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Spiagge dello sbarco in Normandia: cosa vedere da Omaha ai musei

Spiagge dello sbarco in Normandia: cosa vedere da Omaha ai musei

Lo sbarco in Normandia o, se preferite, il D Day. Ognuno di noi sa di cosa stiamo parlando. E ognuno dovrebbe ricordare che l’invasione alleata della Normandia – e quindi della Francia e di conseguenza dell’Europa –  il 6 giugno 1944 non è stata solo uno dei grandi momenti della tecnica militare. Ma anche, forse soprattutto, il momento di svolta della storia degli ultimi secoli, quello che portò l’Europa fuori dalla morsa feroce dei nazisti e delle loro folli ideologie, dalla loro idea di mondo basata sul genocidio, l’oppressione. Sulla negazione dell’umanità. Ecco perché vedere le spiagge dello sbarco in Normandia vuol dire non vedere solo dei luoghi. Ma confrontarsi anche con una storia che volenti e nolenti riguarda tutti noi.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia; cosa fu il D Day

Lo sbarco sulla coste francese fu chiamato in codice “Operazione Overlord“, e ha rappresentato la più grande invasione marittima della storia. Alle prime ore dell’alba del 6 giugno 1944, sciami di mezzi da sbarco – parte di un’armata di oltre 6000 navi e battelli – arrivarono sulle spiagge della Normandia settentrionale e decine di migliaia di soldati alleati iniziarono a riversarsi sul suolo francese. La maggior parte dei 135.000 soldati alleati che sbarcarono in Francia quel giorno prese terra lungo 80 km di spiagge a nord di Bayeux: il nome in codice di quegli arenili sono  Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword.  Lo sbarco fu solo l’inizio: fu seguito da una battaglia durata settantasei giorni durante la quale gli alleati ebbero  210.000 feriti 37.000 soldati uccisi. Si ritiene che le perdite tedesche siano state circa  di 200.000 uomini mentre altri 200.000 soldati tedeschi furono fatti prigionieri. Morirono anche circa 14.000 civili francesi.

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L’importanza dello sbarco era evidente: per gli alleati occorreva stabilire un solido fronte occidentale in poche ore e a compiere questo immane sacrificio furono chiamati gli uomini delle  forze canadesi, americane e britanniche sostenute da contingenti minori di polacchi e francesi. Per riuscirvi venne preparato un progetto di  pianificazione strategica e materiale con il nome in codice di “Operazione Overlord”  che convinse i tedeschi che lo sbarco sarebbe avvenuto altrove. E il fatto che sia rimasto un segreto, viste le dimensioni dell’intervento, è quasi incredibile.

Le spiagge dello sbarco in Normandia

Le spiagge dello sbarco in Normandia : Omaha e le altre

I siti di sbarco si trovano sul tratto di costa compresa tra il Pegasus Bridge a est e Sainte-Mère-Église a ovest. Oggi, questo tratto della costa della Manica in Normandia è tornato ad essere una distesa di spiagge sabbiose dove si rincorrono i  bambini e dove gli amanti del sole inseguono la tintarella ma ovunque andiate ricordate quei terribili giorni e il terribile bilancio di vite spezzate che ha comportato. Non sarà tra l’altro difficile: il “Vallo Atlantico“, l’insieme delle fortificazioni volute da  Hitler è ancora  molto evidente e si ritrova nei bunker che ancora spuntano  e nelle costruzioni in cemento che lentamente hanno finito per essere inglobate in parte dalla sabbia così come nei diversi musei e luoghi dedicati alla battaglia.

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In ognuna infatti delle spiagge dello sbarco in Normandia ci sono monumenti e memoriali per coloro che hanno combattuto e sono morti, e ogni museo fornisce un tassello per ricostruire la storia. Per questo non si tratta solo di  attrazioni turistiche ma meritano l’attenzione di ogni generazione:  molti  hanno ricostruzioni ben progettate, riproducono realisticamente scene e mostrano in video o con modelli ​​come funzionavano le attrezzature. Ci sono insomma un sacco di  cose da fare e da vedere: i visitatori possono salire a bordo di un’imbarcazione da sbarco dell’epoca,  entrare in un aliante, esplorare un  bunker cavernoso e buio o capire quali trappole si nascondessero tra le dune. Oppure, semplicemente,  si può stare in silenzio sulle spiagge cercando di immaginare quanto dolore e violenza abbia visto quella sabbia oggi cosi piacevole e accogliente.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia: il memoriale di Caen

Un buon punto di partenza per visitare le spiagge dello sbarco in  Normandia è il Caen Memorial Center, dove non solo si può avere  una panoramica della battaglia nel suo insieme ma anche provare a capire cosa sia stato quel momento per le persone che vi hanno preso parte e ne sono rimaste  travolte. Il museo inizia  la sua ricostruzione con gli anni ’20 e spiga come si è arrivati alla Seconda Guerra Mondiale chiarendo  il contesto storico di quegli anni.  Si prosegue poi esponendo le caratteristiche degli eserciti che si sono affrontati arrivando però anche a sbirciare nel personale dei soldati grazie a lettere e resoconti personali. Un’attenzione speciale è poi ovviamente posta sulla battaglia di Normandia: un eccellente film di 19 minuti documenta questa battaglia con filmati storici originali che ne fanno capire la durezza e la grandezza.

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Per capire cosa sia successo sulle spiagge dello sbarco in Normandia occorre però guardare altrove: ovvero al Pont de Bénouville passato alla storia come  Pegasus Bridge. Questo perché   10 minuti dopo la mezzanotte del 6 giugno, il primo paracadutista è atterrato a est di Ouistreham e dieci minuti dopo sei alianti sono atterrati sulle rive  del Canale di Caen con 45 uomini. Gli attacchi successivi hanno fatto arrivare alle spalle delle spiagge un totale di 6.000 uomini della 6ª Divisione aviotrasportata britannica con rifornimenti e armi. La loro missione era quella di tenere il ponte Pegasus per impedire ai rinforzi tedeschi di raggiungere  le coste dove stava per sbarcare il grosso delle forze alleate. Il ponte attuale assomiglia molto all’originale, che si può vedere al Pegasus Bridge Museum, sul lato di Bénouville del canale, dove c’è anche una replica a grandezza naturale di un aliante e una sezione di uno degli originali mezzi utilizzati nell’atterraggio. Il Café Gondrée, la prima casa in Francia ad essere liberata, sul lato del canale di Ouistreham, è ora una sala da tè e un negozio.

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A breve distanza a est del Pegasus Bridge, nel paese di Merville-Franceville, si trovava la batteria di Merville formata da molti bunker che resistettero ai ripetuti attacchi aerei alleati. La posizione fu finalmente presa dai paracadutisti britannici, ma le strutture rimasero intatte tanto che si possono visitare ancora vivendo una ricostruzione molto realistica di quello che accadde allora.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia: Sword Beach

La spiaggia dello sbarco più orientale durante il D-Day si trova dove, oggi, arrivano i traghetti da Portsmouth, in Inghilterra. Qui si trova un piccolo porto di pesca ma ai tempi della guerra questo era uno dei luoghi dove il Vallo Atlantico era più imponente con bunker cadenzati ogni cento metri  e spiagge disseminate di mine e trappole. Gli inglesi e un contingente di soldati della Francia Libera sbarcarono alle 7.30 del 6 giugno e due ore dopo riuscirono a prendere il Casinò che ospitava la sede del comando tedesco. Rimaneva da conquistare un bunker fortificato che fu teatro di aspre battaglie mentre oggi è uno dei musei più interessanti  dell’intera costa visto che all’interno sono stati stato ricreati l’aspetto  e i contenuti di ogni stanza lungo i suoi sei piani, tra cui il posto di osservazione che offre una vista a 360 gradi su Sword Beach. Usando attrezzature e arredi reali, il bunker descrive la vita quotidiana dei soldati di stanza qui, mentre dirigevano il fuoco dalle batterie che coprivano l’ingresso dell’Orne e del canale. Altre esposizioni raccontano  l’estensione e la caratteristiche del Vallo Atlantico.

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Sulla spiaggia, che oggi è una rilassante distesa di ombrelloni e piste da go kart si trova anche però un monumento che ricorda il D Day e un museo dedicato alla unica forza francese che ha preso parte alle battaglie sulle spiagge dello sbarco in Normandia.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia: Juno Beach

La costa nella zona di Courseulles-sur-Mer e delle cittadine vicine non si prestava per la sua conformazione ad uno sbarco in forze. Si rese necessario quindi un diversivo che venne affidato ai commandos canadesi che arrivarono per primi, in piccoli gruppi, per rendere inoffensive le batterie tedesche che coprivano quel tratto delle spiagge dello sbarco in Normandia. Mentre i commandos operavano arrivarono poi anche altre truppe sostenute da carri armati che puntarono a conquistare un vicino aeroporto tedesco. Fu una battaglia cruenta ma alle 17 la cittadina di Courseulles-sur-Mer era liberata. Per ricordare tutto questo è stato allestito il centro dedicato a Juno Beach che raccoglie materiali di vario genere e anche filmati che raccontano il contributo dato dai canadesi allo sbarco.

Non solo: da aprile a ottobre, vengono organizzate visite guidate ai resti del Vallo Atlantico, che permettono di esplorare i bunker e le gallerie che conducono al posto di comando sotterraneo mentre i resti dei bunker sulla spiaggia, pesantemente danneggiate dalle bombe, si visitano in modo autonomo. Un dettaglio: alla fine della spiaggia, sul lato ovest, c’è una croce di Lorena che ricorda che in quel punto Charles de Gaulle sbarcò di nuovo in Francia il 14 giugno 1944, dopo l’esilio autoimposto in Inghilterra seguito alla invasione tedesca del paese nel 1940. All’altra estremità della spiaggia, un carro armato Sherman recuperato nel 1970, a più di un miglio dalla spiaggia, è stato trasformato in un monumento al valore dei ranger canadesi.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia Arromanches e il suo porto

Proseguendo il nostro viaggio tra le spiagge dello sbarco in Normandia arriviamo ad Arromanches: dove dal nulla venne costruito un porto. La mancanza di zone attrezzate per lo scarico dei mezzi e gli ormeggi fu un grosso ostacolo per le truppe alleate che, se da una parte potevano contare sull’effetto sorpresa, dall’altro non avevano infrastrutture adeguate a una simile massa di mezzi e uomini. Per questo si decise di costruire un porto artificiale: enormi cassoni di cemento furono rimorchiati attraverso il canale della Manica e affondati a poca distanza dalla costa per creare una diga e un porto dove fare attraccare le navi: quindi lunghe strade galleggianti e sospese sono state assemblate dai genieri per permettere di scaricare i carri armati e le attrezzature. Resti di questo porto in scatola di montaggio possono essere visti ancora oggi ad Arromanches, dove le forze britanniche sbarcarono sotto un fuoco di sbarramento terribile. Nonostante le pesanti perdite, alle 16 del 6 giugno i primi carri armati britannici iniziarono a sbarcare qui. Al momento in cui il porto venne abbandonato, visto che nel frattempo era stato preso il porto di Cherbourg, più di 500.000 tonnellate di attrezzature e rifornimenti erano arrivati in Francia passando da questo bacino artificiale.Spiagge-dello-sbarco-in-Normandia

Il Museo del D-Day non solo rende omaggio alle forze britanniche e agli altri alleati nella Battaglia di Normandia, ma illustra il funzionamento del porto artificiale attraverso modelli in scala funzionanti, completi di dettagli animati che ricostruiscono anche il flusso delle maree. Appena ad ovest di Arromanches, a Longues-sur-Mer, è possibile poi visitare sezioni ancora conservate del Vallo Atlantico tra cui una batteria e quattro casematte, ognuna delle quali conteneva un pezzo di artiglieria da 150 mm.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia: la mitica Omaha beach

Lo sbarco nella zona di Omaha Beach da subito apparve evidente che sarebbe stato difficile. E che sarebbe costato un prezzo terribile. La riprova arriva dal fatto che alla fine del primo giorno gli americani avevano già perduto 3.000 uomini, con altrettanti feriti o dispersi. Una carneficina che tuttavia permise di aprire uno stretto varco da cui passarono le prime truppe. Un luogo che ha richiesto un tale tributo di sangue è stato scelto per ospitare un cimitero americano, dove 9.386 tombe sono contrassegnate da lapidi in marmo bianco perfettamente allineate a poca distanza da un memoriale e da una piattaforma che domina la spiaggia.

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Sempre in questo tratto di costa si trova il Museo Overlord che ospita circa 10.000 reperti tra cui veicoli, carri armati e cannoni che fanno capire la enorme potenza delle forze in campo e riproduce alcuni momenti di quella battaglia che aprì la strada alla liberazione di Parigi. Effetti sonori e luminosi si aggiungono alla mostra di equipaggiamenti e mezzi autentici, rendendo le scene ricostruite ancora più realistiche. Il museo è adatto anche per i visitatori più giovani, con mostre e percorsi dedicati che rendono la storia comprensibile e di sicuro impatto.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia: Pointe du Hoc

Il D Day è stato una immane tragedia. E questo è evidente. Ma per averne una percezione ancora più forte si deve andare in cima alle scogliere di Pointe du Hoc. L’intera falesia è infatti costellata di crateri di bombe e ci sono i resti delle enormi batterie distrutte quando sono state fatte brillare facendo esplodere le rocce in cui erano nascoste. Guardando dall’alto delle scogliere, alte decine di metri, si può immaginare quale sia stato il coraggio dei rangers americani che si sono arrampicati fino in cima dopo essere sbarcati sulla stretta spiaggia sottostante alle 6.40 del 6 giugno. Tutto è rimasto come allora e questo è il luogo di sepoltura per tanti uomini che giacciono ancora sotto le rocce che erano un luogo strategicamente fondamentale: questo era il punto più alto in questo tratto delle spiagge dello sbarco in Normandia e quindi da qui si potevano colpire le truppe che sbarcavano sia a Omaha sia ad Utah.

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Proprio Utah beach è un altro dei punti fondamentali del Giorno più lungo: in questo tratto di costa sbarcò il 4° Fanteria americano che ebbe la fortuna di trovare la marea bassa e la gran parte delle difese già distrutte dal fuoco degli aerei e delle navi al largo. Questa relativa tranquillità permise loro di sbarcare con maggiore sicurezza nonostante la presenza di ostacoli piazzati sulla battigia e che in parte sono ancora visibili. Tra le cose da vedere poi c’è il Museo dello Sbarco che comprende un ex bunker conservato ma soprattutto un bombardiere B26 originale e un LVT-2, un mezzo da sbarco sopravvissuto usato per scaricare le merci dalle navi sulla riva. La mostra, anche in questo caso, è decisamente ben strutturata e permette di capire cosa accadde qui in quei giorni e quali furono gli eventi che ne seguirono: non a caso si trova qui la pietra miliare Zero che segna l’inizio di quella che è stata chiamata Liberty Road, ovvero il percorso seguito dale truppe alleate dalle spiagge dello sbarco in Normandia fino a Bastogne, in Belgio.

Il vicino Crisbecq Battery Museum è un museo in parte all’aperto che unisce  21 bunker tedeschi che facevano parte del Vallo Atlantico. Erano (e sono ancora) collegati da una rete di trincee, e alcuni dei bunker contengono dei diorami che mostrano la vita quotidiana dei soldati nella batteria.

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Le spiagge dello sbarco in Normandia: la prima città liberata

Infine per concludere il nostro viaggio nei luoghi dello sbarco vale la pena di andare a Sainte-Mère-Église dove scesero a terra i paracadutisti delle 82° e 101° divisioni aviotrasportate. Il loro compito era quello di stabilire una fronte avanzato nell’entroterra per proteggere il territorio liberato e impedire il ritorno in forze delle truppe tedesche.

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La drammatica storia della loro missione quasi suicida è ben raccontata nel Museo che ricostruisce alcuni degli avvenimenti che qui si sono succeduti e che hanno reso Sainte-Mère-Église la prima città della Normandia a essere liberata: erano le 4.30 del mattino quando la bandiera americana fu issata sulla cittadina. Qui si ricorda ancora quando gli abitanti furono svegliati dai rombi delle armi e videro il paracadutista John Steele sospeso con il suo paracadute al campanile della chiesa mentre molti oggetti dell’epoca, tra cui un Dakota C-47 fanno rivivere quegli eventi lontani nel tempo. Ma non nella memoria: se la nostra Europa è quella che conosciamo lo si deve in gran parte alla fatica e al sangue di coloro che passarono il mare. E arrivarono a calcare la sabbia delle spiagge dello sbarco in Normandia.

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Giornalista professionista, è responsabile delle pagine di viaggi e turismo del quotidiano Gazzetta di Parma. Da tempo è convinto che l'unica parte spiacevole di ogni viaggio sia preparare la valigia. Ha scritto - e fotografato - per Panorama Travel, Viaggiando, That’s Italia, Corriere.it, I viaggi di Repubblica, Ilturista.info. Adora il mare della Grecia, le birre belghe, i romanzi americani e le moto tedesche.

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