lungomare godendosi l’invidia per i giocattoli d’alto mare ancorati di fronte. Sul lato opposto del porto, lungo la Rue du Bord-de-Mer, si trovano molti ristoranti e alcuni palazzi importanti così come il restaurato edificio del museo comunale che ospita la biblioteca dell’isola e il suo principale museo. Tutto intorno, i negozi di lusso si susseguono fino ad arrivare alla piazza d’Oro, una sorta di mini centro commerciale all’aria aperta di fronte al porto, dove le vetrine espongono le loro merci a prezzi quasi sempre esorbitanti. Non mancano poi i ristoranti: la guida di Saint Barth vi segnalerà che potrete scegliere tra circa una ottantina di locali che offrono proposte per gourmet ma anche semplici panini. Ovviamente tutte le cucine sono rappresentate anche se la parte francese è ovviamente dominante.

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Allontandosi appena dal centro di Gustavia si può arrivare a Sain Jean la baia dove una volta si rifugiavano i corsari protetti da batterie di cannoni piazzati su un isolotto in mezzo all’insenatura. Qui a partire dai anni 1950 è nato l’Eden Rock, il primo albergo dell’isola, posto su un promontorio che domina la baia. L’hotel è stato costruito da Rémy de Haenen, un avventuriero e pioniere dell’aviazione nei Caraibi, che è stato anche sindaco dell’isola dal 1962 al 1977. Il suo hotel è stato frequentato da David Rockefeller, che ha funzionato da calamita per il pubblico dei turisti americani. Saint Jean si è poi molto sviluppato e ora ospita anche il secondo più grande centro commerciale dell’isola, nonché magnifiche ville, alberghi e ristoranti eccellenti.
Sulle colline intorno poi si trovano gli alberghi di lusso e belle ville nascoste nella vegetazione tropicale e tra cascate di fiori colorati. Da Saint Jean, è possibile dirigersi verso Gustavia o proseguire per Lorient, seguendo la strada costiera, che ha belle viste sul mare e sulle colline nell’interno.

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Guida di Saint Barth: turismo come ricchezza

Novemila persone vivono permanentemente sull’isola dove il turismo è l’unica risorsa. Ed è una risorsa che rende. La disoccupazione è inferiore al 2% e la popolazione paga tasse solo simboliche. Un privilegio che deriva dal nome degli ospiti che frequentano questi luoghi: da Bill Gates a Roman Abramovich sono di casa qui e con loro clienti di livello sempre più elevato che hanno fatto lievitare i prezzi delle case e delle notti in hotel. Non male per un’isola che negli anni ’60 aveva circs 300 turisti all’anno. Ora sono trecentomila che arrivano affascinati dal sole e dal mare: si tratta per lo più di ricchi americani che trovano, vicino a casa un piccolo pezzo di Francia.

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La guida di Saint Barth rivela che ci sono quattordici spiagge, tutte splendide e formata da lunghe distese di scintillante sabbia bianca. Poche sono affollati, anche in alta stagione, e sono senza esclusioni pubbliche e gratuite. E il mare è sempre splendido. A poca distanza dalla capitale si trova la spiaggia di Shell beach che prende il nome dalla propria forma mentre le spiagge di Cul de Sac, ancora una volta come il nome suggerisce, si trova in una baia abbastanza profonda che rende l’acqua sempre molto tranquilla. Chi voglia prendere il sole senza costume deve scegliere la spiaggia di Anse de Saline mentre Flamands offre una splendida spiaggia e la comodità di essere a pochi passi da alberghi e ristoranti.

Il villaggio di Corossol si stende alle spalle di bella spiaggia e ha anche un piccolo porticciolo dove dondolano all’ancora le barche dei pescatori che si dice discendano direttamente dai coloni arrivati dalla Normandia. Più difficile da raggiungere è Colombier, raggiungibile in barca da Gustavia o con una passeggiata di mezz’ora lungo un sentiero panoramico mentre le spiagge di Marigot e di Lorient sono appartate e tranquillo anche se la domenica si riempiono delle famiglie del posto in cerca di un po’ di relax.

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Guida di Saint Barth: come arrivare e muoversi

Il modo più facile e più comodo per arrivare a Saint Barth è ovviamente in aereo. Un certo numero di grandi compagnie aeree hanno voli  internazionali per St Martin, un’isola vicina a Saint Barth, con le aziende locali di trasporto che forniscono i voli di collegamento per il piccolo aeroporto Gustave III che si trova a soli cinque minuti di auto da Gustavia. È inoltre possibile ottenere un passaggio in barca da St Martin a Saint Barth grazie ad un servizio di traghetto giornaliero.
Una volta arrivati sull’isola ma macchina si renderà praticamente necessaria per raggiungere le diverse spiagge e spostarsi tra gli alberghi e i ristoranti anche se Saint Barth è abbastanza piccola: da ogni punto dell’isola è possibile raggiungere il punto opposto in meno di 20 minuti d’auto.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora i salumi italiani, il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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