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Isola di Ikaria: cosa vedere sull’isola del mito nell’Egeo del Nord

Isola di Ikaria: cosa vedere sull’isola del mito nell’Egeo del Nord

Prima o poi, magari versandovi con un sorriso un bicchiere di vino rosso, qualcuno sull’isola di Ikaria ve lo dirà: Atene è lontana”. Bene, in quel momento sappiate che non è di chilometri che vi parla, né di ore di navigazione e tanto meno di aerei rari e sempre pieni. No, tra qui e la capitale ci sono 150 miglia, è vero, ma Atene vista dall’isola di Ikaria è distante soprattutto perché quest’isola è diversa. E basterà, sorseggiando quel bicchiere di vino, guardarsi un poco intorno per capirlo.

isola di Ikaria

L’isola di Ikaria: a sei ore dal Pireo

Chi infatti pensa alle colline brulle delle Cicladi resterà stupito quaggiù risalendo valli invase di pinete e castagni, chi ricorda il geometrico rigore delle candide case a cubo del Dodecanneso sarà sconcertato dalle costruzioni con i tetti a punta cesellati con le lastre d’ardesia. E chi, soprattutto, pensa ad un’isola dell’Egeo nord orientale come una spiaggia con qualcosa intorno resterà a bocca aperta. Che qui, certo, le spiagge ci sono.

Ma, per quanto belle, solo loro l’accessorio, non viceversa. L’isola di Ikaria infatti pur immersa nel blu ha un cuore di roccia. Si potrebbe dire di montagna. D’altra parte le gole e le cime del monte Etheras che la attraversano arrivano a sfiorare i mille metri e la vita della gente, per secoli, si è concentrata proprio in questi paesi abbarbicati tra i tornanti. Sarà un caso ma vuole la leggenda che il nome dell’sola derivi da Icaro, il mito con le ali fragili. Anche la gente di Ikaria ha inseguito il proprio folle volo ed è salita in alto.

Il traghetto però, ovviamente, vi sbarcherà in basso, in uno dei due porti: ad Aghios Kirykos e Evdilos ormeggiano le navi che la collegano con la terraferma e le altre isole. Un traghetto tradizionale può impiegare dal Pireo quasi undici ore mentre una nave veloce se la sbriga con meno di sei. Ma una volta scesi sul molo il viaggio non sarà ancora finito. I due porti, certo, offrono sistemazioni moderne e taverne ma il meglio è più in la, dove vale la pena di cercare un comodo punto di partenza che dal blu vi porterà al verde, dal mare alla terra.

Ikaria- chiesetta sul mareLa costa nord-occidentale dell’isola di Ikaria, in questo senso, è l’ideale. Da Evdilos parte una strada tortuosa che costeggia la riva e che a intervalli di pochi chilometri si allarga in un villaggio: Kambos, Armenistis, Nas, tra un paese e l’altro si viaggia giusto per pochi minuti. In mezzo, a consigliare una sosta, le spiagge lunghe e mai troppo affollate di Messaktì e Gialiskàri, resti di templi, forti bizantini smangiati dai secoli e taverne affacciate sul blu costruite di recente per i turisti. Che a Livadi, stranezza nell’Egeo, si dilettano pure con le tavole da onda. E surf, si sa, vuol dire un popolo speciale. Oltre che vento.

Tra luglio e agosto, in particolare, il meltemi, il vento del nord, spazza il caldo e increspa il mare di Ikaria. Secondo la piccola comunità di epigoni degli hippy che da parecchi anni hanno occupato un pezzo di costa appena più a ovest, verso Nas, questa combinazione crea una atmosfera magica. Per gli altri, quelli che cercano solo un tuffo in quest’acqua trasparente, il vento è un compagno spesso invadente.

Ma seduti ai tavolini della taverna che sporge sulla scogliera, guardando il tramonto su Nas alla fine il meltemi sarà facile da addomesticare. E’ quella l’ora in cui in tutte le isole si accendono le luci e si chiudono i negozi. In tutte le isole che non sono Ikaria però.

isola di Ikaria

Solo sull’isola di Ikaria, infatti,  a differenza di altre isole della Grecia,  resiste una antica tradizione che coinvolge uno dei paesi dell’interno. A partire dalla sera le stradine di Cristos Rahes, 350 abitanti sparsi in mezzo a una pineta, fino a quel momento quasi deserte si riempiono di colpo, le taverne iniziano a carburare, la musica a ingolfare i vicoli, le botteghe ad offrire mieli e sapori. In quel momento vi tornerà in mente che Atene è lontana. E forse ringrazierete che sia così.

Qui, a più di 500 metri d’altezza, ma anche negli altri paesini appollaiati sulle montagne, normalmente la vita ha ritmi rallentati che paiono d’altri tempi. Almeno fino a quando una festa non da la carica a tutti. Sia chiaro però: non si tratta di messinscene per i turisti. Chi arriva da fuori, e parla un’altra lingua, è sempre bene accetto.

Ma i protagonisti sono loro, gli abitanti. E i loro santi. Durante l’estate, da maggio a settembre, ogni paese celebra infatti il santo patrono con feste che si chiamano panigyria. Anche non volendo è impossibile non tuffarsi in una di queste travolgenti occasioni di entusiasmo dove distese di capretti arrostiscono sul fuoco, il robusto vino rosso locale addolcisce le ritrosie e la musica fa il resto. Vi troverete a ballare con degli sconosciuti e vi sentirete un po’ Zorba. Se i vostri passi non saranno perfetti nessuno ve lo farà pesare.

Ikaria - Seichelles beachIsola di Ikaria: ruscelli e terme

Da quassù, da questi balconi di montagna sul mare, durante il giorno si abbraccia l’Egeo. E viene voglia di esplorare. I più vigorosi potranno seguire gli scandinavi e i tedeschi che si inerpicano lungo la fitta rete di sentieri ben segnalati che si dipanano tra laghetti, ruscelli e gole. Gli altri, più pigramente seguiranno la sola strada che segue la costa e sbuca sulla costa sud, a Karkinagri. Da una parte il monte, dall’altra il mare.

Unica presenza viva un faro sulla punta dell’isola. Da Karkinagri l’isola finisce. Almeno per gli umani. Per proseguire, d’estate, occorre salire su una barchetta che segue la costa e d’improvviso vi spalanca la vista su una spiaggia indecisa tra il bianco e il turchese: è stata battezzata Seychelles beach. Visto il paragone pare inutile aggiungere altri commenti sui colori del mare.

Le acque calde di Apollo

Oltre quella baia le strade riprendono a zigzagare verso l’interno di Ikaria o a carezzare la riva. Per chi cerca il mare da cartolina questo tratto di costa offre poco. Ma i greci invece qui accorrono a frotte per bagnarsi. Ma non è turismo: è medicina. A Therma le acque calde radioattive curano da millenni artriti e malattie della pelle. Il fatto che una delle fonti si chiami Apollo aggiunge fascino alla terapia. Intorno alle pozze d’acqua calda si trovano ammassate pietre colorate che spiegano, almeno in parte, il soprannome di “isola rossa“.

L’altro motivo è che qui i colonnelli, durante la loro dittatura, spedivano in esilio i dissidenti comunisti. Oltre tredicimila patirono su questa roccia di una ottantina di km e del loro passaggio, si dice, resta traccia nel carattere consapevolmente anarchico della gente. La solita frase “Atene è lontana” si spiega anche così.

Tra quelli che vennero spediti a Ikaria a pagare per una idea c’era anche il celebre musicista Mikis Thodorakis che proprio qui scrisse una canzone che parla di “onde che ci chiudono sopra scogli selvaggi”. Ora invece Panaghiotis, uno dei ragazzi che hanno aperto un volenteroso disco pub sulle colline a fianco di Armenistis, continua a ripetere che prima o poi i voli charter dovranno iniziare a planare nel piccolo scalo e portare nuova vita all’isola di Ikaria affollandola di turisti. E’ la solita storia: Atene è lontana”. Questo per qualcuno è un problema. Per molti una fortuna da tenersi stretta.

Come arrivare a Ikaria

Ikaria si può raggiungere con un volo da Atene. E questa ovviamente è la opzione più veloce. In alternativa all’aereo c’è ovviamente il traghetto che collega l’isola con il Pireo, Samos,  Mykonos e diverse altre isole. Ricordate però che i porti sono due:  Agios Kirkikos ed Evdilos. In mezzo ci sono 40 km e un’ora d’auto quindi fate attenzione.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora i salumi italiani, il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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