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Guida di Kythera, cosa vedere tra i villaggi e le spiagge dell’isola greca

Guida di Kythera, cosa vedere tra i villaggi e le spiagge dell’isola greca

Ha decine di villaggi ma una manciata di abitanti. E’ a pochi chilometri dalle coste del Peloponneso ma per i documenti ufficiali fa parte delle isole Ionie. Attira turisti in cerca di pace ma le sue strade sono piene della cantilena di chi parla l’inglese d’Australia. E Kythera, l’isola della Grecia dove secondo una leggenda è nata Venere. E già questa suona come una definitiva garanzia di bellezza al di la del fato che si contende il ruolo con Cipro. Al di là dei miti comunque la guida di Kythera (o Citera se la preferite chiamarla con il vecchio nome ’italiano) racchiude in se molte delle bellezze dell’Egeo. Curiosamente ancora risparmiate dalle folle di turisti in cerca di isole da colonizzare.

Castelli e rocche. Dove si parla australiano

La guida di Kythera per forza di cose parte da lontano: ed è un racconto complesso. Dopo i bizantini qui iniziarono a sbarcare frotte di pirati a cui si succedettero turchi e veneziani. Gli ultimi hanno lasciato tracce sotto forma di castelli e rocche ma poi sono arrivati anche francesi e inglesi (che hanno invece lasciato ponti): tutti, allo stesso modo, cercavano di mettere le mani su un luogo che era lo snodo per le navi e i commerci tra Oriente e Occidente, la Grecia e Creta.

Guida di Kythera

Guida di Kythera: tanti villaggi e non molti abitanti

Questo ieri. Oggi, ovviamente, non ci sono più battaglie e scaramucce ma la vita tranquilla di un’isola che nasconde anime contrapposte e ben quaranta paesi. Se pensate che i residenti stabili sono poco più di tremila capite come possano essere affollati d’inverno. A sud, si vedono paesi e scorci quasi degni delle Cicladi. Al centro, tra forre e piccoli canyon, si spalancano distese di ulivi. A nord, boschi di cipressi e di pini e case dai tetti rossi. Come dire una specie di riassunto di Grecia in pochi chilometri.

Grecia oceanica, però: si, perché come accennato in passato la gran parte degli abitanti è emigrata in Australia (che, ironicamente chiamano “The big Kythera”) ma senza tagliare il cordone ombelicale con l’isola d’origine. Ecco che quindi molti degli aussies tornano per le vacanze (anche se si tratta magari della quarta generazione) e spesso si vedono sventolare bandiere australiane o buffi cartelli che dicono di fare attenzione ai canguri. Anche se poi i paesi intorno sono greci al 100%.

Il capoluogo e la rocca

Come lo è certamente il capoluogo dell’isola, Chora, abbarbicato intorno al castello costruito dai veneziani nel 1500 con lo scopo di tenere d’occhio il mare intorno. Ancora oggi il panorama, in effetti, è da batticuore. Il paese, ai suoi piedi, è esattamente come te lo aspetti: vicoli in salita, slarghi imprevisti, case bianche e scoppi di cespugli fioriti e piazzette con placide taverne tra case squadrate e dimore quasi veneziane. Quando il sole comincia a smettere di picchiare è bello vagare tra le botteghe prima di una birra nel vento. Se siete appassionati di storia poi c’è anche un piccolo museo archeologico – ma controllate bene gli orari per non trovarvi le porte sbarrate.

Guida di Kythera: il villaggio sul mare

Scendendo verso il blu, dopo qualche tornante ,si arriva poi a Kapsali un villaggio sul mare che secondo la guida di Kythera è la località turistica perfetta. Quella dove rilassarsi al sole ma anche dove trovare taverne e locali, a due passi dalla Chora ma abbastanza lontana da apparire un luogo segreto. In realtà questo villaggio, che un tempo era il porto dell’isola, – mentre oggi offre riparo sicuro solo a barche a vela e yacht – si è molti sviluppato ma non ha perso la sua anima. Il lungomare offre posti per mangiare e dormire ma non è mai troppo affollato e l’atmosfera è sempre piacevole. A proteggerlo dall’alto, oltre al castello di Chora, c’è il candido monastero di san Giovanni scavato nelle roccia, una immagine che ricorda quella di Khozoviotissa ad Amorgos.

Dicevamo del porto di Kythera: oggi lo scalo per i traghetti è stato trasferito a Diakofti sul lato nord-est dell’isola. Dire porto spesso significa pensare ad un luogo poco elegante, inquinato, di certo non armonioso. Diakofti, invece, è proprio il contrario.

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Un borgo di poche case affacciate sul mare con un mare dai colori caraibici e piatto come in una piscina, una spiaggia di sabbia, un paio di bar e una taverna. E qualche casa dove affittare delle stanze. Sembra poco ma è moltissimo: stesi al sole si guarda il lento balletto dei traghetti che arrivano su un isola di fronte collegata con un ponte e ci si rilassa. Un consiglio: se volete mangiare con il tavolo a non più di 20 cm dallo sciabordio del mare questo è il posto giusto.

Il fiordo e il villaggio bianco

Un altro villaggio dove le case e il mare si sfiorano è Avlomonas, un minuscolo insediamento che fu di pescatori e che ora accoglie i turisti. Ma senza risentirne troppo: in estate ci sono due bar, tre taverne e un minimarket. D’inverno ha 18 abitanti. Lo scenario però è da innamorarsi: qualche decina di case bianche, un piccolo fiordo che entra fino al centro del paese, i ragazzini che si tuffano e la gente che cammina perché, almeno alla sera, il piccolo centro è pedonale.

A poche centinaia di metri c’è la lunga spiaggia di Paleochori dove spesso non c’è nessuno e sugli scogli si incontra la gente del posto che raccoglie il sale rimasto in queste saline naturali. Sulla punta vicino al fiordo spicca un piccolo castello veneziano del 16esimo secolo. Serviva per controllare i pirati, oggi è solo lo sfondo per i selfie e il posto dove arrivare per brevi passeggiate dopo cena.

Le tre spiagge in fila

Più a nord, a 26 km da Chora, si trova Agia Pelagia, uno dei più antichi villaggi di Kythera e che in passato ha ricoperto il ruolo di porto principale. Qui il turismo è iniziato prima di altrove e sulla baia si trovano diversi alberghi e parecchie taverne ma il ritmo è molto lento. Come se la fretta qui non avesse mai attecchito. Il mare davanti alle case è sempre calmo e trasparente ma per fare il bagno basta seguire la strada all’inizio del paese che collega con diverse spiagge: in ordine si chiamano Firi Ammos, Lorenzou e Lagada. Passatele in rassegna e scegliete: c’è anche un piccolo bar in spiaggia con insalate e buona musica. Il resto lo fanno il sole e il vento.

La nostra guida di Kythera ci ha portato prevalentemente sul mare. Ora andiamo nell’interno. La meta è Potamos, il più grande villaggio di Kythira situato a 10 km da Agia Pelagia e 19 km da Chora. Non vi aspettate una città ma si tratta comunque del centro più importante per il commercio e lo snodo per la vita degli abitanti che ogni domenica organizzano anche un mercatino. Turisti e gente del posto si ritrova tutti qui. Voi fate come loro e fermatevi per un caffè in uno dei tanti bar e poi entrate nella chiesa di San Teodoro.

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I mulini e le cascate

Proseguendo poi si arriva ad un altro paese dell’interno. E questo, se possibile, è ancora più unico, Si chiama Mylopotamos e il nome evoca mulini sul fiume. Sembra incredibile in una terra che i mulini, da Milos a Mykonos, li ha sempre spinti con il vento. Ma qui per davvero c’è un fiume. Il cuore del paese è una piazzetta dove si trova uno splendido caffè sotto l’ombra di enormi platani ma poco più sotto gorgoglia l’acqua e c’è anche una cascata. Per arrivare si cammina una decina di minuti tra gli alberi e il frastuono delle cicale. E poi si arriva alla pozza che ovviamente per il mito era la casa di una ninfa.

Salendo oltre il villaggio si arriva ad una piccola frazione che pare disabitata con antichi edifici (e sulle pietre troneggia ancora il leone di San Marco) per poi scendere su una scogliera fino alla grotta di Agia Sophia: dentro è un bosco di stalattiti e stalagmiti e ci sono anche affreschi antichi che raccontano che questa era una chiesa. E se dentro è emozionante all’esterno il panorama è da brivido.

Come arrivare a Kythera

Il mondo più semplice per raggiungere Kythera è con l’aereo. Sull’isola c’è un aeroporto con collegamenti quotidiani con Atene. Il volo dura meno di 45 minuti. Con il bus, da Atene, si tratta di un lungo viaggio che parte dalla stazione di Kiffisos diretto a Neapoli nel Peloponneso. Col bus servono almeno sei ore. Esistono poi collegamenti dal Pireo ma si tratta di lunghi percorsi di almeno sei/sette ore. Da Neapoli invece il tratto di mare si completa in circa un’ora.

 

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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