Viaggio sulla Route 66: cosa vedere, le città e il percorso

Viaggio sulla Route 66: cosa vedere, le città e il percorso

Si scrive viaggio sulla Route 66. Si legge on the road. Perché questa non è una strada, o meglio non solo. Questa nastro d’asfalto srotolato dall’alba al tramonto per 2448 miglia (che tradotto significa circa 4000 km) vibra per gli arpeggi di Woody Guthrie e gli assoli del Boss, ricorda i sogni calpestati dei furibondi di Steinbeck, palpita per il rombo dei chopper di quando Easy Rider non era solo un film ma uno stile di vita, si specchia in una serie di istantanee divenute icone, come i motel di Hopper e i Ray Ban di James Dean, i dinner affogati nella polvere e i macchinoni con le ali sul baule, il mito del viaggio e quello della frontiera, natura capricciosa, fischiare sgarbato del vento e tante vite. Spesso vendute a prezzo di saldo.

Insomma, ecco perché un la Route 66 non è solo un percorso ma un’esperienza su quella che, non a caso, viene chiamata “The mother road“, la madre di tutte le strade. Per gli americani, è ovvio, ma anche per noi che quel pellegrinaggio lo sogniamo da quando eravamo bambini. E vivevamo invece tra la via Emilia e il west.

Viaggio sulla Route 66: nasce il mito on the road

La Route 66 è un sogno nato nel passato, in particolare nel 1926, quando venne ideato il progetto di creare una arteria che attraversasse il continente e che fosse aperta tutto l’anno. Per farlo è servito creare un corridoio lastricato che tagliasse nel bel  mezzo tutta l’America rurale partendo da Chicago e arrivando sino ad oltre Los Angeles, attraversando otto stati e tre fusi orari.

Come un’arteria che trasporta il sangue la “strada madre” ha nutrita le piccole comunità sparse nelle enormi distese di campi degli stati centrali degli Usa, ha dato lavoro a generazioni di camionisti e ha visto scorrere le carrette delle famiglie costrette a lasciare le proprie case durante la Grande Depressione, quelli partiti con pochi stracci e molta speranza e diretti verso un mitizzato Ovest di benessere, tagliando l’intero paese perché la Route 66 è stato per molti una scorciatoia per la libertà. Ma anche l’avvio del tour nell’orrore: durante la Seconda guerra su questo asfalto si incolonnarono i camion che portavano i soldati pronti per imbarcarsi per la Normandia e i campi di battaglia. Altra dimostrazione che la storia recente degli Usa è stata scritta lungo questi rettilinei tirati nel nulla.

Una strada? No, un mito

La celebrità e il mito della Route 66 comunque sono poi cresciuti negli anni ’50, quando i turisti hanno iniziato a percorrerla grazie alla diffusione delle auto e questa era la strada diretta per chi puntava verso Los Angeles. Con il crescere del traffico si è sviluppato anche tutto quello che stava intorno: e si crearono delle vere e proprie attrazioni turistiche oltre ad una rete capillare di motel e luoghi per la sosta.

Non a caso questa strada è stata l’incubatore di uno dei marchi globali più celebri al mondo. Proprio qui, sul bordo della “strada madre” a San Bernardino è nato un fast food destinato ad una certa notorietà. Il suo nome? Mc Donald’s.

Route 66: un’icona che sopravvive al tempo

Ma  se è stato un periodo di enorme successo è stato anche breve: è bastato che nel 1956 la nuova legge federale sulle autostrade voluta dal presidente Dwight Eisenhower introducesse nuove regole per le strade interstatali, che da allora in poi dovevano garantire nuovi standard di sicurezza e velocità, per dare inizio al declino. Il traffico iniziò a scegliere altre strade, le stazioni di servizio cessarono miseramente per mancanza di clienti, le cittadine cresciute sul benessere portato da chi si metteva in viaggio sulla Route 66 si scoprirono più povere e senza futuro.

La fine era iniziata. Nel 1984 addirittura la società che gestisce le autostrade a stelle e strisce l’ha cancellata dalla lista. La Route 66 è stata dismessa ed ha cessato di esistere. Ovvio: si tratta di una scomparsa per la burocrazia. Lunghi pezzi di strada esistono ancora e possono essere percorsi ma spesso non sono collegati tra di loro e serve un navigatore per non perdersi. Quanto ne è rimasto oggi? Si dice l’80%. Ma per tutti noi un viaggio sulla Route 66 resta reale e presente. Almeno nel ricordo.

Asfalto come un parco nazionale

Negli ultimi dieci anni, le organizzazioni non-profit e del National Park Service degli Stati Uniti hanno studiato iniziative e persino distribuito borse di studio per proteggere e preservare ciò che resta di questo mito americano che attira persone da tutto il mondo disposte ad affrontare lunghe tappe su strade dissestate pur di poter vantare di avere percorso tratti della 66 originale per un viaggio all’insegna della nostalgia.

Il premio? Sfiorare motel d’epoca, distributori di benzina restaurati e piccole città sonnacchiose che però hanno conservato lo spirito di una epoca. E anche questo è il segreto del viaggio di una vita.

Otto stati da attraversare

Un viaggio sulla Route 66 permette di attraversare la bellezza di otto stati e quindi offre la possibilità di scoprire distese di deserto, montagne, zone agricole, le grandi città metropolitane e paesi di cui nessuno ricorda il nome. Le città sono certamente i posti giusti per le soste ma se si vuole penetrare lo spirito di quello che è stato la Route 66 è nei villaggi che occorrerebbe fermarsi. Lungo le Main street, mangiando nelle tavole calde che sembrano uscite da un telefilm, si ritrova l’immagine che per molti di noi è la vera icona della provincia americana.

Lo abbiamo detto: la Route 66 è nata per permettere alle persone di andare da un punto all’altro: ma oggi è la Route 66 che si è trasformata nella stessa destinazione.

L’inizio e la fine

La route 66 va da Chicago, Illinois a Santa Monica, in California. A Chicago, la partenza ufficiale, giusto per complicare un po’ le cose si trova su due strade anche se il punto codificato è  su Jackson Blvd quasi all’angolo con Michigan Avenue. Il cartello ufficiale – quello dove tutti si scattano la foto – si trova su un alto palo (accanto ad una fermata dell’autobus per prevenire che qualcuno lo rubi).

Per cui per trovarlo alzate lo sguardo. A Santa Monica scovare il punto esatto è un po’ più semplice: si trova precisamente all’intersezione di Lincoln Boulevard con Olympic Boulevard. Qui la strada non prosegue perché oltre c’è il mare. Ma i sogni, e la Route 66 è un sogno, non si fermano certo per un po’ d’acqua.

Basta qualche tappa per entrare nel mito

La maggior parte delle persone che iniziano un viaggio sulla Route 66 non percorrono l’intera lunghezza della strada. E il motivo è evidente: per godersela tutta occorre molto tempo e ora che ci sono lunghe deviazioni la percorrenza si allunga e di parecchio. Moltissimi quindi scelgono di percorrere alcuni tratti, saltando sulle veloci autostrade interstatali per risparmiare tempo tra le principali destinazioni.

Se si dispone di tempo limitato l’idea migliore è quella di scegliere una sezione che si adatta con i propri interessi o che  si leghi con i propri piani (ad esempio, scegliendo quali tra le città principali lungo il tragitto andare a scoprire). Ovviamente la lista è quasi infinita. Ecco alcune idee.

Gli stop imperdibili

Per chi sia un appassionato del mondo dei cowboys e del selvaggio West il tratto migliore del viaggio sulla Route 66 è quello che va dall’Arizona all‘Oklaoma dove non ci si deve perdere il Cowboy & Western Heritage National Museum. Qui sono nati alcuni miti dell’epopea western e a poca distanza, a Vinita, si svolge un celebre rodeo.

Nel tratto del Texas si può pensare ad una sosta per una vera bistecca da cowboy al Big Texan Steak Ranch di Amarillo, dove dal 1960 si smazzano ciclopiche T boon steak da 72 once (ovvero due chili) prima della visita all’American Quarter Horse Association Heritage Center (tutto sui cavalli e la monta western).

Il centro storico di Albuquerque e quello di Santa Fe sono entrambi ottimi posti per comprare abbigliamento in stile cowboy prima di fiondarsi verso a Oatman, in Arizona, che era una vera e propria città mineraria ai tempi della corsa all’oro e che ora mantiene in vita il culto di quello stile e di quel tempo. In California poi imperdibile la sosta al Calico Ghost Town. Avrete tutto quello che sognate: portate un cappello a larga tesa e preparatevi ad un duello.

Deserti e vecchie auto

Gli appassionati della natura selvaggia dovrebbero invece scegliere per il viaggio un tratto che passa nel deserto del Mojave in California, una delle aree meno popolate e spaventose tra quella attraversate dalla Route 66. Questa è stata per molto tempo la parte più pericolosa per la maggior parte dei conducenti perché l’acqua scarseggiava, le distanze tra i centri abitati assai lunghe distanze e le vecchie auto facilmente si surriscaldavano nel caldo del deserto.

Chi invece coltivi il mito molto americano del motore a scoppio dovrebbe scegliere come luoghi di sosta quelli immortalati nel celebre film d’animazione della Pixar, “Cars” che rievoca a cartoni il mito della “Mother road“. Gli autori del film hanno preso molti degli aspetti più significativi del mondo della Road 66 e delle soste potrebbero essere cadenzate in quelle cittadine che sembrano più avvicinarsi al mondo del motore a stelle e strisce: Amboy, CA, Seligman, AZ, Gallup, NM, o Baxter Springs, KS.

Una sosta al motel

Infine i vecchi motel sono parte integrante dell’immaginario che si è sviluppato intorno ad un viaggio sulla Route 66: li troverete disseminati lungo tutto il percorso. Tucumcari in New Mexico una volta era conosciuta per la sua lunga fila di motel affacciati sulla Route 66 mentre alcuni indirizzi celebri dell’epoca resistono come il Blue Swallow Motel, uno dei più famosi sulla strada.

Altri invece sono stati recuperati e trasformati in alberghi di ottimo livello come la Posada a Winslow, in Arizona, e Fonda a Santa Fe. Ma sono solo alcuni: il bello della Route 66 è che non si ferma mai. E la sua storia va avanti.

Guida delle Isole Vergini Britanniche: fare surf tra i galeoni

Guida di Saint Barth, i Caraibi francesi amati dai miliardari

Trackback from your site.

Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora i salumi italiani, il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici e rimani sempre aggiornato!